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Outdoor Training. Un metodo formativo per apprendere in modo esperienziale ed innovativo.

L’obiettivo di tale lavoro di tesi è stato quello di dimostrare come un apprendimento di tipo esperienziale possa rivelarsi particolarmente efficace nell’ambito della formazione aziendale, in particolar modo per quanto riguarda l’acquisizione e lo sviluppo di quelle “competenze trasversali” definite dall’ISFOL come un “vasto insieme di abilità della persona, non connesse ad una specifica attività o posizione lavorativa, relative ai processi di pensiero e cognizione, alle modalità di comportamento nei contesti sociali e di lavoro, alle sue modalità e capacità di riflettere e di usare strategie di apprendimento e di auto-correzione della condotta”.
Le competenze trasversali comprendono l’abilità di diagnosi, di relazione, di comunicazione, di problem solving, di decisione; in generale includono tutte quelle caratteristiche personali dell’individuo che entrano in gioco quando egli si attiva di fronte alle richieste dell’ambiente organizzativo e che, insieme alle conoscenze tecnico-professionali, sono ormai ritenute essenziali per il raggiungimento di una prestazione lavorativa efficace. Per sviluppare queste soft skills è necessario fare riferimento ad una nuova tipologia di formazione, un nuovo approccio didattico che proponga ai discenti delle esperienze significative che vadano ad incidere attivamente sulla loro sfera emotiva, sul loro profilo caratteriale.
Tra le varie metodologie formative che concepiscono l’esperienza pratica del discente come principale fattore di apprendimento, si è scelto di analizzare, in tale sede, il metodo recentemente approdato nel mercato della formazione aziendale: L’outdoor training.
L'outdoor training, rispetto ad altri metodi formativi esperienziali, presenta forti elementi di innovazione: esso rivoluziona non solo l’ “approccio all’apprendimento”, basato su attività fisiche ed esercitazioni di gruppo emotivamente impattanti, ma anche i “luoghi dell’apprendimento”, il più delle volte ambienti open-air, a stretto contatto con la natura.
Il lavoro di seguito presentato è stato suddiviso in due parti.
La prima parte si articola in due capitoli e presenta l’impostazione teorica alla base della ricerca svolta.
Nel primo capitolo si mettono in luce quelle che sono le caratteristiche principali dell’outdoor training e le fondamenta pratiche e teoriche all’origine del metodo: il contributo di John Dewey e le sue teorie per un nuovo modello di apprendimento esperienziale, l’ “Outward Bound Programme” di Kurt Hahn, la metodologia del “T-Group” di Kurt Lewin, il metodo dell’ “Action Learning” di Reginald Revans.
Il secondo capitolo ruota attorno al tema della formazione aziendale e delle “competenze trasversali”, rese note nel 1973 da David McClelland.
Fu lo studioso che, attraverso una lunga serie di indagini empiriche, giunse a dimostrare come una prestazione eccellente sul luogo di lavoro potesse essere ricondotta non solo alle conoscenze tecnico-professionali e specialistiche, o al quoziente intellettivo del dipendente, ma anche e soprattutto ad una serie di soft-skills come la personalità, la motivazione, l’immagine e la concezione che l’individuo ha di sé, ovvero i tratti intrinseci e durevoli del soggetto.
La seconda parte della tesi presenta un insieme di testimonianze raccolte attraverso l’intervista di alcuni osservatori privilegiati.
Il terzo capitolo ha come oggetto l’analisi di un’intervista semi-strutturata realizzata ad una esperta nel campo della selezione e della formazione di risorse umane.
L'obiettivo è stato quello di cogliere il personale punto di vista e le opinioni di una formatrice italiana attiva nel campo della formazione esperienziale per capire più da vicino come è possibile applicare nuovi programmi di addestramento delle risorse umane e qual è l'attuale posizione del metodo outdoor all'interno del mercato italiano della formazione aziendale.
In particolare, si è fatto riferimento ad una concreta esperienza di outdoor training: il “Polistudio Rugby Day”, una giornata di formazione che sfrutta le valenze educative del rugby, organizzata dalla formatrice intervistata per i dipendenti di Polistudio, una società di Rovigo.
Il quarto ed ultimo capitolo è destinato ad approfondire il “caso Polistudio”. Attraverso l'intervista all’HR Manager della società si individuano quelle che sono state le motivazioni alla base della scelta formativa realizzata, gli obiettivi che con essa si intendevano raggiungere e i risultati effettivamente conseguiti.

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6 INTRODUZIONE L‟obiettivo di tale lavoro di tesi è stato quello di dimostrare come un apprendimento di tipo esperienziale possa rivelarsi particolarmente efficace nell‟ambito della formazione aziendale, in particolar modo per quanto riguarda l‟acquisizione e lo sviluppo di quelle “competenze trasversali” definite dall‟ISFOL come un “vasto insieme di abilità della persona, non connesse ad una specifica attività o posizione lavorativa, relative ai processi di pensiero e cognizione, alle modalità di comportamento nei contesti sociali e di lavoro, alle sue modalità e capacità di riflettere e di usare strategie di apprendimento e di auto- correzione della condotta” 1 . Le competenze trasversali comprendono l‟abilità di diagnosi, di relazione, di comunicazione, di problem solving, di decisione; in generale includono tutte quelle caratteristiche personali dell‟individuo che entrano in gioco quando egli si attiva di fronte alle richieste dell‟ambiente organizzativo e che, insieme alle conoscenze tecnico-professionali, sono ormai ritenute essenziali per il raggiungimento di una prestazione lavorativa efficace. Ma tali capacità, a differenza di quelle tecnico-specialistiche che possono essere acquisite dall' “esterno” attraverso tradizionali percorsi formativi scolastici o aziendali, si configurano come una caratteristica “intrinseca” dell‟individuo, come parte integrante e durevole della sua personalità. Per sviluppare queste soft skills, in particolar modo quelle di tipo comportamentale e relazionale, è necessario fare riferimento ad una nuova tipologia di formazione, un nuovo approccio didattico che proponga ai discenti delle esperienze significative che vadano ad incidere attivamente sulla loro sfera emotiva, sul loro profilo caratteriale. Tra le varie metodologie formative che concepiscono l‟esperienza pratica del discente come principale fattore di apprendimento, si è scelto di analizzare, in tale sede, il metodo dell‟ “outdoor training”, un metodo recentemente approdato nel 1 Di Francesco G. (a cura di), ISFOL – “Competenze trasversali e comportamento organizzativo”, in “Kanbrain. Competenze trasversali, competenze per il futuro”, Guerini Studio, Milano, 2003, (p.58).

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Interfacoltà Scienze Statistiche e Scienze della Comunicazione

Autore: Caterina Messana Contatta »

Composta da 141 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.