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Valutazione cognitiva in soggetti cardiochirurgici sottoposti a CEC

Informazioni tesi

  Autore: Alessio Venturini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Cecilia Guariglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

Obiettivi: Declino neurocognitivo è stato descritto come una possibile complicazione dopo interventi cardiaci, soprattutto quando viene applicato il bypass cardiopolmonare (CPB). I sintomi consistono in disturbi dell’ attenzione, concentrazione, memoria a breve termine e la velocità di esecuzioni di compiti. Scopo del presente studio era di valutare il ruolo specifico del CPB sulla comparsa di deficit cognitivi. Per questo motivo, abbiamo valutato in modo prospettico l'incidenza di disturbi cognitivi nella nostra popolazione con una batteria standard di test neuropsicologici

Metodi: Tra il maggio 2007 e maggio 2008 abbiamo analizzato 121 pazienti, 63,5% on-pump (N=78 hanno subito la Circolazione extra corporea CEC), 36,5% (N=43, non-CEC) off-pump, età media 63 ± 12,9 anni, sottoposti a chirurgia cardiaca. I pazienti con precedente storia di ictus, disturbi cognitivi o gravi disturbi psichiatrici, o che avevano lesioni neurologiche (ictus) dopo l'intervento chirurgico sono stati esclusi. Due batterie di test neuropsicologici equivalente (10 test) sono stati somministrati prima dell'intervento e 1 mese dopo l'intervento chirurgico. È stato somministrato anche un test per la misura dell’ansia dovuta all’operazione (STAI).

Risultati: Nessuna differenza nei disturbi cognitivi tra i gruppi è stato rilevato dopo l'intervento. Allo STAI-S non si evidenziano differenze significative fra i gruppi, mentre si osservano differenze significative tra il pre e il post (F=10.37; p=.002). Troviamo in altri due test (Raven e breve racconto) una tendenza al miglioramento solo tra il pre e il post (Raven: F=3.42; p=.0066. Breve Racconto: F=7.35; p=.007) indipendentemente dal gruppo, non avendo interazioni significativi gruppi per test.

Conclusioni: in contrasto con alcuni precedenti relazioni, questo studio prospettico, randomizzato, non mostra alcuna differenza nelle funzioni cognitive post-operatoria tra i due gruppi di pazienti fino a un mese post-operatorio. Questa mancanza di differenza potrebbe essere dovuta a diverse cause, tra cui criteri di inclusione / esclusione dei pazienti e diversa sensibilità dei test. Tuttavia, nella maggior parte degli studi precedenti test post-chirurgico si verifica dopo un termine più breve da un intervento chirurgico. I nostri dati suggeriscono, quindi, che il declino cognitivo è solo temporaneo.

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V V V A A A L L L U U U T T T A A A Z Z Z I I I O O O N N N E E E C C C O O O G G G N N N I I I T T T I I I V V V A A A I I I N N N S S S O O O G G G G G G E E E T T T T T T I I I C C C A A A R R R D D D I I I O O O C C C H H H I I I R R R U U U R R R G G G I I I C C C I I I S S S O O O T T T T T T O O O P P P O O O S S S T T T I I I A A A C C CE E EC C C 4 I IN NT TR RO OD DU UZ ZI IO ON NE E Ogni anno più di 800.000 persone nel mondo eseguono un’operazione al cuore, grazie ai progressi della cardiochirurgia che è riuscita a ridurre il rischio di mortalità in tali operazioni (Selnes et al. 1999; Roach et al. 1996.) . I numerosi progressi fatti nel campo della cardiochirurgia hanno portato ad affinare tecniche di operazione e di anestesia per ridurre al minimo le complicanze delle operazioni, spostando così il focus attentivo della ricerca anche su altri disturbi che possono insorgere in seguito all’intervento. Disfunzioni neuropsicologiche possono essere considerate come importanti complicazioni che insorgono dopo operazioni al cuore. Anche se la causa del danno cerebrale non è del tutto chiara, un certo numero di studi hanno evidenziato che buona parte delle caratteristiche dei deficit cognitivi possa essere imputata al tipo di operazione eseguita. Microemboli cerebrali, ischemia cerebrale e infiammazione sistemica reattiva possono essere considerati come possibili cause delle disfunzioni cognitive. (Motallebzadeh et al. 2007) Nonostante il continuo miglioramento delle tecniche anestesiologiche e riabilitative, numerosi studi hanno indagato la differenza che intercorre fra l’uso della circolazione extra corporea (CEC) e non. La CEC è un dispositivo biomedicale che garantisce la sopravvivenza dei pazienti chirurgici sostituendo temporaneamente le funzioni cardio-polmonari, per permettere l’esecuzione di interventi chirurgici sul cuore. Da un punto di vista concettuale lo schema dell’apparecchio è molto simile al sistema vivente che va a sostituire. Si tratta di una sorta di terza circolazione che funziona artificialmente durante l’operazione: aspirando il sangue prima che arrivi al cuore destro, cioè alla vena cava superiore e da quella inferiore (sangue denaturato), convogliandolo attraverso cannule e tubi in un ossigenatore e spingendolo poi nel sistema arterioso del paziente. Più in particolare il sangue venoso viene prelevato in uno o due punti del sistema venoso (vena cava) e passa in un ossigenatore, detto anche polmone artificiale, che consiste in un dispositivo (a bolle, a dischi, o a membrana) nel quale viene insufflata un’opportuna miscela gassosa (aria + ossigeno). Il sangue così ossigenato viene raccolto da una pompa e inviato nel sistema arterioso (arteria femorale) passando prima in uno scambiatore di calore (nel caso in cui si debba operare in ipotermia), poi in una camera di calma per l’eliminazione delle eventuali bolle gassose ancora presenti. Unitamente a questo circuito vengono anche impiegate una o più pompe

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