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L'Islam a Bologna: uno studio sulla funzione identitaria del ramadan.

A partire da una solida documentazione bibliografica e da una breve ma mirata ricerca sul campo tra musulmani immigrati residenti nell'area della provincia di Bologna, ho condotto dapprima una presentazione del complesso cultuale e festivo formato dal ramadan e dall'id al-fitr nei suoi aspetti puramente teorico-religiosi e storici. Ho realizzato quindi uno studio sulle modalità attraverso le quali esso viene vissuto in un contesto di emigrazione quale può essere quello italiano, e infine ho svolto una riflessione sulla sua utilità come mezzo di ricostituzione di un'identità immigrata che vede nell'elemento religioso, ancor più che in quello di origine geografica, il suo collante fondamentale.

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1 INTRODUZIONE L'Islām è una religione estremamente ramificata e differenziata al suo interno: al di là della principale divisione tra sunniti e sciiti, sono moltissime le scuole giuridiche e interpretative che costituiscono il ventaglio di possibilità tra le quali può scegliere il musulmano. Ciononostante (quasi) nessuna di queste correnti è considerata eretica, sono tutte legittime e "ortodosse "; questo perché in realtà la pluralità è considerata un valore, come sancisce lo stesso Corano 1 , e perché nella religione musulmana, mancando quasi completamente nella teologia veri e propri dogmi, è più corretto parlare di ortoprassi che di ortodossia 2 . In pratica l'unico modo per essere tacciato di apostasia è negare la shahāda 3 , il primo dei "pilastri della religione " ( arkān al-dīn 4 ), i cinque doveri fondamentali dell'uomo nei confronti di Dio, detti anche 'ibādāt . La shahāda consiste nel recitare ad alta voce, possibilmente in presenza di testimoni, la frase "Non vi è altro dio all'infuori di Dio e Muḥammad è l'inviato di Dio ", ovviamente in arabo coranico. Questa proposizione contiene quello che potremmo chiamare il dogma essenziale dell'Islām, ovvero l'unicità di Dio ( tawfīd ): il monoteismo assoluto e intransigente è la caratteristica basilare della religione musulmana. La seconda ibādāt è la preghiera obbligatoria ( ṣalat ), da compiere cinque volte al giorno. Essa consiste in una serie di movimenti precisi da ripetersi almeno due volte per la preghiera dell'alba, almeno tre per quella del tramonto e almeno quattro per quelle di mezzogiorno, del pomeriggio e della sera; va sempre preceduta, come tutti gli atti sacri, dalla purificazione rituale. Il terzo pilastro della fede è la zakāt , l'elemosina rituale: è questa una sorta di tassa annua, regolata dalla legge e imponibile su alcuni tipi di possedimenti e di guadagni, che veniva poi ridistribuita dal potere centrale a favore di determinate categorie – poveri, ammalati, pellegrini, schiavi desiderosi di affrancarsi, debitori per motivi 1 Cor . IL, 13. 2 A. Bausani (1999), L'Islam , Milano: Garzanti, pp. 33-36. 3 Per la trascrizione dall'arabo mi sono basato sulle norme adottate nel libro di Bausani di cui alla nota 2. 4 Per quel che riguarda la trattazione degli arkān al-dīn si faccia riferimento a Bausani, L'Islam , op. cit., pp. 42-60, e a G. Vercellin (1996), Istituzioni del mondo musulmano , Torino: Einaudi, pp. 218-222. 1

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giovanni Ruggeri Contatta »

Composta da 60 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.