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Il mercato azionario e l'economia americana: fine di un ciclo o inizio di una nuova?

Informazioni tesi

  Autore: Luca Anceschi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Economia Politica
  Relatore: Angelo Tantazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 219

Questo lavoro è un tentativo di analizzare delle possibili risposte di politica economica ad alcune domande poste dall’andamento dell’economia americana degli ultimi dieci anni. Con il primo febbraio del Duemila il boom degli anni Novanta ha superato per durata il record precedente, stabilito nell’America degli anni Sessanta. L’espansione americana ha rivelato finora una longevità che ha sorpreso tutti gli osservatori, a cominciare dalla Federal Reserve, che più volte in passato aveva messo nero su bianco l’attesa di uno spontaneo rallentamento economico. Per spiegare questo fenomeno alcuni economisti hanno parlato di un “nuovo paradigma” dell’economia in cui tensioni inflazionistiche e, conseguentemente, alti tassi di disoccupazione non sarebbero mai più ritornati. Ma è proprio vero che la situazione macroeconomica statunitense ci permette di cantare per sempre il Requiem al ciclo economico?
Il primo capitolo cerca di dare una risposta a questa domanda. La conquista più importante da parte dei policy makers americani di questi ultimi vent’anni è stata il controllo dell’inflazione che ha ridotto notevolmente l’instabilità ciclica della formazione del reddito. Dopo la nefasta esperienza degli anni Settanta, la lotta all’inflazione è diventata uno degli obiettivi principali della politica economica americana. In particolare, la straordinaria crescita non inflazionistica registrata negli anni Novanta è stata ottenuta attraverso una politica fiscale restrittiva (surplus di bilancio federale) e una politica monetaria flessibile, ma tendenzialmente accomodante.

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2 PREMESSA Questo lavoro è un tentativo di analizzare delle possibili risposte di politica economica ad alcune domande poste dall’andamento dell’economia americana degli ultimi dieci anni. Con il primo febbraio del Duemila il boom degli anni Novanta ha superato per durata il record precedente, stabilito nell’America degli anni Sessanta. L’espansione americana ha rivelato finora una longevità che ha sorpreso tutti gli osservatori, a cominciare dalla Federal Reserve, che più volte in passato aveva messo nero su bianco l’attesa di uno spontaneo rallentamento economico. Per spiegare questo fenomeno alcuni economisti hanno parlato di un “nuovo paradigma” dell’economia in cui tensioni inflazionistiche e, conseguentemente, alti tassi di disoccupazione non sarebbero mai più ritornati. Ma è proprio vero che la situazione macroeconomica statunitense ci permette di cantare per sempre il Requiem al ciclo economico? Il primo capitolo cerca di dare una risposta a questa domanda. La conquista più importante da parte dei policy makers americani di questi ultimi vent’anni è stata il controllo dell’inflazione che ha ridotto notevolmente l’instabilità ciclica della formazione del reddito. Dopo la nefasta esperienza degli anni Settanta, la lotta all’inflazione è diventata uno degli obiettivi principali della politica economica americana. In particolare, la straordinaria crescita non inflazionistica registrata negli anni Novanta è stata ottenuta attraverso una politica fiscale restrittiva (surplus di bilancio federale) e una politica monetaria flessibile, ma tendenzialmente accomodante. Il calo dell’inflazione non è, però, soltanto il risultato di una politica economica virtuosa, ma anche il frutto di cambiamenti microeconomici (come l’aumento della produttività favorito dalla rivoluzione tecnologica) che sembrano aver messo in crisi la famosa relazione tra inflazione e disoccupazione suggerita da Phillips. Storicamente il tasso di disoccupazione naturale dell’economia americana si è sempre attestato attorno al 6%, mentre nella seconda metà degli anni Novanta ha raggiunto il

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