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Economia delle imprese cooperative

Informazioni tesi

  Autore: Mirella Di Benedetta
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Domenico Sarno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 158

Le cooperative sono imprese che affrontano, al pari delle imprese di capitali, problemi di concentrazioni, globalizzazione, mutamento tecnologico e organizzativo e nuovi bisogni degli utenti. Esse affrontano anche le particolari sfide legate alla loro specifica natura di organizzazioni volontarie ed aperte, a controllo democratico ed equa partecipazione economica dei soci.

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4 INTRODUZIONE La teoria economica ha contribuito alla nascita e alla diffusione delle cooperative, che gli economisti hanno teorizzato, dapprima, come forme d„imprese nate in contrapposizione al capitalismo e versus i principi ispiratori delle imprese capitalistiche, poi, concepite come un nuovo sistema di produzione. La svolta nel pensiero economico si è avuta nel 1958, quando Ward, economista neoclassico, ha individuato i principi fondativi di una teoria economica delle cooperative di produzione e ha formulato le regole principali di funzionamento dell‟impresa cooperativa. L‟articolo di Ward ha aperto un nuovo campo di ricerca economica e da allora si sono avuti notevoli contributi a riguardo, tanto che oggi esiste una compiuta teoria economica delle cooperative di produzione. Un contributo recente è quello di Zamagni, che distingue due filoni di teoria economica delle cooperative: uno che considera le cooperative come la risposta al fallimento delle imprese capitalistiche, l‟altro che vede la cooperativa come forma d‟impresa non solo alternativa ma migliore dell‟impresa capitalistica. L‟impresa cooperativa capovolge il rapporto capitale-lavoro che si ha nel capitalismo perché, mentre l‟impresa capitalistica opera in funzione del capitale alla cui crescita sono subordinate tutte le altre scelte ed è il capitalista che controlla il lavoratore, nell‟impresa cooperativa o autogestita l‟obiettivo è la massimizzazione del benessere dei soci ed è il lavoratore che controlla l‟uso del capitale che è subordinato al fine della cooperativa stessa. Tale capovolgimento determina la completa separazione della proprietà dal controllo e la rottura del nesso tra imprenditorialità e proprietà, il quale è inscindibile nel capitalismo. Le cooperative dispongono di una formula organizzativa che esalta i principi democratici di uguaglianza e partecipazione, infatti, i soci sono legittimati a partecipare alla gestione della società come utenti, lavoratori, piccoli e medi imprenditori secondo il principio mutualistico “una testa, un voto”. A differenza, i soci di un‟impresa capitalistica sono legittimati a partecipare in base al conferimento del capitale sociale, la loro partecipazione è proporzionata alla quota di capitale e le decisioni sono prese in base al principio “un‟azione, un voto”. Lo scopo sociale delle cooperative e il vantaggio mutualistico dei soci si concretizzano mediante l‟istituto del ristorno, disciplinato all‟art. 2545 sexies c.c.. Il ristorno è un “premio” attribuito ai soci per aver attuato in concreto il rapporto mutualistico, premio da erogarsi in misura tanto maggiore quanto più consistenti e

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