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La Stampa rossa a Genova (1945-1953). Le carte Adamoli

Informazioni tesi

  Autore: Deborah Tolomeo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Marina Milan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 169

Oggetto della mia tesi è il fondo Adamoli, consultabile dal mese di gennaio 2005 presso il Centro Ligure di Storia Sociale. Le carte conservate dal sindaco di Genova e parlamentare Gelasio Adamoli durante la sua lunga carriera politica suggeriscono nuovi spunti per l’analisi della storia recente della nostra città e dell'opera del Partito Comunista all'interno della società civile.
Gelasio Adamoli, antifascista e Partigiano, membro della Direzione provinciale del Partito Comunista e poi del Comitato centrale, a Genova è ricordato come “il sindaco della Ricostruzione”: nominato nel 1948, al posto di Giovanni Tarello, presiedette la Giunta fino al 1951, quando la Democrazia Cristiana conquistò la maggioranza. Protagonista della vita politica ligure, ricoprì inoltre numerose cariche all’interno delle organizzazioni collaterali di Partito e dell’ANPI e fu direttore dell’edizione locale de “L’Unità” dal 1951 fino alla sua chiusura, nel 1957; uccessivamente siederà in Parlamento tra le file del PCI per più di dieci anni.
La mia ricerca si è concentrata sulla documentazione relativa all’attività giornalistica e propagandistica del Partito Comunista a Genova, nel delicato periodo –per la città, per il Paese e per lo stesso “Partito Nuovo” di Togliatti– della Ricostruzione e dell’avvio del sistema democratico in Italia. Mentre prendeva avvio la Guerra Fredda ed emergevano sempre più forti in Italia le fratture sociali e politiche, il settore editoriale ricostituisce e rafforza i propri legami con la politica e il potere economico : la grande stampa di fatto riprese una funzione propagandistica, svolgendo il proprio ruolo informativo conformandosi ad una linea di lealismo filogovernativo. Il "fronte moderato" costituito dalla DC e dalla grande industria tentò di di uniformare i mezzi d’informazione alla conservazione, posizione che si radicalizzò in un forte anticomunismo dal 1948. Tale fenomeno è censurato da Togliatti stesso, che sull'Unità già nel 1946 si scagliò contro la "stampa gialla" dominatrice del mercato: quella parte della stampa d’informazione nominalmente “indipendente”, ma di fatto legata al potere economico. Si innesca perciò una competizione tra la "stampa rossa" e i "giornali borghesi", che si gioca sul campo dell'informazione : "L'Unità" e le riviste vicine al Partito assumono un peculiare ruolo di contro-informazione e denuncia.
Nel corso di tale ricerca ho tenuto conto di una duplice esigenza: tratteggiare un quadro il più esauriente possibile della pubblicistica comunista a Genova nel dopoguerra, districandomi tre le innumerevoli pubblicazioni del partito e delle “associazioni amiche”;approfondire la figura di Adamoli, sindaco amato dai genovesi e legatissimo alla città nonchè carismatico leader comunista
Dalle carte emerge in tutta chiarezza il rapporto tra “L’Unità” e il suo editore, il Partito, che gestisce e orienta la stampa come una sua delicata articolazione organizzativa.
Successivamente ho cercato di capire quale fosse la funzione del giornalista all’interno del Partito: quale missione gli fosse affidata e in che modo la sua figura potesse aderire alla categoria “intellettuali organici”, a cui Togliatti aveva affidato il compito di ricostruire il partito nel nuovo contesto democratico e rinnovare la cultura nazionale per avvicinarla alla realtà sociale. Il fondo Adamoli è stato scandagliato a più livelli: prima, alla ricerca della documentazione relativa alle direttive del partito rivolte ai giornalisti, in particolare a quelli che lavoravano nel quotidiano L’Unità, “voce del Partito", dedicata alle “masse”; poi mi sono concentrata sulla stampa settoriale, considerato che L’obiettivo politico è la penetrazione informativa integrale nei settori in cui il PCI intende estendere il consenso.
Ho concluso la mia ricerca con una breve disamina del rapporto tra Partito e intellettuali, per approfondire l’inquadramento organizzativo dei giornalisti, in una fase di grande fermento associazionistico. Tale rapporto si riconduce al progetto di rinnovamento culturale che il Partito Comunista Italiano si propose nel secondo dopoguerra, per lo sviluppo di una cultura nazional-popolare moderna; citando M. Venturi “Il lavoro dello scrittore non deve servire soltanto al piacere di un gruppo più o meno colto di persone (..) un mezzo per ricreare o distogliere dalla noia la classe che ha avuto il privilegio di ottenere un'educazione; ma un mezzo per rendere cosciente della sua miseria, forza e grandezza l'uomo”.

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6 INTRODUZIONE "La storia si fa senza dubbio con documenti scritti. Quando ce n'è". Questo scriveva lo storico francese Lucien Febvre, per evidenziare come sia necessario avvalersi di tutte le fonti primarie e secondarie disponibili per condurre correttamente una ricerca storiografica. Prima di introdurre il mio lavoro è essenziale aprire una parentesi sulla rilevanza delle raccolte documentali quale fonte primaria della ricerca storica: oggetto del mio studio, infatti, è il fondo Adamoli, consultabile dal mese di gennaio 2005 presso il Centro Ligure di Storia Sociale. Le carte conservate dal sindaco di Genova e parlamentare Gelasio Adamoli durante la sua lunga carriera politica suggeriscono nuovi spunti per l’analisi della storia recente della nostra città e dell'opera del Partito Comunista all'interno della società civile. L’apporto di nuova documentazione relativa a fatti storici a noi vicini è essenziale perchè rende possibile l’approfondimento o la rilettura della contemporaneità: è quindi di vitale importanza incoraggiare la raccolta e sistemazione della carte legate ai protagonisti del Novecento. E’ inoltre estremamente gratificante per uno studente - in un’era in risulta relativamente semplice accedere ad una grande quantità di informazione attraverso il web, ma altrettanto difficile accertarne le fonti e quindi valutarne la validità - poter operare una ricerca approfondita "toccando con mano" le carte accumulate in un archivio. Rintracciare le fonti documentali legate ai protagonisti della storia e conservarle adeguatamente è quindi l'unico modo concreto di ricostruire e proteggere la memoria storica ed è essenziale mantenere in vita gli archivi e i centri di studio, che rendono disponibili tali strumenti.

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