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Self-injury e adolescenza. Uno studio italiano all'interno del progetto SLAP

Spesso durante l’adolescenza i giovani iniziano ad esprimere il proprio disagio attraverso l’utilizzo del corpo e mettendo in atto comportamenti a rischio.
Negli ultimi anni si è parlato in modo ricorrente di autolesionismo, ma ad oggi ancora si riscontrano difficoltà sia nella classificazione sia nella definizione delle sue manifestazioni. "Self-injury" significa provocarsi ferite superficiali in assenza d’intenzionalità suicidaria. La presente ricerca riguarda l’indagine di questo specifico fenomeno, all’interno di un campione non clinico di popolazione italiana. Dopo aver rilevato le principali caratteristiche del comportamento oggetto d’indagine, provando a tracciare un profilo del soggetto autoferitore, sarà indagata l’ipotesi che alla determinazione del comportamento di autoferimento concorra, più che la presenza di fattori singoli, la combinazione di più variabili tra loro. A questo scopo sarà valutato il possibile ruolo di fattori di rischio e protezione e il loro funzionamento all’interno di un modello che prevede la presenza di fattori non di mediazione, bensì di moderazione, fra cui maltrattamento e comunicazione.

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- 4 - Introduzione L’adolescenza è un periodo di transizione ed evoluzione, caratterizzato da una complessa serie di cambiamenti intrapsichici e relazionali; si assiste a trasformazioni corporee, all’emergere di nuove responsabilit{ sociali e al processo di definizione della propria identit{. E’ spesso durante l’adolescenza, quindi, che i giovani iniziano a esprimere il proprio disagio attraverso l’utilizzo del corpo e mettendo in atto comportamenti rischiosi, al fine di esprimere tensioni e stress. Chiedendo a un’adolescente cosa significhi autoferirsi, non solo lo saprà spiegare, ma molto probabilmente conoscerà qualcuno che mette in atto tale comportamento; se si cercano informazioni a riguardo, consultando programmi di condivisione in internet, come Google o You-Tube, si troveranno milioni di risultati consultabili. Al periodo dell’adolescenza, dunque, è dedicato il primo capitolo di questa trattazione, che riporta le maggiori difficoltà incontrate dai ragazzi durante il periodo dello sviluppo e come queste possano contribuire all’insorgenza dei comportamenti di autoferimento. Di questo fenomeno, frequente tra gli adolescenti e i giovani adulti, negli ultimi anni si è parlato in modo sempre più ricorrente, utilizzando non sempre propriamente il nome autolesionismo. Tale termine indica il “comportamento di chi cagiona il proprio danno” (Zingarelli), rimandando a diverse tipologie d’azione volte al proprio danneggiamento. In letteratura sono state riscontrate difficoltà sia nella classificazione sia nella definizione del comportamento, dovute in gran parte alla complessit{ e all’eterogeneità degli atti autolesionistici. Essi, infatti, appaiono trasversali a molti altri fenomeni, svolgendo funzioni diverse, in situazioni differenti. Per meglio comprendere il fenomeno, occorre quindi uno studio attento, che tenga conto anche delle modalità, delle motivazioni e dei vissuti emotivi e psicologici con i quali viene compiuto il gesto autolesivo. Questi argomenti saranno trattati specificatamente nel secondo capitolo del presente lavoro . In particolare si parlerà di “self-injury”, un termine che implica provocarsi ferite superficiali in

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Sara Perego Contatta »

Composta da 147 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1421 click dal 12/05/2011.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.