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Esperienza, memoria e scrittura: L' Agnese va a morire di Renata Viganò

Informazioni tesi

  Autore: Marianna Ruggiero
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e letterature straniere
  Relatore: Maria Muscariello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

Il romanzo L’ Agnese va a morire di Renata Viganò è la più compiuta espressione dell’ esperienza femminile all’ interno della Resistenza. Durante la guerra molte donne hanno ingrossato le file partigiane e affidato le loro vicende e scritture che di diritto rientrano nella storia della Liberazione nazionale. La storia di Agnese non è una fantasia perché alla sua base esiste un legame che vincola l’ esperienza della protagonista a quella dell’ autrice. La vicenda è dunque vissuta in prima persona ma distanziata nel tempo, oggettivata in quadri esterni agiti da una figura femminile nota all’ autrice ma altra da sé. Nell’ Agnese va a morire l’ esperienza resistenziale si configura come un vissuto, un’ esperienza sedimentata nel ricordo;
La figura della protagonista Agnese nel romanzo subisce trasformazioni che la portano a crescere. Fin dal suo primo apparire è sottolineata la sua corpulenta fisicità contadina. Quando il marito Palita viene portato via dai nazisti esplode in Agnese un sentimento di lotta scaturito da una coscienza umiliata e offesa, che scopre l’ odio verso il nemico come una necessità. Si origina in lei un rancore sia verso i tedeschi che fanno da padroni sia verso i fascisti servi sia contro povere vite come la sua, vite indifese e di fatica. Dopo la scomparsa del marito, Agnese nutre la sensazione di vivere come in un altro mondo, nuovo ed estraneo. Le diventa inutile la sua vecchia forza di contadina. È proprio questo evento a segnare la vistosa svolta nel destino della protagonista: Agnese decide di combattere contro i tedeschi e dà inizio, così, al suo percorso di formazione politica.
Il lavoro per la Resistenza fa crescere Agnese. Mentre inizialmente Agnese si mostra più forte nel corpo e più tarda a capire «cose da uomini», verso la conclusione dell’ opera, il cervello le si è fatto pronto ma il suo corpo si indebolisce incessantemente. Nei confronti dei partigiani Agnese perde i tratti di una qualsiasi anonima donna del popolo, acquistando quelli veri e propri di una madre di tutti, di una buona madre al servizio dei partigiani- figli, disposta a morire per tutti; una donna che vive ed agisce non per sé ma per gli altri e perciò madre della Resistenza. Attorno ad Agnese ci sono appunto i partigiani; di essi si sottolinea che non sono «altro» dal popolo perché la forza della Resistenza veniva dal popolo stesso e significa essere presenti dappertutto, camminare in mezzo ai nemici, nascondersi nelle figure più scialbe e pacifiche. Nel romanzo i tedeschi sono rappresentati nella loro rigidità comportamentale e privati di ogni interiorità. La contrapposizione partigiani / tedeschi si scrive su nuclei antitetici di significato: il dialetto locale / la lingua tedesca, il silenzio degli uni / il rumore degli altri, l’ umanità / la bestialità . Questa lotta spietata include il rischio della morte. Nel romanzo Agnese assicura che i partigiani non finiscono mai, più ne muoiono e più ci si fa coraggio. Agnese, vivendo e partecipando alla lotta partigiana, sviluppa un processo di crescita interiore. Occupandosi dei partigiani si sente cresciuta e responsabile di azioni e di impreviste decisioni. Il suo cervello lavora da solo imparando quanto sia grande la fatica di pensare anche per gli altri.
Nel terzo capitolo ho analizzato la funzione del paesaggio che è insieme ad Agnese il vero protagonista del racconto. L’ ambiente descritto nel testo è quello cupo, freddo, gelido e nebbioso delle valli di Comacchio durante l’ inverno. La narrazione è sviluppata attraverso una serie di descrizioni che rendono bene le difficoltà naturali che i partigiani devono quotidianamente affrontare. I folti canneti, gli argini, i passaggi nascosti e fangosi, che caratterizzano questo ambiente, furono d’ aiuto alla clandestinità dei partigiani; ma ad ostacolarli c’ era l’ acqua: i partigiani per spostarsi utilizzando delle imbarcazioni ma purtroppo gli spostamenti risultano comunque lenti. Altro elemento vincolante del paesaggio e del suo clima è quello della nebbia, dal momento che durante i lunghi e bui inverni la folta cortina di nebbia affianca la neve, il gelo, il vento freddo e impetuoso. La protagonista Agnese è costantemente accompagnata da immagini di terra e acqua, a partire da quando inizialmente svolge il lavoro di lavandaia fino a quando intraprende il ruolo di staffetta, con i suoi interminabili percorsi in bicicletta attraverso la campagna sotto la pioggia. La valle è il luogo che nel romanzo unifica acqua e terra, una zona intermedia, una sorta di palude in cui i partigiani combattono la loro lotta. Inoltre nel romanzo prevale la narrazione di avvenimenti dediti alle azioni che si svolgono in scenari prevalentemente notturni, complici della clandestinità.
Nel film, diretto da Giuliano Montaldo, girato appunto nella zona dell’ alta Romagna, la riproduzione dei luoghi è fedele all’ idea paesaggistica che Renato Viganò ha affidato al romanzo.

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1. Le donne e la Resistenza “Sono circa centoventotto i nomi delle donne che diedero alla guerra di liberazione antifascista una ricchezza che non avrebbe raggiunto altrimenti. Donne, tra cui mamme,spose, figlie, sorelle, fidanzate; operaie, braccianti, contadine, intellettuali. Erano quelle che soffrivano di più, che tremavano, non solo per se stesse ma per i figli, i mariti, i padri, i fratelli, i fidanzati”. 1 Durante la guerra non solo si erano fatte carico delle responsabilità sociali tradizionalmente maschili, sostituendo l’uomo nel lavoro e nel mantenimento della famiglia, ma avevano anche scelto di schierarsi e combattere la lotta resistenziale, ribaltando la consueta divisione dei ruoli maschile e femminile. “Sconosciuta e dimenticata la maggior parte delle donne che appartennero alla resistenza” 2 , sebbene il loro apporto si fosse rivelato determinante ai fini di una maggiore efficacia dell’organizzazione delle formazioni partigiane, entrando a far parte di diritto nella storia della Liberazione nazionale. “Dalla vita si misero fuori per essere nella Resistenza. Lasciarono amore e passione per morire nella Resistenza”. 3 Le donne partigiane si occupavano della propaganda del pensiero d’opposizione al nazifascismo, attaccando manifesti o facendo volantinaggio, curando collegamenti, informazioni, trasportando e 1 R.Viganò, Le donne della Resistenza , Bologna, Mursia,1955, p.7 2 Ibidem 3 Ivi, pp. 13,14. 3

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letteratura della resistenza
renata viganò

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