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Politiche commerciali e diversità culturale

Informazioni tesi

  Autore: Armando Coia
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi dell'Aquila
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Lelio Iapadre
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

Il tema della liberalizzazione dei mercati del settore culturale è stato uno degli aspetti più dibattuti nell’Uruguay Round e probabilmente lo sarà anche nel corso del Doha Round. Anche se questa problematica è diventata oggetto di dibattito dei negoziati a livello multilaterale solo di recente, il conflitto tra la possibilità di liberalizzare i mercati culturali e la tutela della diversità culturale risale già agli anni venti del ventesimo secolo.
In questo periodo un discreto numero di paesi europei introdusse delle quote, al fine di proteggere le loro nascenti industrie cinematografiche da un improvviso afflusso di film dagli Stati Uniti d’America. Nonostante la sua natura di lunga data, il dilemma tra libero commercio e diversità culturale non è affatto risolto. Al contrario, in un contesto globale caratterizzato da una maggiore standardizzazione ed omogeneizzazione del consumo di massa dei prodotti culturali, i paesi in tutto il mondo hanno manifestato un crescente desiderio di proteggere le loro identità nazionali, i loro valori e le loro credenze attraverso una serie di politiche sulla cultura.

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Introduzione Il tema della liberalizzazione dei mercati del settore culturale è stato uno degli aspetti più dibattuti nell’Uruguay Round e probabilmente lo sarà anche nel corso del Doha Round. Anche se questa problematica è diventata oggetto di dibattito dei negoziati a livello multilaterale solo di recente, il conflitto tra la possibilità di liberalizzare i mercati culturali e la tutela della diversità culturale risale già agli anni venti del ventesimo secolo. In questo periodo un discreto numero di paesi europei introdusse delle quote, al fine di proteggere le loro nascenti industrie cinematografiche da un improvviso afflusso di film dagli Stati Uniti d’America. Nonostante la sua natura di lunga data, il dilemma tra libero commercio e diversità culturale non è affatto risolto. Al contrario, in un contesto globale caratterizzato da una maggiore standardizzazione ed omogeneizzazione del consumo di massa dei prodotti culturali, i paesi in tutto il mondo hanno manifestato un crescente desiderio di proteggere le loro identità nazionali, i loro valori e le loro credenze attraverso una serie di politiche sulla cultura. Non sorprende che, data l’elevata negoziabilità di molti prodotti culturali, sia beni che servizi, negli ultimi anni si è assistito ad un’escalation di attrito tra le nazioni su questa problematica. Tali attriti hanno portato alla ribalta le carenze del quadro istituzionale esistente, non essendoci delle normative che permettano un corretto bilanciamento tra il commercio e gli obiettivi culturali. Il dibattito tra libero commercio e diversità culturale porta di fatto a scegliere tra la possibilità di dare al pubblico di tutto il mondo i prodotti culturali che desidera e la tutela delle specificità culturali delle varie nazioni. Gli Stati Uniti sono stati e sono tutt’ora i maggiori sostenitori di un commercio internazionale di beni e servizi culturali retto da principi di libero scambio. La loro determinazione a sancire questa posizione a livello multilaterale ha quasi pregiudicato la fase conclusiva dell’Uruguay Round. Al contrario, la maggior parte dei paesi ritiene preferibile astenersi dal prendere obblighi giuridicamente vincolanti nel perseguire le politiche culturali. Anche se gli Stati Uniti sono praticamente gli unici tra le maggiori nazioni commerciali con una posizione di questo tipo sul commercio internazionale dei prodotti culturali, è evidente come la posizione statunitense abbia un notevole peso. 2

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Parole chiave

politiche commerciali
commercio
diversità culturale
cultura
omc
internazionale
mercato

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