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Centri di identificazione e espulsione: tra esigenze di ordine pubblico e tutela dei diritti

Informazioni tesi

  Autore: Luna Bosso
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Alessandra Algostino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 186

Descrizione e storia dei centri di identificazione e espulsione in Italia. Compatibilità con diritto costituzionale, comunitario e internazionale. Comparazione con centri di detenzione amministrativa in Regno Unito, Francia, Germania, Malta e Libia

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4 INTRODUZIONE I “centri di identificazione e espulsione” o, piø propriamente, di detenzione 1 amministrativa per stranieri in attesa di espulsione sono stati introdotti nel nostro ordinamento con l’art. 12 della legge del 1998 n.40, come strumento atto a consentire o facilitare le espulsioni amministrative. Le diverse leggi che negli anni hanno modificato diversi aspetti di queste strutture omettono di definirne la natura e di descriverne le caratteristiche; sono riportate solo indirettamente alcune indicazioni di carattere generale, riguardanti la gestione e le modalità di trattenimento nei centri. La scarsa visibilità e la mancanza di informazioni sui centri hanno contribuito a creare confusione sulla loro funzione; spesso vengono scambiati per strutture di assistenza per migranti appena giunti nel nostro paese, solitamente dopo una terribile traversata su gommoni nel Mediterraneo, mentre in realtà rappresentano la scelta dell’Italia (e di tutta l’Europa) di affidare il governo dell’irregolarità in via esclusiva allo strumento dell’espulsione, di non concepire altri metodi di trattare il problema dei migranti che arrivano nel territorio senza i documenti necessari, che li identifichino come “regolari” e quindi appartenenti a quel circuito di legalità nel quale gli “irregolari” non possono aspirare ad entrare 2 . Le principali argomentazioni alla base dell’istituzione dei centri di detenzione amministrativa in Italia alla fine degli anni ’90 erano sostanzialmente due: l’intenzione di dimostrare un effettivo impegno nella lotta all’immigrazione clandestina , e la necessità di accogliere le richieste dell’Unione Europea in relazione agli accordi di Schengen. 1 La dicitura “detenzione” non vuole sottolineare una polemica nei confronti di tali istituzioni, bensì rappresenta il termine piø corretto in relazione ad esse, utilizzato in tutta Europa. 2 Miraglia F., CPT: utili o inutili? In Studi sulla questione criminale n°1/2007, pag. 65

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Parole chiave

centri di detenzione amministrativa
centri di identificazione e espulsione
cpt
diritti dei migranti

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