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La democratizzazione nei paesi della ex Jugoslavia. Processi ed esiti

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Bezzi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Curriculum Organi Rappresentativi ed Istituzioni di Governo
  Relatore: Alessandro Chiaramonte
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 396

Il lavoro che si è voluto sviluppare in questa tesi riguarda i processi di democratizzazione avviati all'inizio degli anni '90 in alcuni paesi della ex Jugoslavia (Serbia, Montenegro, Croazia e Slovenia). L'apertura alla competizione partitica e la fine del partito unico socialista, cardine dell'assetto istituzionale della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, sono i principali motivi della differenziazione politica e dei travagliati percorsi di democratizzazione che i diversi paesi, con la felice eccezione della Slovenia, si troveranno ad affrontare almeno fino al 2000.

Il carattere dinamico dei processi di democratizzazione, unito alla specificità che ogni caso si trova necessariamente ad avere (specie in un contesto etnicamente, culturalmente e religiosamente eterogeneo come quello balcanico) rende un lavoro di questo tipo complesso quanto affascinante.

La tesi, dopo aver presentato brevemente storia e sistema politico della Jugoslavia socialista, parte dall'analisi delle competizioni elettorali, al tempo stesso causa ed effetto dei mutamenti nello scenario partitico ed istituzionale, con particolare attenzione alle “elezioni costituenti” del 1990 e al ruolo tenuto dagli ex partiti comunisti nel cercare di guidare e/o cavalcare i cambiamenti sociali alla vigilia della disgregazione della RSFJ, cercando di mantenere la propria posizione dominante anche tramite un uso strumentale del sistema elettorale.

L'analisi, suddivisa in vari capitoli dedicati ai vari paesi (eccetto Serbia e Montenegro, affrontati parallelamente vista la stretta dipendenza dei socialisti montenegrini da Belgrado), si propone quindi di analizzare l'evoluzione del sistema partitico verso un nuovo regime, non necessariamente democratico. Oltre ad un'attenta ricostruzione delle consultazioni elettorali, spartiacque storici e politici nell'evoluzione di ogni paese, è stata data particolare attenzione al progressivo rafforzamento delle c.d. “arene democratiche” definite da Linz e Stepan e ai numerosi fattori – nazionali ed internazionali – che con queste interagiscono nel determinare l'effettiva democraticità di un paese.

Nell'ultimo capitolo, che possiamo considerare il “cuore” del lavoro, si è cercato di riassumere in chiave comparata i distinti processi di democratizzazione, sottolineandone analogie e differenze; dopo una breve promessa, fondamentale per introdurre e chiarire i dibattuti concetti di “democrazia” e “democratizzazione”, si è quindi cercato di evidenziare la particolarità di ogni processo, provando anche a dare una definizione dei c.d. “regimi ibridi” degli anni '90. Eccetto che in Slovenia, infatti, il decennio successivo alla disgregazione si caratterizza non solo per la scarsa democraticità ed il (parziale) consolidamento di nuovi regimi non democratici, ma anche per continui conflitti bellici che mettono in dubbio la stessa realtà statutaria dei paesi sorti dalla Jugoslavia socialista.

In ultima analisi, si è tentata quindi una comparazione tra i casi, valutando anche l'effettiva influenza delle principali variabili suggerite nei più importanti studi (Hunthington, Morlino, Linz e Stepan, etc.), tentando di dare risposte sull'effettiva democraticità dei vari paesi; il lavoro termina con un tentativo arbitrario, alla luce di quanto analizzato nei capitoli precedenti, di valutare la “qualità democratica” dei regimi consolidatisi a partire dal 2000.

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19 Cenni storici e politici sulla RSFJ 2 La “Jugoslavia” nasce al termine della I Guerra Mondiale come Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni; già nel 1917 i rappresentanti in esilio dei governi di Serbia e Croazia firmano un trattato che prefigurava, al termine del conflitto, la nascita di uno Stato democratico e federale guidato dalla dinastia dei Karadordevic. Al termine del Congresso di Parigi del 1918 si costituisce il nuovo Regno di Jugoslavia, che comprende i due Regni di Serbia e Montenegro più vasti territori appartenuti all’ormai dissolto Impero Austroungarico, tra cui la Slovenia, la Croazia, la Dalmazia e la Bosnia. Il re Alessandro I, succeduto nel 1921 al padre, propone ben presto una politica centralizzatrice che disattende le istanze democratiche e le ambizioni multietniche su cui il nuovo Regno si era costituito: la debolezza del neonato sistema parlamentare accentua le prerogative del monarca, che, pochi mesi dopo il suo insediamento, vara una nuova Costituzione fortemente lesiva delle libertà personali e dei diritti sociali. La progressiva centralizzazione della politica nazionale accresce il malumore popolare e favorisce la crescita delle prime formazioni regionaliste e/o comuniste; l’assassinio del Ministro degli Interni nel 1921 e l’attentato, nel 1928, ad un deputato croato ad opera di un montenegrino testimoniano il clima di violenza e la difficoltà nella creazione di uno stato multietnico. In risposta alla crescente tensione, nel 1929 Alessandro I abolisce la Costituzione ed avvia una dittatura personale (c.d. “Dittatura del 6 gennaio”). Con la nuova Costituzione del 1931, al re spetta la nomina dell’esecutivo e di metà dei membri della Camera alta: per sottolineare quanto la divisione dei poteri sia solo fittizia, basti pensare che è sufficiente il voto favorevole di una delle due Camere, e la successiva approvazione del monarca, per esercitare il potere legislativo. La durissima repressione non fa che accentuare le istanze autonomiste delle varie regioni del Regno: in Croazia il Partito Contadino ed il movimento ustascia di Pavelic (avvicinatosi al regime fascista di Mussolini) pubblicano nel 1933 il Manifesto di Zagabria, nel quale rivendicano la piena autonomia della Croazia; negli anni successivi, anche in Slovenia e Macedonia le pressioni indipendentiste si fanno sempre più forti. Alla morte di Alessandro, avvenuta nel 1931 proprio per mano di ustascia ed indipendentisti fascisti macedoni, succede un Consiglio di reggenza che accompagna il principe reggente Paolo alla guida del paese 2 Queste poche pagine non si propongono come ricostruzione esaustiva della storia della Jugoslavia Socialista, ma solamente come cenni necessari ad una migliore comprensione degli eventi successivi. Gli eventi che porteranno alla dissoluzione della RSFJ (1981-1990) saranno analizzati approfonditamente nei capitoli relativi ai vari paesi.

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