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Il ruolo di Guido da Verona nell'industria culturale italiana dei primi trent'anni del Novecento

Sul perché e sul come Guido da Verona divenne uno degli scrittori più letti e amati del 1° Novecento italiano, presto dimenticato - però - dalla critica e dal suo stesso pubblico.

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I INTRODUZIONE Il 1881 fu un anno ‘di svolta’ per l’Italia che aveva appena scoperto la propria vocazione industriale. Un anno, poi, addirittura ‘di fondazione’, se, parlando di ‘industria’, ci si riferisce nello specifico all’ ‘industria della cultura’ 1 . L’11 gennaio 1881, la fede nel progresso scientifico e tecnologico dell’uomo di fine secolo trovò la sua più compiuta e spettacolare espressione nelle coreografie scaligere del gran Ballo Excelsior di Luigi Manzotti 2 . Il 5 maggio di quello stesso anno, sempre a Milano, ebbe inizio la grande Esposizione Nazionale delle Arti e delle Industrie, seguìta a breve distanza -il 7 luglio 1881, data storica per l’editoria popolare italiana- dalla pubblicazione, sul Giornale per i bambini, della prima puntata della Storia di un burattino (alias ‘Pinocchio’) di Carlo Collodi. Solo pochi mesi più tardi, il 23 aprile dell’anno seguente, sarebbe nata, in Via Brera a Milano, la SIAE, società per la tutela del diritto d’autore e per la regolamentazione dei rapporti fra autore e editore. Momento storico di grande fermento, dunque, sia sul piano della produzione che della comunicazione e della cultura. Proprio nel 1881, il 7 settembre, a Saliceto sul Panaro in provincia di Modena, nasceva Guido (da) Verona, poeta e narratore il cui nome e la cui produzione si sarebbero molto presto intrecciati in maniera pressocché indissolubile con la storia della nascente fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff 1 Al riguardo si veda Fausto Colombo, “Nascita del prodotto culturale di massa”, in La cultura sottile, Bompiani, Milano 1998, pp. 39-89. 2 Il Ballo Excelsior, poema coreografico in sei parti di Luigi Manzotti, con musica di Romualdo Marenco e scene e costumi di A. Edel, fu una rappresentazione della lotta tra oscurantismo e progresso per celebrare il trionfo della società industriale di fine Ottocento. Con brani di danza e colossali pantomime (508 interpreti), ottenne un largo successo di pubblico non solo in Italia, ma anche all’estero fino allo scoppio della I guerra mondiale. L’opera fu poi riproposta da Ugo Dell’Ara nel 1967 al Maggio Musicale Fiorentino e nel 1974 alla Scala di Milano nella revisione musicale curata da Fiorenzo Carpi. (A destra, la copertina del libretto del poema.)

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Davide Crestani Contatta »

Composta da 204 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2723 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 12 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.