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La sofferenza nella fotografia - Il fotoreporter Walter Astrada

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Dottori
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Giuseppina Bonerba
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 131

L'immagine fotografica è il mezzo più straordinario che l'uomo poteva inventare per raccontarsi. Attraverso le immagini si possono vivere le emozioni passate e presenti che vivono o che hanno vissuto altri esseri umani a chilometri di distanza. Possiamo far scorrere di fronte ai nostri occhi immagini di un evento piacevole e di un evento spiacevole, fatti che accadono vicino o lontano da noi. In entrambi i casi, l'uomo è sempre stato attratto dalle fotografie, perché lo rappresentano in un certo qual modo, sia come oggetto sia come soggetto che fotografa. Che si tratti di cose piacevoli o spiacevoli, la vista ci procura, nello stesso istante in cui ammiriamo oppure scattiamo una fotografia, una o più emozioni.
Queste emozioni possono oscillare da un estremo all'altro dei sentimenti, in maniera più che soggettiva, esiste un solo caso in cui la maggior parte degli uomini prova la stessa emozione: di fronte a fotografie che mostrano la sofferenza. Alla vista di un uomo che soffre, del dolore che viene inflitto ad un altro, della morte, l'emozione comune è molto spesso lo sdégno. E' qui che la mia ricerca inizia, è dalle domande che tutti si pongono di fronte ad una fotografia cosiddetta shock, ad una fotografia consigliata ad un pubblico adulto che ritrae una o più persone sofferenti: perché devono mostrare tutto ciò?
Perchè dobbiamo vedere queste immagini? Perchè fotografano questo?

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4 Introduzione Da quando esiste l'uomo esistono conflitti, guerre, carestie, catastrofi naturali, epidemie e tanti altri eventi che portano la sofferenza alla specie umana e non. Tempo fa si potevano conoscere molti dettagli a riguardo: dove succedevano quegli eventi, cosa succedeva in quei posti. Si potevano udire i resoconti di testimoni diretti, ad esempio il racconto di un reduce della guerra, di un miracolato da un terremoto. In alternativa alla testimonianza diretta il messaggio passava da persona a persona che riportava i fatti così come li aveva sentiti ripetere, fino a giungere ad ognuno di noi. Man mano che il progresso compiva il suo sviluppo, questi resoconti erano sempre più aggiornati, di settimana in settimana, di giorno in giorno fino ad arrivare al giorno d'oggi, dove la notizia cambia, si modifica, si aggiorna minuto dopo minuto, secondo dopo secondo, nella maniera più veritiera e oggettiva possibile. Questi racconti sono resoconti a volte dettagliati a volte no, spesso censurati dalla politica, altre volte dalla morale di chi è diretto testimone, il quale risparmia i dettagli ai non presenti, altre volte modificati appositamente per mentire al pubblico. La sofferenza umana viene comunque raccontata in tutte le sue forme , tutte le atrocità commesse tra uomini, tutta la violenza della natura che causa disastri, le malattie che portano allo sterminio delle popolazioni, tutto ciò che accade nella terra viene raccontato, sotto il principio di umanità che ci unisce. Tempo fa quindi si assisteva agli eventi in prima persona e solo

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