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Punire e territorializzare. Dall'istituzione totale alla comunità.

Informazioni tesi

  Autore: Sara Gilioli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali
  Relatore: Giancarla Cicoletti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 200

Il titolo, in parte provocatorio, non prelude come ci si potrebbe aspettare alla disamina delle singole pratiche punitive assunte nei secoli dalle diverse società, piuttosto ritengo che l'Istituzione totale e la Comunità rappresentino le due anime ispiratrici dell'attuale campo penitenziario, che, come tale, è caratterizzato dalle routine e dai valori che gli hanno dato forma.
A questo proposito nella prima parte del mio lavoro ho cercato di definire il contesto contemporaneo (che considero non ancora definito secondo un ordine particolare) in cui si situano le pratiche penali e penitenziarie, assumendo che i processi di globalizzazione che toccano le più ampie sfere della vita individuale e sociale, concorrano anche ad influenzare, direttamente ed indirettamente, il ruolo assunto dal panorama penal-penitenziario nella regolazione delle dinamiche sociali.
I mutamenti intervenuti nella sfera sociale, economica, politica, culturale hanno modificato, per alcuni aspetti positivamente ma per altri negativamente, il tradizionale ordine moderno fondato su una prevalente stabilità delle relazioni e dei sistemi di protezione sociale.
Proprio la riduzione di quei meccanismi di regolazione, accompagnata da una complessità sempre maggiore e da stili di vita differenziati, se da un lato possono essere percepiti come fattori positivi per la possibilità di maggiori scambi e opportunità di sviluppo individuale, dall'altro hanno comportato anche la ridefinizione di alcuni valori portanti delle società tradizionali e l'acutizzarsi di condizioni di incertezza e di squilibrio sociale, che alimentano fasce di marginalità e di esclusione sociale difficili da arginare.
Anche il moltiplicarsi di organismi internazionali è da mettere in relazione ai processi di modificazione dei tradizionali sistemi moderni fondati su uno stato centrale, responsabile dell'ordine interno: in questo scenario di transizione quindi viene anche a modificarsi l'uso dello strumento punitivo, che sempre più appare come lo strumento privilegiato per garantire una sorta di ordine pubblico e sociale. Tale tendenza viene ad intrecciarsi con il sentimento diffuso di insicurezza sociale che contraddistingue la dimensione individuale del vivere contemporaneo, la quale si manifesta maggiormente nella paura della criminalità, presente soprattutto nei tessuti urbani ad alta concentrazione di popolazione. L'aumento costante del fenomeno dell'illegalità, correlato a comportamenti criminali sempre più diffusi e legati non più solo alle situazioni di devianza o di deprivazione ma anche alle nuove opportunità di delinquere, non può che alimentare maggiori aspettative rispetto al protagonismo dello strumento penale. D'altronde già Durkheim metteva in relazione i periodi di anomia con elevati tassi di criminalità e carcerazione.
A partire da tali considerazioni perciò ho tentato di descrivere le tendenze attuali che definiscono il panorama penal-penitenziario italiano e le sue difficoltà, che sembrano essere comuni anche ad altri sistemi penitenziari europei. Le attuali linee di tendenza descrivono un sistema penitenziario che vive situazioni continue di ambiguità e di incapacità di rispondere alle continue richieste di sicurezza provenienti dalla società civile, in modo coerente con i valori di fondo e le finalità per le quali si è costituito, a partire dalla nascita della Repubblica Italiana.
Le difficoltà derivano da una molteplicità di fattori relativi alle condizioni strutturali dei luoghi di pena, all'orientamento delle politiche penali e penitenziarie attuali che sembrano orientarsi ad un maggiore contenimento del disagio sociale piuttosto che riferirsi ai soli reati più gravi, all'emergere di nuovi e vecchi bisogni delle persone ristrette, visto l'aumento dei soggetti tossicodipendenti, stranieri e con patologie psichiatriche, ma anche l'elevato tasso di sovraffollamento che difficilmente consente di offrire condizioni umane e rieducative di esecuzione penale.
Nella seconda parte del lavoro invece ho ripercorso le dinamiche e i processi storici che hanno portato il campo penitenziario contemporaneo ad assumere i suoi tratti tipici, concentrando l'attenzione sulle dimensioni salienti che hanno inciso sulla sua configurazione organizzativa, secondo una prospettiva neoistituzionalista.
Pertanto ho cercato di tracciare una linea di evoluzione dell'apparato amministrativo deputato al controllo penale e alle pratiche trattamentali che nelle sue dinamiche, rispetto alle influenze del più ampio ambiente istituzionale, ha dato vita al continuum carcere-comunità.

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