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Le frodi carosello: profili di natura tributaria e riflessi penali

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Massimiani
  Tipo: Tesi di Master
Master in Diritto penale d'impresa
Anno: 2011
Docente/Relatore: Agostino Sarandrea
Istituito da: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 39

La tesi ha ad oggetto il fenomeno delle frodi carosello, ovvero di quelle cessioni intracomunitarie con cui un cessionario nazionale di un bene, attraverso l'uso fraudolento dei meccanismi di detrazione e rivalsa, e per mezzo della costituzione di società fittizie "cartiere", non versa l'IVA dovuta all'Erario.
Ciò con effetti negativi nel campo del diritto tributario, della concorrenza, del diritto internazionale e con riflessi penali.
Vengono approfonditi i meccanismi di funzionamento e gli schemi di frode carosello, i soggetti e i beni che la costituiscono; i reati tributari di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, attraverso cui la frode si realizza.
La seconda parte analizza poi i più recenti orientamenti giurisprudenziali delle Corti europee e nazionali e mette in luce un caso "dell'ultim'ora": il caso Fastweb - Telecom Italia Sparkle (TIS).

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3 LE FRODI CAROSELLO: PROFILI DI NATURA TRIBUTARIA E RISVOLTI PENALI 1. PREMESSA Per comprendere a fondo il fenomeno delle c.d. “frodi carosello” occorre avere a mente i meccanismi di funzionamento dell’IVA, imposta indiretta che colpisce il consumo dei beni, a livello comunitario. L’esigenza di creazione di un mercato unico, infatti, ha fatto sì che per i prodotti circolanti tra Stati dell’Unione Europea fosse prevista una disciplina che abbattesse, a livello giuridico, i confini territoriali: perché ciò avvenisse era però necessario che i regimi di tassazione dei diversi Stati fossero, quanto più possibile, simili. E’ stato perciò previsto, dal d. l. 30 Agosto 1993, n. 331, convertito in l. 29 Ottobre 1993, n. 427, un regime c.d. “transitorio” dell’IVA comunitaria (destinato a cedere il passo, già a far data dal 1997, al sistema definitivo di tassazione “all’origine”, con applicazione dell’IVA nello Stato del fornitore) 1 che prevede, in via generale e con riferimento alle cessioni di beni fra soggetti passivi d’imposta, un sistema di “detassazione” dell’IVA nel Paese comunitario del fornitore e di imposizione “a destinazione”. Tale regime, tuttavia, proprio perché consente la circolazione delle merci fra Stati membri senza pagamento dell’imposta, si presta con facilità a operazioni fraudolente dirette all’evasione del tributo, con inaccettabili conseguenze, sia sotto il profilo del mancato gettito di spettanza dell’Unione europea e dei singoli Stati, sia sotto quello della distorsione della concorrenza a favore degli operatori disonesti, i quali possono godere di vantaggi differenziali rispetto a quelli che operano in maniera conforme alle disposizioni di legge. 1 Il regime transitorio costituirà, ragionevolmente, la disciplina di riferimento per molti anni ancora, almeno fino ad un’armonizzazione delle aliquote d’imposta assai superiore rispetto al livello normale.

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