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Le intensità di esercizio nei soggetti con Sindrome Metabolica: efficacia a confronto

Informazioni tesi

  Autore: Luca Fegatilli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi dell'Aquila
  Facoltà: Scienze Motorie
  Corso: Scienze delle attività motorie e sportive
  Relatore: Marco De Angelis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 51

“Istruttore! Oggi voglio fare 40' di camminata al treadmill così brucio più grassi!”
“No no, non superare i 130 bpm altrimenti poi utilizzi gli zuccheri e non i lipidi!” “Ma per bruciare i grassi devo fare mezz’ora o più di esercizio a bassa intensità?"
Da qui è partito tutto il mio interesse nel considerare la possibilità di “sfatare” uno dei maggiori miti circolanti nel mondo dell'attività motoria ossia, BASSA INTENSITA’/LUNGA DURATA, in particolare nel fitness, settore, troppo spesso alle prese con false verità e nella maggior parte dei casi personale inadeguato. Sempre più un gran numero di individui sedentari, sovrappeso, giovani e avanti con l’età, si recano in palestra, a volte sotto consiglio medico e svolgono sedute di allenamento a suon di bassa frequenza cardiaca (50/60 % FC max) e durata oltre i 30'.
Sono nel settore fitness da circa 2 anni e noto sempre più spesso che in molti individui l’effetto dell’esercizio fisico non è poi così efficace rispetto alla mole di tempo trascorso tra bike, treadmill e cross; l'unico risultato spesso evidente è l'abbandono precoce dei soggetti che sfiduciati, demotivati e privi di sostegno da parte degli istruttori rinunciano alle ore di attività fisica.
Mi sono messo alla ricerca di una soluzione "ideale" e incentivato dagli spunti proposti dalla Dr.ssa Serena Chiavaroli, ho iniziato ad analizzare le intensità di esercizio: un percorso ricco di interrogativi in buona parte chiariti dagli studi scientifici di settore riguardanti appunto, il confronto tra attività fisica a bassa ed alta intensità in soggetti sovrappeso e obesi, colpiti da sindrome metabolica. In maniera evidente ho notato che la maggior parte degli studi sono d’accordo nel sottolineare che l’attività fisica ad alta intensità fa scaturire miglioramenti più marcati nell'ambito dei fattori di rischio cardiovascolari e in particolare di quelli riferiti alla sindrome metabolica; di contro l'attività fisica a bassa intensità non sempre garantisce gli stessi risultati, a volte addirittura non si rileva alcun miglioramento. L'attenta valutazione dei diversi metodi e risultati ottenuti, mi ha guidato verso la creazione di un'ipotetica proposta di protocollo sull'attività fisica e l'intensità di esercizio, con l'obiettivo di analizzare l’esercizio di alta intensità sotto aspetti diversi rendendo lineare e comprensibile le metodologie e i risvolti applicativi. Spero che il mio contributo, non solo supporti la sfera della prescrizione dell'esercizio fisico nell'ambito pratico ma possa soddisfare curiosi interessati a chiarire questo importante tema ancor oggi ampiamente discusso, ricordando che: “l’esercizio fisico deve essere considerato come un medicinale, pertanto va assunto alle giuste dosi, rispettando criteri definiti, altrimenti possono esserci delle controindicazioni”.

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1 Premessa “Istruttore!Oggi voglio fare 40' di camminata al treadmill così brucio più grassi!” “No no, non superare i 130 bpm altrimenti poi utilizzi gli zuccheri e non i lipidi!” “Ma per bruciare i grassi devo fare mezz’ora o più di esercizio a bassa intensità?" Da qui è partito tutto il mio interesse nel considerare la possibilità di “sfatare” uno dei maggiori miti circolanti nel mondo dell'attività motoria ossia, BASSA INTENSITA’/LUNGA DURATA, in particolare nel fitness, settore, troppo spesso alle prese con false verità e nella maggior parte dei casi personale inadeguato. Sempre più un gran numero di individui sedentari, sovrappeso, giovani e avanti con l’età, si recano in palestra, a volte sotto consiglio medico e svolgono sedute di allenamento a suon di bassa frequenza cardiaca (50/60 % FC max) e durata oltre i 30'. Sono nel settore fitness da circa 2 anni e noto sempre più spesso che in molti individui l’effetto dell’esercizio fisico non è poi così efficace rispetto alla mole di tempo trascorso tra bike, treadmill e cross; l'unico risultato spesso evidente è l'abbandono precoce dei soggetti che sfiduciati, demotivati e privi di sostegno da parte degli istruttori rinunciano alle ore di attività fisica. Mi sono messo alla ricerca di una soluzione "ideale" e incentivato dagli spunti proposti dalla Dr.ssa Serena Chiavaroli, ho iniziato ad analizzare le intensità di esercizio: un percorso ricco di interrogativi in buona parte chiariti dagli studi scientifici di settore riguardanti appunto, il confronto tra attività fisica a bassa ed alta intensità in soggetti sovrappeso e obesi, colpiti da sindrome metabolica. In maniera evidente ho notato che la maggior parte degli studi sono d’accordo nel sottolineare che l’attività fisica ad alta intensità fa scaturire miglioramenti più marcati nell'ambito dei fattori di rischio cardiovascolari e in particolare di quelli riferiti alla sindrome metabolica; di contro l'attività fisica a bassa intensità non sempre garantisce gli stessi risultati, a volte addirittura non si rileva alcun miglioramento. L'attenta valutazione dei diversi metodi e risultati ottenuti, mi ha guidato verso la creazione di un'ipotetica proposta di protocollo sull'attività fisica e l'intensità di esercizio, con l'obiettivo di analizzare l’esercizio di alta intensità sotto aspetti diversi rendendo lineare e comprensibile le metodologie e i risvolti applicativi. Spero che il mio contributo, non solo supporti la sfera della prescrizione dell'esercizio fisico nell'ambito pratico ma possa soddisfare curiosi interessati a chiarire questo importante tema ancor oggi ampiamente discusso, ricordando che: “l’esercizio fisico deve essere considerato come un medicinale, pertanto va assunto alle giuste dosi, rispettando criteri definiti, altrimenti possono esserci delle controindicazioni”.

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Parole chiave

alta intensità
attività aerobica
bassa intensità
esercizio fisico
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lipidi

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