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Analisi della radiazione elettromagnetica emessa da elettrodotti e impianti fissi per teleradiocomunicazione

La radiazione elettromagnetica emessa da linee elettriche (elettrodotti), e da impianti fissi per telecomunicazioni (Ripetitori Radio-tv e stazioni radio base per telefoni cellulari); possibili effetti sanitari sull'uomo; modelli previsionali di analisi.

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8 INTRODUZIONE La possibile pericolosità dei campi elettromagnetici è emersa nel secondo dopoguerra, come conseguenza dello sviluppo delle applicazioni di questo agente fisico, all'inizio soprattutto in ambito militare (radar e telecomunicazioni). La diffusione nei Paesi industrializzati delle applicazioni civili dei campi elettromagnetici (telecomunicazioni, controllo del traffico aereo, processi industriali, diagnosi e terapia medica, per citarne solo alcune) e l'utilizzo di tecnologie che in qualche modo li producono e li diffondono accidentalmente nell'ambiente (trasmissione dell'energia elettrica, per esempio), hanno determinato un significativo aumento della loro presenza sul territorio, provocando una reazione di preoccupazione nella popolazione esposta. Sul piano sanitario, i primi effetti dannosi riportati come conseguenza dell'esposizione ad intensi campi elettromagnetici sono stati di tipo termico, con il surriscaldamento di alcuni organi bersaglio particolarmente vulnerabili (cristallino, gonadi). Dal punto di vista normativo, si sono delineate due scuole di pensiero. La prima, tipica dei Paesi occidentali, vede in questi effetti termici l'unico meccanismo di azione dei campi elettromagnetici e porta quindi a normative miranti a difendere gli esposti da eccessivo riscaldamento locale o sistemico. La seconda, diffusa in URSS ed in alcuni Paesi dell'est europeo, da credito all'esistenza di una multiforme casistica di effetti non termici, consistenti principalmente in disturbi più o meno soggettivi, ricondotti in genere ad alterazioni del sistema nervoso che sembrano conseguenti ad una esposizione prolungata a campi elettromagnetici di livelli anche molto bassi; questo approccio conduce a fissare soglie di sicurezza notevolmente più basse di quelle termiche (anche 1000 volte, in termini di potenza). Attualmente, essendo fallito qualunque tentativo di accertare scientificamente e descrivere quantitativamente gli effetti non termici, non è rimasta praticamente più traccia di questa seconda impostazione e le norme di sicurezza emanate dalle varie istituzioni internazionali si riferiscono unicamente agli effetti termici, o comunque agli effetti acuti dei campi elettromagnetici. Esiste un'altra problematica che la ricerca scientifica non ha finora potuto dirimere definitivamente,che recentemente ha riscosso molto interesse nei media e nell'opinione pubblica; si tratta della possibilità che le esposizioni croniche ai campi elettromagnetici, anche di basso livello, possano favorire l'insorgere di alcune patologie tumorali. Questa situazione ha finito col generare nella popolazione una notevole e comprensibile apprensione nei confronti dei campi elettromagnetici; ad acuire la preoccupazione hanno talvolta contribuito i mezzi d’informazione, scegliendo di cavalcare il diffuso allarmismo nell’opinione pubblica. Ma perché i Campi Elettromagnetici fanno più paura d'altri agenti più inquinanti i cui effetti sono riconosciuti molto più gravi? Ciò deriva probabilmente dai seguenti elementi essenziali: • • • i campi elettrici e magnetici viaggiano non danno nessuna percezione sensoriale; • • • il rapido sviluppo dei sistemi di teleradiocomunicazione ha portato nelle nostre città un forte e consistente aumento di impianti, avvenuto in assenza di una qualsiasi normativa nazionale che fissasse un regime autorizzativo per l’installazione nonché limiti di esposizione per la popolazione; tale numero

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Daniele Bontempelli Contatta »

Composta da 184 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1966 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.