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Le vie mistiche: Gurdjieff e il sufismo

L’insegnamento gurdjieffiano trae nutrimento direttamente dalle dottrine sufi, delle quali il maestro armeno, in forma nuova, si fece portatore. Perché in forma nuova? Come mai il Signor Gurdjieff ha sentito la necessità di proporre gli insegnamenti acquisiti in versioni rivedute? Questo è un po’ lo scarto che esiste tra l’oriente e l’occidente, tra due stili di vita completamente differenti, i cui ritmi, usi e costumi sono divisi da un oceano. E anche il pensiero risente fortemente di queste differenze, abituati noi occidentali a non veder di buon occhio la struttura che pone al vertice un maestro, Dio dei suoi allievi, fortissimo oggetto di costante venerazione. L’occidentale si pone in maniera totalmente diversa dinanzi all’insegnamento, vuole riformare sempre le strutture, spesso dal basso verso l’alto, capovolgerle, comunque sia, sconvolgerle. E questo genera la perdita di quella disciplina che è invece riferimento costante per tutti gli allievi delle confraternite sufi, e nella quale soltanto risiede il segreto per il potenziamento della volontà del singolo.
Il maestro armeno, Georges Ivanovitch Gurdjieff, ha dunque creato degli schemi adatti al sistema di pensiero e di comportamento occidentali racchiudenti tutti gli insegnamenti che aveva raccolto in più di vent’anni di intensa ricerca presso confraternite di vari ordini, non solo sufi. Sarà importante, al fine di comprendere bene i punti di congiunzione tra occidente ed oriente, in questo tema, il trattare nello specifico l’argomento, arricchendolo di particolari, partendo da una visione generale che pian piano si assottiglierà sempre più; e vedremo quindi lucidamente, e tra di essi separati e distinti, i vari elementi che vanno a formare la metodologia Gurdjieffiana.
E come per l’occidente ho scelto un rappresentante autorevole, Gurdjieff, anche per l’oriente e l’insegnamento sufi sceglierò un rappresentante altrettanto noto per la sua autorevolezza e molto più lontano nel tempo: Jalàl al-Dìn Rùmì.

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Introduzione Obiettivo di questo elaborato è quello di mettere su due piani perfettamente paralleli due mondi, due discipline: la Quarta Via 1 di George I. Gurdjieff e l’antica tradizione del Sufismo. Noi osserveremo e scenderemo nel dettaglio per scoprire come l’insegnamento gurdjieffiano trae nutrimento direttamente dalle dottrine sufi, delle quali il maestro armeno, in forma nuova, si fece portatore. Perché in forma nuova? Come mai il Signor Gurdjieff ha sentito la necessità di proporre gli insegnamenti acquisiti in versioni rivedute? Questo è un po’ lo scarto che esiste tra l’oriente e l’occidente, tra due stili di vita completamente differenti, i cui ritmi, usi e costumi sono divisi da un oceano. E anche il pensiero risente fortemente di queste differenze, abituati noi occidentali a non veder di buon occhio la struttura che pone al vertice un maestro, Dio dei suoi allievi, fortissimo oggetto di costante venerazione. L’occidentale si pone in maniera totalmente diversa dinanzi all’insegnamento, vuole riformare sempre le strutture, spesso dal basso verso l’alto, capovolgerle, comunque sia, sconvolgerle. E questo genera la perdita di quella disciplina che è invece riferimento costante per tutti gli allievi delle confraternite sufi, e nella quale soltanto risiede il segreto per il potenziamento della volontà del singolo . Un maestro è una persona che unanime viene investita del ruolo che gli si addice, il ruolo di colui che conduce l’altro, o gli altri, ad uno sviluppo della propria essenza, tramite pratiche, idee e stimoli che possono variare di cultura in cultura ma che, nonostante le svariate forme assunte, sono tutte dedite ad un unico grande scopo: l’evoluzione dell’uomo. Il maestro 1 Cfr. P.D.Ouspensky, “La Quarta Via” 2

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Fabrizio Basciano Contatta »

Composta da 65 pagine.

 

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