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Pianificazione e partecipazione - Il caso del ponente genovese

Informazioni tesi

  Autore: Roberto Ferrara
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Interfacoltà (architettura-ingegneria)
  Corso: Urbanistica e scienze della pianificazione territoriale e ambientale
  Relatore: Luigi Lagomarsino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

L’elaborato tratta il tema della pianificazione partecipata, ossia l’inclusione degli abitanti di un luogo all'interno dei processi decisionali che determinano le trasformazioni sul territorio. Si tratta di una pratica che ricolloca il cittadino in primo piano nella conoscenza, nella gestione e nella cura del proprio territorio ed al tempo stesso colma nella pianificazione le lacune lasciate dall’ente pubblico che, oramai molto meno potente in termini economici rispetto al passato, spesso non riesce più a gestire in maniera coerente e proficua l’iniziativa dei privati. Per questi motivi, nella nostra epoca, in cui ci si sta faticosamente e lentamente avviando verso grossi cambiamenti, la pianificazione partecipata rappresenta uno dei punti di svolta verso il nuovo tipo di pianificazione del territorio che si va delineando.

La tesi è suddivisa in cinque sezioni e si propone di realizzare un percorso tematico che possa inquadrare la pratica della pianificazione partecipata nel contesto attuale e possa descriverne, attraverso numerosi esempi, le diverse modalità con cui essa prende forma.

La prima sezione rielabora, con l’aggiunta di diverse integrazioni di altri autori e riflessioni personali, la tesi esposta da Alberto Magnaghi ne “Il progetto locale”, che è sembrato particolarmente utile per inquadrare la partecipazione nell’attuale contesto sociale e pianificatorio. In questa sezione della tesi viene descritto il fenomeno di sradicamento di persone ed attività umane rispetto al territorio in cui si collocano che ha preso piede nell’ultimo secolo, con un breve cenno storico sulle cause che lo hanno generato. Quindi ne vengono elencati gli effetti negativi, economici e societari, che il fenomeno genera a scala globale e tenderà a generare ancor più violentemente in futuro con l’affacciarsi di nuovi paesi in via di sviluppo nel sistema economico e produttivo mondiale. Viene sottolineata quindi la necessità di ricostituire comunità locali attive e coscienti che, anche grazie alla collaborazione reciproca e con le amministrazioni, possano prendersi cura del territorio in cui vivono e contribuire alla sua gestione ed al suo governo. È forte quindi il richiamo alla partecipazione come elemento fondante di questo nuovo auspicabile corso.

La seconda sezione individua, su due livelli (comunitario e regionale) direttive e normative vigenti in Italia che trattano nella maniera più diretta il tema della partecipazione, analizzandole e confrontandole. A livello comunitario sono stati selezionati documenti e pubblicazioni che promuovono, ad un livello più o meno generale le pratiche di coinvolgimento dei cittadini evidenziandone l’evoluzione da un ambito strettamente promozionale nei confronti della partecipazione verso un ridisegno del sistema di governance che regola le trasformazioni territoriali, volto a dare maggior peso al rapporo fra privati ed istituzioni e soprattutto maggior voce alla cittadinanza. A livello regionale sono state prese in considerazione i testi legislativi di Toscana ed Emilia-Romagna, al 2010 le uniche due regioni italiane ad aver realizzato un’apposita normativa per promuovere i processi partecipativi sul proprio territorio.

Le ultime tre sezioni invece sono costituite da una casistica di situazioni legate alla pianificazione partecipata o ai movimenti spontanei sorti all’interno delle comunità locali. Nel primo caso si tratta della stesura o della presentazione di progetti in cui si è fatto ricorso a procedure partecipative che hanno visto il coinvolgimento dei cittadini come cosiddetto “terzo attore” attraverso dibattiti pubblici o altri strumenti; nel secondo dell’imposizione da parte dei cittadini in prima persona delle proprie posizioni all’amministrazione pubblica o ai grandi interessi privati. La prima di queste tre sezioni, ossia la terza, si occupa di individuare, descrivere e commentare alcuni fra i più importanti ed innovativi esempi di pianificazione partecipata che si sono avuti in Italia. La quarta si cala nel contesto provinciale genovese ed è costituita da una serie di schede elaborate dalla sezione ligure dell’apposita commissione sulla partecipazione costituita dall’INU. L’ultima invece, che costituisce la parte di maggior ricerca dell’elaborato, si propone come una sorta di atlante, non esaustivo, dei processi partecipativi che animano le comunità del ponente genovese. Non esistendo letteratura in materia, le principali fonti per la stesura di questa parte sono state le interviste ai principali promotori dei movimenti partecipativi e la partecipazione ad assemblee pubbliche e momenti di confronto con le istituzioni.

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2 Introduzione Il tema: la partecipazione L’elaborato tratta il tema della pianificazione partecipata, ossia dell’inclusione degli abitanti del luogo nei processi decisionali che determinano le trasformazioni sul territorio. Si tratta di una pratica che ricolloca il cittadino in primo piano nella conoscenza, nella gestione e nella cura del proprio territorio, ed al tempo stes- so colma nella pianificazione le lacune lasciate dall’ente pubblico che, oramai molto meno potente in termini economici rispetto al passato, spesso non riesce più a gestire in maniera coerente e pro- ficua l’iniziativa dei privati. Per questi motivi, nella nostra epoca, in cui ci si sta faticosamente e lentamente avviando verso grossi cambiamenti, la pianificazione partecipata rappresenta uno dei punti di svolta verso il nuovo tipo di pianificazione del territorio che si va delineando. La struttura La tesi è suddivisa in cinque sezioni e si propone di realizzare un percorso tematico che possa inquadrare la pratica della pianifica- zione partecipata nel contesto attuale e possa descriverne, attra- verso numerosi esempi, le diverse modalità con cui essa prende forma. La prima sezione rielabora, con l’aggiunta di diverse integrazioni di altri autori e riflessioni personali, la tesi esposta da Alberto Mag- naghi ne “Il progetto locale”, che è sembrato particolarmente utile per inquadrare la partecipazione nell’attuale contesto sociale ed urbanistico. In questa sezione della tesi viene descritto il fenom- eno di sradicamento di persone ed attività umane rispetto al ter- ritorio in cui si collocano che ha preso piede nell’ultimo secolo, con un breve cenno storico sulle cause che lo hanno generato. Quindi ne vengono elencati gli effetti negativi, economici e soci- etari, che il fenomeno genera a scala globale e tenderà a generare ancor più violentemente in futuro con l’affacciarsi di nuovi paesi in via di sviluppo nel sistema economico e produttivo mondiale. Infine verranno analizzati diversi modelli futuri per capire come costruire nuovamente un rapporto più stretto fra uomo e terri- torio che possa permettere un buon livello medio di qualità della vita ed al tempo stesso scongiurare i pericoli conseguenti la de- territorializzazione. In questo ambito è fondamentale ricostituire delle comunità locali attive e coscienti che, anche grazie alla col- laborazione reciproca e con le amministrazioni, possano prendersi cura del territorio in cui vivono e contribuire alla sua gestione ed al suo governo. È forte quindi il richiamo alla partecipazione come elemento fondante di questo nuovo auspicabile corso. La seconda sezione individua, su due livelli (comunitario e re- gionale) direttive e normative vigenti in Italia che trattano nella maniera più diretta il tema della partecipazione, analizzandole e confrontandole. A livello comunitario sono stati selezionati docu- menti e pubblicazioni che promuovono, ad un livello più o meno generale le pratiche di coinvolgimento dei cittadini. Si è anche evi- denziata, sempre attraverso l’analisi dei documenti, l’evoluzione delle politiche europee da un ambito strettamente promozionale nei confronti della partecipazione verso un ridisegno del sistema di governance che regola le trasformazioni territoriali, volto a dare maggior peso al rapporo fra privati ed istituzioni e soprattutto a dare maggior voce alla cittadinanza. A livello regionale sono state prese in considerazione unicamente testi legislativi di Toscana ed Emilia-Romagna poichè al 2010 sono le uniche due regioni italiane ad aver realizzato un’apposita legge per promuovere i processi partecipativi sul proprio territorio. Le ultime tre sezioni invece sono costituite da una casistica di situazioni legate alla pianificazione partecipata o ai movimenti spontanei sorti all’interno delle comunità locali. Nel primo caso si tratta della stesura o della presentazione di progetti in cui si è fatto ricorso a procedure partecipative che hanno visto il coinvol- gimento dei cittadini come cosiddetto “terzo attore” attraverso dibattiti pubblici o altri strumenti; nel secondo dell’imposizione da parte dei cittadini in prima persona delle proprie posizioni all’amministrazione pubblica o ai grandi interessi privati. La prima di queste tre sezioni, ossia la terza, si occupa di individuare, descri- vere e commentare alcuni fra i più importanti ed innovativi esempi di pianificazione partecipata che si sono avuti in Italia. La quarta si cala nel contesto provinciale ed è costituita da una serie di schede elaborate dalla sezione ligure dell’apposita commissione sulla par- tecipazione costituita dall’INU. L’ultima invece, che costituisce la parte di maggior ricerca dell’elaborato, si propone come una sorta di atlante, non esaustivo, dei processi partecipativi che animano le comunità del ponente genovese. Non esistendo letteratura in materia, le principali fonti per la stesura di questa parte sono state le interviste ai principali promotori dei movimenti partecipativi e la partecipazione ad assemblee pubbliche e momenti di confronto con le istituzioni.

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