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Salvaguardia della continuità aziendale e transazione fiscale. Novità della riforma fallimentare

La riforma del Regio Decreto 267/1942 chiamata Legge Fallimentare, ha introdotto nuovi istituti da applicare alle crisi di impresa. L’imprenditore in crisi adesso si può avvalere di due nuove procedure concorsuali che sono il concordato preventivo (articoli 160 in poi) e l’accordo di ristrutturazione dei debiti (articolo 182 bis).
L’obiettivo della riforma del moderno legislatore è stato quello di passare da un “diritto fallimentare” ad un “diritto della impresa in crisi” stravolgendo l’intento del Legislatore del 1942.
La vecchia legge fallimentare si poneva soprattutto come una punizione nei confronti di un imprenditore che non aveva saputo coordinare i criteri di economicità, efficienza ed efficacia; la procedura comportava spesso la vendita dei cespiti aziendali e la chiusura dell’azienda. Il nuovo canone seguito nella compilazione della riforma, pone come primaria la salvaguardia dell’impresa in crisi e quindi abbandonando in maniera definitiva l’idea di una procedura concorsuale volta alla condanna dell’imprenditore insolvente in una logica esclusivamente satisfativa.
L’adesione ad una procedura di concordato (o accordo di ristrutturazione dei debiti) ha quindi la finalità di assicurare la continuità dell’impresa, con conseguente conservazione dei livelli occupazionali, garantendo però anche le pretese dei creditori concorsuali.
La riforma si è così adeguata agli standard normativi prevalenti nei paesi dell’Unione Europea, dove si è consolidata la tendenza a considerare le procedure concorsuali destinate alla conservazione dei mezzi organizzativi dell’impresa: questo concetto nei sistemi anglosassoni è chiamato “rescue”, che letteralmente tradotto significa “salvataggio”. Nell’ottica, quindi, del salvataggio dell’imprenditore insolvente, gli obiettivi della moderna disciplina della crisi d’impresa sono stati: favorire il più possibile le alternative al fallimento e limitare i fallimenti alle fattispecie ritenute più gravi.
La riforma ha dato maggiori poteri ai creditori concorsuali che decideranno le sorti dell’impresa in crisi. Si attiverà, quindi, un contraddittorio fra l’imprenditore ed i suoi creditori per decidere i punti salienti della proposta di concordato.
Tra i principali obiettivi della riforma della Legge Fallimentare, è attribuita, quindi, enorme rilevanza alla composizione concordata della crisi, attraverso la valorizzazione degli accordi negoziali: accordi che l’impresa in stato di crisi può stipulare accordi anche con l’Amministrazione Finanziaria attraverso l’istituto della “transazione fiscale”. La transazione fiscale, (articolo 182 ter della Legge Fallimentare) è un istituto di cui l’imprenditore si può avvalere proponendo un accordo di ristrutturazione dei debiti tributari alle Agenzie Fiscali, come obiettivo del risanamento dell’attivo aziendale, assieme alle altre procedure concorsuali.

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2 1. Premessa La riforma della legge fallimentare, Regio Decreto n. 267 del 16 marzo 1942, arriva alla stesura odierna che tutti noi conosciamo, snodando il suo percorso di perfezionamento attraverso più interventi legislativi, che si sono succeduti negli ultimi anni. Attraverso questo percorso, si è arrivati all’introduzione di due nuovi istituti per la prevenzione dal fallimento dell’imprenditore in stato di crisi: il concordato preventivo e l’accordo di ristrutturazione dei debiti. La riforma, come sottolineato da alcuni eminenti studiosi del diritto 1 , non ha recato una regolamentazione organica della crisi e dell’insolvenza delle società; in particolare non vi è stato un coordinamento fra la nuova legge fallimentare e il nuovo diritto societario nelle parti riguardanti gli effetti del fallimento sull’organizzazione societaria, al rapporto fra gli organi sociali e gli organi della procedura concorsuale durante la pendenza della procedura stessa. L’intero iter della riforma della Legge Fallimentare si articola attraverso tre interventi legislativi: – la prima riforma della Legge Fallimentare, contenuta nel decreto “per la competitività”, DL 35/2005 convertito poi nella L. 80/2005: questo intervento ha modificato l’istituto del concordato preventivo e la revocatoria fallimentare, introducendo altresì gli accordi per la ristrutturazione dei debiti; 1 Guerrera F., Maltoni M., “Concordati giudiziali e operazioni societarie di «riorganizzazione»“, Rivista delle Società, Anno LIII Fasc. 1 – 2008, Milano Giuffrè Editore.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Gabriella Vinci Contatta »

Composta da 76 pagine.

 

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