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I poteri istruttori delle Commissioni tributarie

Informazioni tesi

  Autore: Enrico Siviero
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Consulenza amministrativa
  Relatore: Maurizio Interdonato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 96

Il presente lavoro di tesi parla di come ed entro quali limiti le Commissioni tributarie possono esercitare i loro poteri istruttori prima e dopo importanti correttivi e riforme. A tal fine verranno analizzati i singoli poteri che l’art. 7 del D. Lgs. n. 546 del 1992 attribuisce ai giudici tributari così come varie correnti di pensiero li interpretano

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7 1. GENERALITA’ SUL PROCESSO TRIBUTARIO 1.1 Aspetti generali Affinché lo Stato e gli altri enti pubblici possano assolvere alle loro molteplici funzioni debbono essere provvisti di mezzi economici adeguati, derivanti da entrate di vario tipo. Queste entrate possono provenire da due fonti: entrate pubbliche di diritto privato ed entrate pubbliche di diritto pubblico. La prima tipologia riguarda introiti che lo Stato assorbe attraverso negozi di diritto privato (mediante gestione di imprese pubbliche o tramite compimento di atti o fatti di rilevanza privatistica) mentre la seconda categoria, quella che più ci interessa, riguarda risorse economiche consistenti in beni in denaro o in natura che l'Erario incorpora in forza dell'esercizio della potestà di prelievo coattivo disciplinata dalla legge. Rientrano in quest'ultima categoria i cosiddetti tributi 1 che si caratterizzano rispetto alle altre prestazioni patrimoniali per i seguenti elementi essenziali: a) consistono in una obbligazione che ha ad oggetto una prestazione, normalmente pecuniaria, a titolo definitivo; b) tale obbligazione nasce direttamente o indirettamente dalla legge ed è perciò coattiva; c) la nascita dell'obbligazione medesima ha luogo al verificarsi di un presupposto di fatto che non è mai costituito da un illecito. Spesso però il soggetto/contribuente si trova in disaccordo con l'Amministrazione finanziaria sul fatto di dover pagare o meno un tributo (o di essere rimborsato in quanto ha pagato in eccesso) ed è in questo momento che si apre il contenzioso tributario regolato dal D. Lgs. n. 546 del 31 dicembre 1992, oltre che dal codice di procedura civile. Si tratta di un procedimento giurisdizionale originato da una lite tributaria tra l'ente impositore ed il contribuente e concernente l'esistenza, la misura, le agevolazioni, la forma, i termini, i privilegi per la riscossione e comunque ogni questione che incida sull'obbligazione tributaria e sulla sua realizzazione anche in sede di esecuzione 2 . Sul momento in cui deve sorgere l'obbligazione tributaria si sono espressi contrastanti orientamenti dottrinali ma si vuole ricordare quello più prevalente fornito da Giannini: il debito d'imposta nasce nel momento in cui si verifica il presupposto di fatto, cioè la situazione di fatto cui la legge collega il sorgere del tributo. L'accertamento, quindi, non fa sorgere l'obbligazione tributaria, ma segue la stessa con efficacia dichiarativa; l'accertamento non è elemento costitutivo del credito d'imposta ma 1 Per approfondimenti vedi FALSITTA, Corso istituzionale di diritto tributario, Padova, 2007, pag.7-8; TESAURO, Compendio di diritto tributario, Milano, 2004, pag. 3-4; GAFFURI, Diritto tributario, Padova, 2006, pag. 5-7; 2 Vedi Cass., n. 511, 10 febbraio 1975, Boll. Trib., 1975, pag. 661;

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