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Diritto e cultura islamica: coscienza e conoscenza dell'altro. Il caso iraniano.

Informazioni tesi

  Autore: Marco Cacciatore
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Fulco Lanchester
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 221

La tesi si propone di fornire al lettore, in un primo momento, gli strumenti analitici di base per osservare l'universo islamico e mediorientale: introducendolo attraverso un primo capitolo sul Diritto islamico ed un secondo sulla storia e sulle maggiori correnti filosofiche che hanno influenzato l'evoluzione di queste terre. In un secondo momento, poi, l'analisi scende nel particolare, ad affrontare il caso iraniano. Anche con questo oggetto d'indagine l'approccio seguito è quello storico-filosofico, funzionale a condurre lo studio verso conclusioni che, tanto per la Repubblica islamica d'Iran quanto per il Medio Oriente tout court, mettono in una relazione di antecedenza logica gli approcci ed i susseguenti sviluppi.

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INTRODUZIONE Dopo l‟attacco alle Twin Towers dell‟11 Settembre 2001, l‟universo islamico è divenuto oggetto di studio di molti analisti e politologi in Occidente. Molte volte, però, è una acriticità disarmante a caratterizzare questi approcci, contribuendo a strutturare un‟immagine dell‟Islam e delle società musulmane che ne identifica le radici culturali, ed il relativo processo storico, con le manifestazioni integraliste, fondamentaliste o addirittura terroriste che oggi hanno luogo 1 . Risultando palese e forse anche retorico che lo studio delle civiltà non può partire da approcci così volti alla generalizzazione e banalizzazione, la qui presente ricerca si pone come primario intento la volontà di demistificare molte di queste conclusioni – affrettate – sul mondo musulmano, volendo piuttosto rendere una effettiva conoscenza della reltà ad oggi corrente nei Paesi islamici. Tenendo ferma la base giuridica della ricerca del lavoro di analisi, esso partirà con l‟esporre la materia del Diritto islamico, passandone in rassegna gli istituti che maggiormente lo caratterizzano e lo differenziano dai sistemi giuridici occidentali. Già da questo primo approccio sarà visibile quanto il connotato islamico caratterizzi in maniera forte l‟aspetto giuridico delle società musulmane, come d‟altronde accadeva per le realtà cattoliche fino al Medioevo, sotto l‟influsso del 1 E‟ inaccettabile, e sicuramente non funzionale alla comunicazione tra i popoli, sostenere che “Fino ad ora le religioni sono riuscite tutte o quasi, pur rispettando i propri principi etici e morali, ad integrarsi con la democrazia, unica eccezione l‟islam che per sua connotazione non può accettare di integrarsi, in quanto è stato concepito e soprattutto interpretato e divulgato, in modo che ogni islamico diventi portatore del principio dell‟islam, che lo rende di fatto un combattente seduta stante, ovunque si trovi a vivere la propria esistenza e un potenziale boia, qual‟ora una fatwa, emanata da uno qualsiasi degli imam o sceicco, qual dir si voglia, che numerosi occupano posti di prestigio, ordini ai fedeli di assassinare qualcuno, con una sentenza di morte, senza appello in nome di un principio, che non ha ragione d‟essere se non nel concetto di distruggere qualsiasi forma di pensiero diversa e libera dai condizionamenti dei dettami coranici o peggio dei dettami che loro hanno deciso siano quelli coranici” (www.lisistrata.com, “Due domande sull’Islam. E’ compatibile la democrazia con l’Islam? Sono integrabili gli islamici nelle democrazie occidentali?). A una tale posizione, a mio avviso controproducente, e sicuramente non in linea con lo sviluppo di un ordine mondiale realmente “globale”, risponde Farian Sabahi, docente d'Islam e democrazia alla facoltà di scienze politiche presso l'università di Torino, sostenendo che “Sicuramente Islam e democrazia possono sembrare in una contraddizione interna, ma io non penso sia questo il caso e la mia opinione è molto simile a quella della Nobel per la pace, la signora Shirin Ebadi, ovvero non possiamo sostenere che l'Islam e la democrazia siano inconciliabili, altrimenti facciamo il gioco degli imperialisti, occorre trovare una mediazione e vedere quale Islam potrà essere compatibile con quale democrazia? Questo è un tema su cui ha scritto ed ha dibattuto parecchio, anche in occasione della sua visita in Italia dell'anno scorso, Hojjat ol-Eslam Mohsen Kadivar che è uno dei protagonisti a cui do voce nel mio ultimo libro „Un'estate a Tehran‟. Il dottor Kadivar spiega al pubblico italiano che soltanto un "Islam moderato" potrà essere compatibile con la democrazia. ( http://italian.irib.it, “Farian Sabahi ci parla di Islam, democrazia e della questione iraniana”). È altresi ancora più inaccettabile la politica cominciata dai governi mondiali in opposizione al “Terrorismo islamico”, innanzitutto nel suo riflesso sulla cultura, che ha favorito la formazione di un immaginario collettivo di esecrazione dell‟intero universo islamico in Occidente. “I comportamenti dei singoli vengono identificati con quelli previsti dalla Shari’a e, quindi, se un tempo gli ottomani sgozzavano (…), o se oggi integralisti ammazzano (…), la comune reazione degli europei è di considerare tali orrori conseguenza della religione islamica” (A. Predieri; Islam e Costituzione; Laterza; Bari 2006; p. 50). Inoltre, occorre notare che al pari non si parla di Terrorismo ebraico o cattolico quando attentati o altre forme di attacco vengono prodotte da credenti di dette religioni.

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