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Trasformazioni del Welfare Scandinavo. Norvegia: un caso di socialdemocrazia postmoderna.

Informazioni tesi

  Autore: Mattia Bacchetti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dell'Economia
  Corso: Comunicazione Istituzionale e Pubblicitaria
  Relatore: Massimiliano Panarari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 87

Nel corso degli ultimi trent’anni, i mutamenti dell'economia di mercato e la globalizzazione - insieme ad altri fattori secondari - hanno cambiato radicalmente lo scenario politico. In primo luogo, della socialdemocrazia classica europea, che ha dovuto confrontarsi con tali cambiamenti economici, sociali e culturali. In questa tesi viene proposta un’analisi delle principali trasformazioni politico-sociali del welfare state scandinavo alle prese, oggi, con le sfide e i dilemmi della postmodernità. Viene analizzato come il modello sociale nordico abbia saputo ridefinire la propria politica, indirizzandola al di là dei confini sia della vecchia narrazione socialdemocratica novecentesca come del neoliberismo, facendo della dimensione globale (e postmoderna) l'arma vincente per risolvere contrasti economici, sociali e culturali. Il focus del lavoro è concentrato sul caso norvegese, dotato di peculiarità uniche grazie alle quali il paese scandinavo ha saputo trovare un equilibrio ideale tra benessere economico e sicurezza sociale. La Norvegia, lo dice l'OECD, rappresenta uno dei contesti nazionali dove si misura meno disparità sociale ed economica (income inequality); secondo l’ONU si posiziona al primo posto nello Human Development Ranking e per la World Bank è nella top-ten dei paesi “business-friendliness”. L'esperienza scandinava ha dimostrato la possibile conciliabilità tra sicurezza sociale e dinamismo economico; e questo grazie ad una “power resource” costituita da un capitale sociale sorretto da un’etica pragmatica e da un’indispensabile fiducia generalizzata tra cittadini ed istituzioni. La ragione del successo del modello nordico può essere spiegata dall'alto livello di economic equality, da bassi livelli di patronage and corruption politico e civile e soprattutto dalla predominanza di politiche di welfare non discriminanti e universali. In conclusione viene illustrato come la singolare combinazione tra benessere economico e welfare universalistico rappresentata dal caso norvegese sembra aver generato un circolo virtuoso tra politica, etica ed economia in grado di resistere alle sfide dell'ideologia neo-liberista e dell'etica iper-individualista. La sfida del welfare state norvegese – questa l’ultima ipotesi - è oggi più culturale che economica: se la Norvegia ha saputo rispondere efficacemente alle sfide economiche e della globalizzazione, ostacolo più difficile da superare sembra, a lungo termine, quello dei cambiamenti etici e ideologici che dagli ultimi trent'anni stanno interessando l'occidente.

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Trasformazioni del Welfare Scandinavo. Norvegia: un caso di socialdemocrazia postmoderna 1> Socialdemocrazia: nascita, morte e resurrezione Introduzione “Esiste un'identità socialdemocratica, un profilo politico specificamente ascrivibile alla socialdemocrazia europea? Nel passato di sicuro sì; oggi no” . 1 Così Giuseppe Berta – storico e docente di storia contemporanea presso l'università Bocconi di Milano – dà inizio al suo saggio “Eclissi della Socialdemocrazia”. Questa è la risposta che Berta prova a costruire quando ci si chiede che fine abbia fatto e come mai anche la socialdemocrazia sia stata travolta e disintegrata, prima dalla globalizzazione di fine secolo (fenomeno iper-accelerato di un processo ormai in auge da molto tempo) 2 e poi dalla sua crisi (che oggi tutti noi viviamo). Ma è proprio così? La socialdemocrazia è davvero morta? E' – come già aveva affermato nei primi anni ottanta il sociologo tedesco Ralf Dahrendorf 3 (scomparso il 17 giugno 2009) – davvero completamente “finito il secolo socialdemocratico”? Probabilmente la narrazione socialdemocratica novecentesca lo è (come tutte le grandi narrazioni del passato del resto). Succede però, e questa è l'ipotesi portante della mio elaborato, che in alcuni (pochi e isolati) casi la socialdemocrazia abbia assorbito, compreso e fatto proprie le dinamiche stesse di quel cambiamento sociale, economico, politico e culturale in atto almeno dagli ultimi tre decenni; sapendosi innovare e cambiando, traendo in alcuni casi vantaggio da esso. La socialdemocrazia ha saputo diventare – e mi riferisco a quella scandinava e in particolare a quella norvegese dotata di caratteristiche uniche nel suo genere (tornerò su questo punto più avanti nel lavoro) – postmoderna grazie ad una efficace (e singolare) combinazione tra un solido capitale civico e sociale, e un modello culturale ed economico che, benché dialoganti, hanno pur sempre mantenuto una propria e ben distinta identità. Quale relazione vi è tra la socialdemocrazia norvegese e la postmodernità? Esiste un modello culturale, filosofico e simbolico che sia in grado di spiegare il successo del modello sociale scandinavo in epoca postmoderna? Forti “civic virtues” e un solido capitale sociale possono essere considerati parametri in grado di decifrare il movente 1 Berta, Giuseppe. (2010). Eclisse della Socialdemocrazia. Il Mulino. 2 Amartya, Sen. (2002). Globalizzazione e libertà . Mondadori. In particolare, il premio Nobel per l'economia indiano del 1998 spiega che il processo di globalizzazione può essere fatto risalire ad oltre un millennio fa. Per questo è doveroso utilizzare questo concetto con attenzione, contestualizzando. Innegabile è che, dalla seconda metà del secolo scorso, la globalizzazione ha subito un processo di iper-accelerazione legato a quello che ha caratterizzato la diffusione e l'influenza dei nuovi media. 3 Si veda Dahrendorf, Ralf. (1971). Uscire dall'utopia. Il Mulino; e (1993). Per un nuovo liberalismo. Laterza. p. 3

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Parole chiave

capitale sociale
gender equality
globlalizzazione
neoliberismo
norvegia
norway
postmodernità
realismo nordico
scandinavia
socialdemocracy
socialdemocrazia
supercapitalismo
welfare

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