Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Rapporti interordinamentali e controlimiti

Oggetto della presente indagine è l’analisi dei rapporti tra l’ordinamento comunitario e l’ordinamento nazionale.
Entrando nel vivo dell’elaborato, occorre precisare che l’esposizione si suddivide in quattro capitoli, ai quali corrispondono altrettante aree tematiche: nel primo capitolo, è stata presa in considerazione la giurisprudenza della Corte costituzionale relativa ai rapporti con l’ordinamento dell’Unione europea.
In particolare, ci si soffermerà sulla elaborazione, ricostruzione e metamorfosi della categoria dei controlimiti, vera e propria pietra angolare dello studio de quo .
La trattazione proseguirà poi – nel secondo capitolo – con il centrale tema del rapporto tra la Corte costituzionale e la Corte di giustizia della Comunità europea, il quale − proprio recentemente − sembra evolversi nel senso di una maggiore apertura al dialogo grazie all’ordinanza dei giudici costituzionali n. 103 del 2008.

Definito da autorevole dottrina uno “strumento di preziosa collaborazione” , il rinvio in questione rappresenta – come poi si preciserà in seguito – la chiave di volta dei rapporti interordinamentali, in una prospettiva di piena tutela dei diritti fondamentali del nostro ordinamento.
Con l’avvertenza che di “controlimiti” veri e propri si parla solo con riferimento ai rapporti tra Unione europea e ordinamento interno, si passerà poi all’analisi del rapporto tra la Corte costituzionale e la Corte europea dei diritti dell’uomo, necessaria per comprendere pienamente l’importanza di una comunicazione di tipo dialogico tra le Corti.
Infine, il quarto capitolo è dedicato all’analisi dei rapporti tra le Corti europee di altri Stati membri e l’ordinamento comunitario.
Diverse sono le posizioni degli Stati membri rispetto al problema dei rapporti interordinamentali; tuttavia, è certo che il confronto non può che essere uno stimolo alla crescita dell’integrazione, favorendo un’interazione produttiva tra le giurisdizioni europee e quelle nazionali .

Mostra/Nascondi contenuto.
1 INTRODUZIONE Oggetto della presente indagine è l‟analisi dei rapporti tra l‟ordinamento comunitario e l‟ordinamento nazionale. È necessario precisare che la costruzione di un ordinamento giuridico europeo – tuttora in itinere – è frutto di un processo graduale, iniziato nel 1957 con la firma a Roma dei Trattati istitutivi della CEE (Comunità economica europea) e dell‟EURATOM. Tuttavia, tale percorso non può ancora considerarsi concluso. Un primo arresto dell‟integrazione europea si era verificato con la bocciatura del Trattato costituzionale da parte della Francia e dei Paesi Bassi 1 . In seguito al vertice di Bruxelles del giugno 2007 si era però arrivati ad un nuovo accordo che si era concretato nella firma del Trattato di Lisbona il 13 dicembre 2007 2 . Anche in questo caso il sistema referendario era stato foriero di un blocco nell‟evolversi del processo di integrazione comunitaria, in virtù del no dell‟Irlanda. 1 Il processo di ratifica si è infatti interrotto quando il 54,7 % dell‟elettorato francese ha scelto di non sottoscrivere il Trattato. Tramite referendum si è espressa anche l‟Olanda, attestandosi anch‟essa su posizioni negative rispetto all‟entrata in vigore del Trattato. 2 L‟obiettivo, di fatto poi rimasto sulla carta, era di farlo entrare in vigore prima delle elezioni europee del 2009.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Valeria Salmaso Contatta »

Composta da 177 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2626 click dal 01/03/2011.

 

Consultata integralmente 9 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.