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L'Islam al governo in Turchia: l'impatto politico del Refah Partisi e il processo del 28 febbraio

Informazioni tesi

  Autore: Niccolò Fattori
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze internazionali e diplomatiche
  Relatore: Marcella Emiliani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

Organizzazione, successi elettorali, chiusura forzata e retaggio del Refah Partisi e del governo Refahyol, 1996-97.
La chiusura del Refah era l’ultimo atto di una catena di governi brevi ed inconcludenti, dai quali si distingue comunque solo per la fine piuttosto originale, inevitabile e soltanto accelerata da un intervento dello stato maggiore.
Gli anni dopo la morte di quello straordinario statista che fu Turgut Ozal (1993) furono caratterizzati da esecutivi instabili, coalizioni di governo svogliate quando non dichiaratamente litigiose, da un’economia in aperta crisi e dall’assenza di leader davvero abili, dalla mancanza di una visione politica forte e di un partito all’altezza, capaci di portare il paese alla realizzazione di obiettivi potenzialmente a portata di mano. Lo scenario caotico, la crisi sudorientale, la politica frantumata in un mosaico di partiti centristi dalle piattaforme più o meno equivalenti erano tutti sintomi di un periodo di transizione e stabilizzazione tra il darbe dell’80 e quella che col senno di poi sappiamo essere la vittoria inappellabile dell’AKP nel 2002. In quel periodo, l’esercito non aveva ancora messo da parte, nemmeno in via nominale, il suo ruolo di cane da guardia della repubblica, e nel 1997 i “generali riluttanti” commisero il comprensibile errore di abbassare la natura del loro intervento, tradizionalmente inteso come ultima ratio in risposta ad una situazione di estrema instabilità, portando l’autorevolezza dell’esercito nel reame delle beghe partitiche, appoggiando certi movimenti di opposizione e danneggiando la propria reputazione di imparzialità. Sempre col senno di poi, potremmo ascrivere il postmodern darbe (colpo di stato post-moderno) del ’97 non tanto nel solco dei tradizionali interventi di stabilizzazione e reindirizzo delle forze armate turche, ma come l’inizio di un processo di integrazione dell’esercito nella politica (processo per fortuna abortito con l’ultima serie di nomine dello stato maggiore), a partire da una serie di circostanze contingenti, in un contesto sistemico caratterizzato da una stabile instabilità, anche a tutela degli interessi politici e finanziari orbitanti attorno ai centri del potere Laik.

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9 Introduzione. “ N essu n at t o c o n t ro l’ o rd in a mento Laico, D e mo c rat ic o e c o n t ro lo st at o d i d irit t o stabiliti dalla costituzione può essere in alcun modo tollerato. ” Così comincia lo storico documento con cui, il 28 Febbraio 1997 lo Stato Maggiore delle TSK ( Fo rz e Arm at e T u rch e) d à in iz io alla su a c ampagna “p o st m o d e rn a” c o n t ro il governo presieduto d al Ref ah P art isi ( p ar t it o d el b e n e ssere , RP) d el “ rad ic ale ” mu su lma n o Necmettin Erbakan. Nel documento ricorre per tre volte il termine irtica , “Reaz io n e p o lit ic a” . “Reazione Islamica ”. Il documento del 28 febbraio doveva essere, nelle intenzioni delle TSK, una medicina a questo reazionarismo tanto minaccioso nei confronti della loro identità di garanti e difensori dello status quo ideologico kemalista, laico e repubblicano. Nella mente dei militari, il matrimonio tra Islam e Democrazia che caratterizza la storia della Repubblica Turca, ha dato alla luce un figlio, il Laicismo, che ogni tanto si ammala, e ha bisogno di cure. A seconda dei casi, questa medicina – il Colpo di Stato Militare, o Darbe – può essere più o meno forte, più o meno traumatica la somministrazione: nel 1960, contro un sist em a d i d em o c ra z ia au t o ri t aria , la c u ra f u l’imp ic c agion e d el p rimo min ist ro e la stesura di una nuova costituzione – p i ù lib e ra le. N el 19 7 1, all’in i z io d egli “ann i d i p iom b o ” t u rch i, l’eser c i t o dichiarò illegali tutti i partiti estremisti ed impose un nuovo esecutivo. Nel 1980, tre anni di governo militare, misure a favore dell ’ed u c az io n e religiosa – il sostrato culturale inevitabilmente comune ai Turchi di destra e di sinistra – e una costituzione assai più rigida furono lo shock che pose fine al tragico periodo d ell’a t o miz z az i o n e partitica e del terrorismo politico (per lo meno, a certi tipi di terrorismo politico). L’in t erve n t o d el 1 99 7 f u , a suo modo, la cura di una cura, sempre ovviamente dal punto di vista dei militari: impose misure antitetiche a quelle imposte dalla giunta golpista di diciassette anni prima, diminuendo il supporto statale alle organizzazioni islamiche, penalizzando gli studenti delle scuole per imam e predicatori (le imam-hatip okullari, IHO), ribaltando il fronte del proprio impegno politico contro il nuovo nemico interno: l’islam politico.

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