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Il microcredito nei Paesi industrializzati e nei Paesi in via di sviluppo: un passo verso l'emancipazione femminile.

Informazioni tesi

  Autore: Ylenia Casale
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Francesco Perrini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 44

Il microcredito è considerato sempre più rilevante all’interno delle strategie delle MFI e delle istituzioni non-profit in tutto il mondo; per questo, modalità di implementazione differenti devono essere pensate per approcciarsi a diversi contesti socio-culturali. Interessante è comprendere, analizzando alcune esperienze significative, come varia il suo impatto sull’empowerment femminile nei diversi Paesi.

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2 ABSTRACT Il microcredito è considerato sempre più rilevante all’interno delle strategie delle MFI e delle istituzioni non-profit in tutto il mondo; per questo, modalità di implementazione differenti devono essere pensate per approcciarsi a diversi contesti socio-culturali. Interessante è comprendere, analizzando alcune esperienze significative, come varia il suo impatto sull’empowerment femminile nei diversi Paesi. INTRODUZIONE: PRESENTAZIONE DELL’ANALISI “Più si ha, più è facile avere”, “se non si ha niente non si ottiene niente.” 1 Queste le parole di Mohammad Yunus quando descrive il principio cardine sul quale ruota il sistema creditizio. L’ostacolo sembra insormontabile: o si hanno delle garanzie oppure sarà impossibile accedere al credito tradizionale. E i poveri? I diseredati? Le donne? La microfinanza da loro la speranza di lottare contro la propria precaria condizione. Le realtà e la necessità hanno spinto persone come Yunus a contrastare il caposaldo del sistema bancario: la garanzia; li hanno indotti a sperare e ad avere fiducia, fino ad ottenere risultati strabilianti dal punto di vista personale, sociale, imprenditoriale ed economico. Parlare di povertà non significa necessariamente parlare di Terzo Mondo. La povertà è un fenomeno che ci circonda anche se, a volte, poco percepibile agli occhi poiché nascosto dietro le religioni, le culture, le società patriarcali e anche dietro le paure. Le paure delle donne che non si sono mai permesse di esprimere il proprio parere riguardo alle decisioni famigliari, che non osano chiedere il permesso al marito, al padre o al fratello per uscire di casa e che non hanno mai amministrato nemmeno la minima quantità di denaro necessaria per acquistare i beni di prima necessità. Le paure delle donne socialmente escluse sotto il profilo finanziario e lavorativo, anche a dispetto di diritti costituzionali quali salute e istruzione. Le paure di queste donne per la sorte dei loro figli, disposte a tutto per sfamarli. Contestando una secolare concezione colpevolista che imputa ai poveri, almeno in parte, le cause della loro miseria, Yunus nega che essi siano una massa inerte: il solo fatto che riescano a sopravvivere, nonostante le avversità, dimostra che si tratta di persone creative e capaci. L’aiuto al povero, quindi, deve esser ripensato affinché si riduca la diseguaglianza di opportunità concesse ai poveri ed ai ricchi, agli uomini ed alle donne; deve diventare una soluzione “alternativa” che permetta ai poveri, in 1 Muhammad Yunus, Il banchiere dei poveri, Feltrinelli, 2007, p.81.

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