Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il ruolo dell'immaginario nel cine-teatro di Derek Jarman

"Il roulo dell'immaginario nel cine-teatro di Derek Jarman" è uno studio di cinque sceneggiature scelte tra l'opera dell'artista multimediale. I testi di Caravaggio, War requiem, Edoardo II e Wittgenstein sono stati attentamente esplorati per dare una panoramica dei temi cari al regista-pittore ed un filo conduttore che lega i film trattati. Ne risulta un ampio studio semiotico che esamina il mondo della pittura, della musica, della poesia, del teatro ed infine della filosofia contemporanea. Il lavoro è inoltre completato da una prefazione che introduce il mondo del regista anglosassone ed una post-fazione che ribadisce l'impatto rivoluzionario della sua opera. Un'attenta bibliografia chiude, infine, la tesi.

Mostra/Nascondi contenuto.
1 DEREK JARMAN, SOVVERSIVO SUO MALGRADO Temi, linguaggi e politica. 1 Pittore, regista, scenografo, scrittore e giardiniere. Questo è Derek Jarman. “Regista della libertà”, “sovversivo maestro dell’arte”, “pittore della cinepresa”, “poeta del cinema”, “santo”, “martire”. Da figura di culto Jarman è assorto nell’Olimpo degli Autori anglosassoni, una delle poche voci del cinema indipendente alternativo ad emergere negli anni Settanta e Ottanta. Isolato, condannato a rimanere periferico e underground, costretto a recitare in vita la parte del regista maledetto, è riscattato dalla cronaca che fa di lui un personaggio politico, un’attivista per i diritti degli omosessuali, un portavoce della lotta contro l’A.I.D.S. e uno strenuo innovatore nel panorama stagnante delle arti. Jarman arriva al cinema attraverso la pittura ed il lavoro di scenografo, prima teatrale e poi cinematografico, con Ken Russel; nonostante le oggettive difficoltà sperimentate nel trovare i finanziamenti necessari alle sue produzioni, la pittura non diventa mai per lui né un ripiego né un rifugio. Il lavoro sull’immagine, l’innesto del video sulla pellicola, la mescolanza di stili ed epoche diverse nelle scenografie e l’incoerenza temporale del racconto filmico, dimostrano la duttilità di chi è capace di passare da un medium all’altro anche quando ne mantiene gli stessi contenuti. La gestazione laboriosa e prolungata dei suoi diversi progetti contraddice l’immagine di regista improvvisatore. Basta leggere le sceneggiature per accorgersi del meticoloso processo di scrittura e della limpidezza con la quale formula il suo pensiero narrativo. 1 Tratto da Gianmarco Del Re, Derek Jarman, Il Castoro Cinema. Perugia, 1997

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Emilio Sabini Contatta »

Composta da 148 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1425 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 4 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.