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La condizionalità nelle organizzazioni internazionali economiche

Informazioni tesi

  Autore: Antonio Amato
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli studi di Napoli "Parthenope"
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze dell'Amministrazione
  Relatore: Sara Pugliese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 177

La profondità e l’assoluta originalità delle crisi in atto a livello mondiale stanno mettendo a dura prova le organizzazioni internazionali economiche , e le tecniche utilizzate da quest’ultime nell’erogazione dei prestiti ai paesi in difficoltà.
A tal fine, con la presente trattazione provo ad esaminare il discusso concetto della condizionalità nelle organizzazioni internazionali economiche, e quindi la predisposizione di meccanismi sia positivi (incentivi) che negativi (sanzioni) attuati dalle suddette organizzazioni per far sì che la concessione degli aiuti ai paesi bisognosi sia condizionata appunto, al rispetto di determinati principi.
Nello specifico, questo lavoro parte dai motivi che hanno spinto le nazioni ad unirsi per affrontare le problematiche mondiali con istituzioni globali, analizzando dunque le maggiori Istituzioni Finanziarie Internazionali , sia a livello multilaterale (FMI; BM), sia a livello regionale (Unione Europea ), soffermandosi per ciascuna di esse, sugli obiettivi costituenti, sulle strutture organizzative e sulle funzioni. Ovviamente, nell’analizzare l’operato delle suddette organizzazioni sul piano internazionale e con particolare riferimento al sostegno da esse dedicato ai Paesi maggiormente bisognosi (PVS), si focalizza l’attenzione sulle condizioni da esse imposte ai Paesi membri nella concessione di risorse finanziarie (cap. I, II, III). Al riguardo si ricorda che, tradizionalmente la pratica della condizionalità trae origine dalle politiche di prestiti del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, che legano la concessione dei finanziamenti destinati ai Paesi in via di sviluppo al raggiungimento di obiettivi economico-finanziari: tale pratica ha la duplice funzione di fornire il prestito agli Stati bisognosi e di assicurarsi al contempo di riavere indietro le risorse prestate (cosi da garantire aiuto finanziario anche agli altri Stati membri).
Col tempo, tale pratica è adottata anche da altre organizzazioni, come l’Unione Europea che condiziona la concessione di aiuti finanziari al rispetto e alla promozione dei diritti dell’uomo, per la consapevolezza che lo sviluppo non può prescindere dal rispetto dei principi democratici.
Successivamente, questo lavoro passa in rassegna, tutte le difficoltà che le organizzazioni internazionali economiche incontrano nell’applicare le condizioni agli Stati, le critiche che l’adozione della condizionalità attira sulle stesse (come le accuse di ingerenza negli affari interni degli Stati ed i problemi derivanti dalla sovrapposizione delle loro competenze).
Quindi, si concluderà con proposte di cambiamento per ciascuna delle Istituzioni esaminate.

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1 INTRODUZIONE La profondità e l‟assoluta originalità delle crisi in atto a livello mondiale stanno mettendo a dura prova le organizzazioni internazionali economiche 1 , e le tecniche utilizzate da quest‟ultime nell‟erogazione dei prestiti ai paesi in difficoltà. A tal fine, con la presente trattazione provo ad esaminare il discusso concetto della condizionalità nelle organizzazioni internazionali economiche, e quindi la predisposizione di meccanismi sia positivi (incentivi) che negativi (sanzioni) attuati dalle suddette organizzazioni per far sì che la concessione degli aiuti ai paesi bisognosi sia condizionata appunto, al rispetto di determinati principi. Nello specifico, questo lavoro parte dai motivi che hanno spinto le nazioni ad unirsi per affrontare le problematiche mondiali con istituzioni globali, analizzando dunque le maggiori Istituzioni Finanziarie Internazionali 2 , sia a livello multilaterale (FMI; BM), sia a livello regionale (Unione Europea 3 ), soffermandosi per ciascuna di esse, sugli obiettivi costituenti, sulle strutture 1 www.fcre.it. 2 L‟espressione Istituzioni finanziarie internazionali, IFI (International Financial Institutions IFIs) identifica le organizzazioni internazionali dotate di personalità giuridica che perseguono gli obiettivi del trattato istitutivo utilizzando le tecniche e gli strumenti propri degli istituti finanziari operanti sui mercati nazionali. In base agli obiettivi perseguiti è possibile distinguere fra organizzazioni: a) che promuovono la crescita economica, come le organizzazioni multilaterali che operano nei PVS (gruppo della Banca Mondiale) o quelle che sostengono finanziariamente Stati appartenenti ad aree regionali individuate dallo statuto (banche regionali di sviluppo); b) che hanno il compito di garantire la stabilità del sistema monetario internazionale come il Fondo Monetario Internazionale che dedica gran parte delle risorse ai Paesi membri con problemi di stabilità alla bilancia dei pagamenti. 3 L‟U.E. è un organizzazione sopranazionale del tutto unico nel suo genere, non si tratta né di una federazione (come gli Stati Uniti), né un organismo per la cooperazione tra i governi, come le N.U. I Paesi che costituiscono l‟UE (gli “Stati membri”) uniscono le loro sovranità per guadagnare una forza e un‟influenza mondiale che da soli non potrebbero mai acquisire: ovvero essi delegano una parte dei loro poteri decisionali alle istituzioni comunitarie, da loro stessi create, in modo che specifiche decisioni su questioni comuni possano essere prese democraticamente a livello europeo. G.TESAURO, “Diritto comunitario”, 2005, Padova.

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