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Il conflitto di attribuzioni tra il Capo dello Stato e il Ministro della giustizia intorno al potere di grazia

Con sentenza n. 200 pronunciata il 3 maggio 2006 la Corte Costituzionale si è espressa sul conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato, sorto a seguito della nota del 24 novembre 2004, con cui il Guardasigilli Castelli aveva dichiarato di non aver intenzione di dar corso alla determinazione del Presidente della Repubblica Ciampi, malgrado questi avesse manifestato la propria convinzione a voler concedere la grazia ad Ovidio Bompressi.
La sentenza n. 200/2006 ha avuto importanti riflessi pratici. Infatti, quello che sembrava aver assunto l’aspetto di una disputa tra gli allora in carica Capo dello Stato e Ministro della giustizia è stato risolto dalla Consulta con effetti pratici rivolti al futuro dato che, al momento della sua pronuncia, uno dei due contendenti non era più in carica e l’altro stava per concludere il suo mandato.
Con il ricorso del Presidente della Repubblica, lamentandosi il rifiuto del Guardasigilli a formulare la proposta di grazia e di predisporre il relativo decreto di concessione, l’Avvocatura dello Stato ha aveva affermato essersi perpetrata la violazione degli artt. 87 e 89 Cost., sostenendo che la mancata formulazione della proposta ministeriale si fosse sostanziata, di fatto, nella rivendicazione di una attribuzione costituzionalmente spettante al Capo dello Stato.
Comunque, thema decidendum del ricorso è stato, non la titolarità del potere di grazia, espressamente attribuita dall’art. 87, c. 11, Cost. al Presidente della Repubblica, bensì le concrete modalità del suo esercizio. Nel ricorso si può leggere che il ruolo del Ministro della giustizia si risolverebbe in una doverosa collaborazione con il Capo dello Stato nelle diverse fasi del procedimento, per cui il Guardasigilli sarebbe chiamato a contribuire, nel rispetto del principio della leale collaborazione tra poteri, alla formazione della volontà presidenziale mediante un’attività cui dovrebbe essere attribuita una valenza meramente istruttoria.
Propriamente, la sentenza si sviluppa attraverso tre punti fondanti per giungere poi al giudizio finale sul conflitto di attribuzioni in questione.
Il primo punto è l’ammissibilità del Ministro della giustizia come parte passiva legittimata a costituirsi in giudizio, pur avendo poi rinunciato a costituirsi in giudizio. Quindi, segue il secondo punto, la Consulta, dopo aver inquadrato la grazia sul piano storico, è passata a sciogliere il nodo della funzione propria dell’istituto. Questo è il ponte che consente di giungere al terzo punto fondamentale per la risoluzione del conflitto, ed è quello di stabilire quale tipo di relazione intercorra tra il Capo dello Stato, titolare del potere di grazia, ed il Guardasigilli, responsabile della relativa attività istruttoria, definendo i rispettivi ruoli esercitati da questi due organi.

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CAPITOLO I ______ Il potere di grazia: dalla nascita agli ultimi passi

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Christian Vecchio Contatta »

Composta da 225 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.