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Il rapporto uomo-tecnica nella prospettiva filosofica di Hans Jonas

Informazioni tesi

  Autore: Ida Piluso
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Teoria della comunicazione
  Relatore: Paola Helzel
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 164

Il "principio responsabilità" è alla base della nuova etica proposta da Hans Jonas nel ripensare il rapporto tra uomo e natura, e tra l'uomo e se stesso. Infatti essi sono entrati in conflitto e la loro relazione è stata resa disarmonica dall'uso scorretto della moderna tecnologia.
Le riflessioni critiche di Jonas sono dedicate a questo tema, alla sfida morale della tecnologia e alla nuova etica di cui essi necessitano. Egli afferma la necessità di fondare, nell'era del controllo manipolatore della natura, l'etica della responsabilità degli uomini nei confronti degli altri uomini e dell'ambiente. Il merito di Jonas è di aver dato un contributo significativo alla riflessione su questo argomento senza mai perdere di vista l'aspetto pratico e soprattutto politico di queste questioni.
La questione delle conseguenze del cattivo uso della tecnologia è prima di tutto una faccenda politica che coinvolge ogni livello della vita umana (la salute e i diritti) e riguarda ogni aspetto della sua relazione con la natura: l'aspetto sociale (perché l'uomo deve vivere in una società a rischio) e l'aspetto comunicativo, che riguarda la percezione umana del rischio che l'uomo corre. Questo rischio riguarda soprattutto le future generazioni. Questo è lo scopo dell'etica della responsabilità: lasciare agli uomini futuri una natura amichevole e non ostile, pronta a vendicare le ingiurie sofferte; ma saranno gli uomini capaci di abbracciare questa nuova etica? La paura di una probabile catastrofe ecologica non porta il nostro autore a un risultato pessimistico: Jonas coserva una moderata fiducia nella ragione e nella libertà dell'uomo. Invece noi affermiamo che la vulnerabilità della natura e gli effetti dannosi sul corpo umano, prodotti da alcune cattive applicazioni della tecnologia, mostrano che l'uomo fa anche un cattivo uso della sua ragione.

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4 Introduzione Se ci troviamo sempre più sull‟orlo di una possibile crisi planetaria, se il mondo deve affrontare una quantità di problemi e di rischi mai presentatisi in passato e se il futuro della nostra civiltà tecnologica appare oggi quanto mai incerto, la colpa non è della scienza o della tecnologia – ovvero dell‟applicazione pratica delle scoperte scientifiche – bensì dell‟utilizzo assolutamente dissennato che noi uomini facciamo di entrambe. Le conquiste della scienza moderna sono, a dir poco, affascinanti. Negli ultimi due secoli, l‟uomo ha imparato molte più cose che in tutto il resto della lunga storia sua e della civiltà. Così, ora sappiamo sulle nostre origini e sull‟universo che ci circonda ciò che appena i nostri bisnonni neppure si sarebbero sognati di chiedere. Il progresso scientifico ha aperto nuovi straordinari orizzonti nella comprensione rigorosa del mondo in cui siamo nati e viviamo; per di più, numerose applicazioni pratiche di scoperte scientifiche sono risultate utili a scopi benefici e di pace. Oggi, però, il sempre più precario stato di salute del nostro pianeta e la spada di Damocle di un olocausto nucleare e di altri disastri su scala planetaria suscitano, soprattutto in alcune menti illuminate, una notevole preoccupazione. Le applicazioni belliche della scienza, inoltre, si rivelano sempre più potenti e micidiali, mentre proliferano le tecnologie civili sviluppate a scopo di lucro senza curarsi troppo dei loro possibili effetti sull‟uomo o sull‟ambiente. Dunque, la scienza sembra dover salire sul banco degli imputati, accusata di essere la prima responsabile dell‟attuale stato di degrado e del minaccioso futuro che si va prospettando per il nostro mondo e per la nostra civiltà. Eppure, la scienza non è, di per sé, né buona né cattiva. Gli ordigni nucleari, certi tipi di manipolazioni genetiche, l‟eccessivo inquinamento e tanti altri mali moderni che ci affliggono o ci preoccupano, non sono colpa dello sviluppo scientifico, bensì la conseguenza di errate scelte di fondo, che hanno privilegiato le applicazioni pratiche della scienza a fini distruttivi rispetto alle applicazioni a fin di bene. Mentre la scienza pura permette pian piano di decifrare e leggere il misterioso libro della natura, il potere politico e quello economico spesso finanziano lo studio di applicazioni tecnologiche delle

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