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La programmazione negoziata

La tesi si propone di illustrare lo stato dell'arte della disciplina della programmazione negoziata cosi' come introdotta dalla legge 662/1996. E' stato analizzato l'argomento della programmazione in generale, campi ristretti quali l'urbanistica contrattata e le pianificazioni in campo ambientale ed in generale lo sviluppo del principio consensualistico all'interno del diritto amministrativo. E' stato analizzato l'argomento degli accordi amministrativi al fine di tentare una qualificazione giuridica della programmazione negoziata nell'ambito dell'art. 15 della legge 241/1990. Infine si sono evidenziate alcune problematiche relative ale figure di programmazione negoziata, ovvero le intese istituzionali di programma, gli accordi di programma quadro, i patti territoriali, i contratti di programma (e di localizzazione) ed i contratti d'area, anche al fine di evidenziare la necessita' di riforma del sistema della programmazione statale.

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Introduzione Introduzione Partendo da un concetto "classico" di programmazione, aggettivare questo istituto col termine "negoziata" sembrerebbe creare una contraddizione in termini. Accostare infatti l'idea di programmazione, da sempre forma di esercizio del pubblico potere in senso autoritativo e discrezionale 1 , con quella di negoziazione, ovvero di incontro di volontà e di interessi al fine di giungere ad un consenso, può sembrare a prima vista un'operazione difficoltosa, se non improbabile. Tuttavia l'evoluzione della scienza del diritto amministrativo ha permesso un lento e graduale passaggio da un'amministrazione monolitica ed intrinsecamente autoritativa nel suo modo d'agire, ad un'amministrazione più "aperta" alle istanze dei privati. La graduale presa d'atto da parte dei pubblici poteri dell'insufficienza, e talvolta dell'inappropriatezza, degli strumenti autoritativi di azione amministrativa, ha favorito la nascita in via di prassi di alcune forme di intesa ed accordo. L'accettazione di tali forme di accordo tra soggetti pubblici avvenne in tempi relativamente rapidi da parte della dottrina, seppur dopo alcune resistenze iniziali; viceversa più dubbi suscitò la possibilità per l'amministrazione statale di giungere ad una determinazione delle scelte attraverso la contrattazione con alcuni soggetti privati. Tale eventualità fece emergere forti critiche, essenzialmente basate sull'opportunità e sull'ammissibilità del fatto che gli interessi pubblici, di cui da sempre è portatrice l'amministrazione, potessero subire mitigazioni se messi a confronto e contrattati insieme a quelli più "ristretti" dei privati. Inoltre, inizialmente, era impensabile accettare che l'amministrazione, espressione del potere pubblico per eccellenza, si potesse confrontare 1 Associata anche ad una concezione di amministrazione posta in una condizione di supremazia rispetto ai privati cittadini, non più sul modello del rapporto "suddito-sovrano" ma comunque sempre intesa gerarchicamente. 1

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Andrea Gibin Contatta »

Composta da 208 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.