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Come cambia il mondo dell'informazione? Nuove forme di organizzazione del lavoro nel campo giornalistico

Informazioni tesi

  Autore: Manuela Intrieri
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Elena Valentini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 287

Questo lavoro ha avuto lo scopo di studiare l’impatto del web nelle redazioni e in particolare su modalità e routine produttive, ruolo e competenze del giornalista e processi di organizzazione redazionale. Lo studio ha preso avvio dall’analisi dei cambiamenti nei flussi e nelle routine produttive, considerando le variazioni che hanno investito le 4 fasi del newsmaking a seguito di fenomeni come la velocizzazione del lavoro, la possibilità dell’aggiornamento continuo e l’incremento delle informazioni disponibili. Il percorso è proseguito considerando le nuove possibilità che la Rete offre al pubblico, che abbandona il suo ruolo di ricettore passivo per partecipare attivamente alla ricostruzione della realtà. Si delinea un nuovo ecosistema comunicativo che ridefinisce il rapporto tra gli attori del sistema dell’informazione: alcuni studiosi parlano di “negoziazione 2.0”: non esiste più né una distinzione tra i ruoli dei tre attori che partecipano al processo negoziale (fonti-giornalisti-pubblico), né una sequenza temporale lineare tra i tre momenti che lo caratterizzano: produzione dell’evento, rappresentazione e consumo dello stesso. Di conseguenza viene analizzato anche il fenomeno del citizen journalism, focalizzando l’attenzione sugli strumenti che lo caratterizzano, come i blog, e sulle variazioni del ruolo del giornalista che ne derivano. Considerato questo scenario, la tesi ha approfondito i cambiamenti che in questi anni stanno investendo l’organizzazione redazionale, con particolare riferimento alle redazioni integrate. Partendo dalle differenze tra i modelli di produzione multimediale e crossmediale proposti da Carlo Sorrentino e da esempi di integrazione redazionale realizzati nel contesto internazionale, la ricerca si è concentrata su uno specifico case history, il giornale La Repubblica, per comprendere se questa realtà stia intraprendendo la strada dei processi integrativi e quali siano le prospettive e i progetti futuri a riguardo. Qual è, dunque, la situazione di Repubblica? Si è realizzata tra le sue redazioni una svolta crossmediale? Perché nel nostro Paese non esistono integrated newsrooms? Attraverso interviste semistrutturate a professionisti del mondo dell’informazione – soprattutto a giornalisti che ricoprono ruoli dirigenziali e gestionali nel Gruppo Espresso, ma anche al caporedattore di una delle testate locali dell’azienda e a un professionista che ha maturato la sua esperienza in un contesto differente – sono stati analizzati i punti di vista di alcuni testimoni privilegiati sulle redazioni integrate e sul contesto italiano in generale, la situazione attuale di Repubblica e le prospettive future relativamente alle stesse tematiche. Emerge che la testata oggetto di studio non ha compiuto un passaggio effettivo alla crossmedialità, anche se non mancano collaborazioni e sinergie tra le sue redazioni, favorite dal Gruppo Espresso con strumenti di varia natura.
Per quanto concerne la situazione italiana, la ricerca ha messo in risalto posizioni contrastanti. A fianco di chi sostiene che la svolta crossmediale sia un’evoluzione necessaria, ci sono professionisti che non interpretano l’assenza di redazioni integrate come un ritardo del nostro Paese, considerandole soltanto una delle possibili soluzioni, da valutare anche in base al contesto di attuazione. A questo proposito, dalle interviste è emersa l’esistenza di un legame tra le dimensioni di una redazione e il livello di specializzazione dei suoi giornalisti. Nelle testate più grandi la complessità dei processi produttivi e dei prodotti informativi realizzati necessita maggiormente della presenza di figure professionali con competenze specifiche, mentre in realtà più piccole, in cui il livello di specializzazione richiesto è inferiore, è più semplice attuare processi integrativi, con il vantaggio di poter sfruttare la flessibilità professionale dei giornalisti.
Unanime è, invece, il parere degli intervistati su altre questioni, ad esempio sulla necessità di realizzare uno svecchiamento delle redazioni, in senso anagrafico e non, che favorisca una più facile apertura al cambiamento tecnologico e alle sfide che la multimedialità sta ponendo al mondo dell’informazione.
Secondo quanto emerso dalle interviste il dibattito sulle redazioni integrate nel nostro Paese è, dunque, molto vivace, caratterizzato da una ricchezza e varietà di posizioni, spesso contrastanti. Si può dedurre, allora, che quella dei processi integrativi sia ancora una realtà in divenire e da comprendere fino in fondo. Pur esistendo in Italia esempi che testimoniano una tendenza a favorire momenti di convergenza redazionale, verso i quali si stanno orientando ad esempio Repubblica e il Gruppo Espresso in generale, non è stata ancora pienamente attuata una svolta crossmediale e, probabilmente, nei prossimi anni si continuerà a seguire questa direzione.

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5 Introduzione “L’industria alla quale apparteniamo e la nostra professione stanno cambiando con velocità impressionante. In profondità. Di fronte a rivolgimenti epocali di questa natura, […] l’anacronistico impianto di regole, pensato nell’era del piombo e nella preistoria della prima repubblica, prima o poi cadrà” 1 . Con queste parole il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli ha fotografato, in una lettera scritta ai giornalisti della testata il 30 settembre 2010, la situazione del campo giornalistico. Una realtà in cambiamento, in evoluzione. Con il termine “campo giornalistico”, il sociologo francese Pierre Bourdieu, definisce il “luogo di una logica specifica, propriamente culturale, che si impone ai giornalisti attraverso i vincoli e i controlli incrociati che essi fanno pesare gli uni sugli altri, e il cui rispetto (a volte designato come deontologia) fonda le reputazioni di rispettabilità professionale” 2 . In altre parole, questo concetto designa il mondo del giornalismo, i processi produttivi e la deontologia su cui si fonda, le istituzioni e le professionalità impegnate a definire e costruire i prodotti informativi. Il termine è stato utilizzato in diversi studi sul funzionamento e sulle finalità del giornalismo, sia in Francia che in Italia 3 . Nel nostro Paese, Bechelloni 4 è 1 F. De Bortoli, “La lettera del direttore De Bortoli”, http://www.corriere.it/economia/10_settembre_30/lettera-de- bortoli_2d41fc98-ccd0-11df-b9cd-00144f02aabe.shtml 2 P. Bordieu, Sulla televisione, Feltrinelli, Milano, 1997, pp.89-90. 3 C. Sorrentino (a cura di), Il campo giornalistico. I nuovi orizzonti dell’informazione, Carocci, Roma, 2006. 4 G. Bechelloni, Giornalismo o post-giornalismo, Liguori, Napoli, 1995.

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