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Immaginazione e follia nella prosa di Lorenzo Viani

Follia e immaginazione, sono queste le facoltà che combinate danno vita alla creatura artistica di Lorenzo Viani. Egli attinge dagli spazi confinati nelle tenebre per accenderli di quella luce dimenticata, appassita a causa dell’indifferenza umana. In questa tesi mi proporrò di delineare la personalità e l’essenza artistica di questo grande autore, Lorenzo Viani, molto spesso ignorato e esiliato dalla parte più fervida della nostra letteratura.
La sua continua ricerca di riscatto, da una vita sempre più imprigionata dal peso agghiacciante dell’apatia, causa prima del velenoso pregiudizio che si incarna nell’uomo sempre più vicino al progresso, al confine tra 800 e 900. Sono questi aspetti che mi hanno investito dalla necessità di dar voce a questo personaggio, che in sé racchiude tutte le sfumature dell’Arte vera e propria.
Nel capitolo 1 (Lorenzo Viani e il suo uragano di colori), delineerò la personalità di Viani, partendo dalla sua vita (1.1 Vita tra realtà e pittura). Le sue peculiarità sono presenti fin dall’infanzia, in cui il piccolo Viani, già invaso dal pensiero della morte, si rifugge nei vicoli sperduti della Darsena Vecchia di Viareggio. Da questo luogo egli deriva tutti gli spasmi che gli scoppiavano in cuore. Conosce il vàgero, trasportando su di esso tutto il suo immaginario. I reietti, i pazzi, e i vagabondi saranno i protagonisti della sua arte, gli unici in grado di saper dire la verità, i soli che meritano di essere raccontati (1.2 Il Vàgero si tinge di inchiostro. Esordio di Viani scrittore). Ma l’arte di Viani non si limita al testo scritto, egli è anche un grande pittore che ha appreso la sua arte nella bottega del barbiere Fortunato Puccini, nella quale si dilettava a raffigurare i clienti che vi passavano.
Questo luogo funse anche da “vetrina”, grazie alla quale fu scoperto e avviato agli studi all’Accademia delle belle Arti di Lucca. Decisivo fu il viaggio a Parigi, grazie al quale entrò in contatto con la boheme, con i pittori scellerati e la realtà cruda della strada. Anche la Guerra caratterizzò un tassello fondamentale nella formazione del genio dello scrittore. Da un anarchismo radicale sfociò in un ambiguo fascismo, sempre attraversato da un’onda enigmatica che lo accompagnò per tutta la sua vita.
Dopo aver dato una fisionomia alla figura di Lorenzo Viani mi proporrò di indagare sugli aspetti che ne caratterizzano l’essenza, confluendo nell’espressionismo(1.3 L’espressionismo nel linguaggio e nelle figure vianesche)
Il senso tragico della vita, della morte e del disagio umano che Edward Munch esprime nel famoso dipinto “Il grido”, opera simbolo dell' espressionismo, sono il manifesto di una condizione umana rappresentata con totale drammaticità.
Lorenzo Viani, maestro italiano espressionista, pure raffigurò con forte tragicità quei sentimenti che negano all'uomo il normale scorrere di un' esistenza. In molte delle sue opere, le figure e i luoghi rappresentati sono i luoghi della miseria, dell'inettitudine, della follia e del disagio mentale. Come pochissimi altri autori egli seppe donare però una nota di grande poesia a queste figure poste ai confini di una possibile società, dando loro un linguaggio tutto personale. Viani compie infatti anche una rivoluzione linguistica, creando persino un proprio dizionario.

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7 CAPITOLO 1 Lorenzo Viani e il suo uragano di colori 1.1 Vita tra Realtà e pittura Lorenzo Viani nacque a Viareggio, nella Darsena Vecchia, il 1 novembre 1882 da Emilia Fondora e Rinaldo Viani. La famiglia si era trasferita da Lucca, per seguire Rinaldo, divenuto servitore di Don Carlos di Borbone 1 nella Villa Reale della pineta levante di Viareggio. Questa fu per il piccolo Viani una migrazione forzata, che lo segnerà per tutta la vita, radicando il lui quella avversione costante verso la società. Il padre infatti aveva lasciato la pastorizia a Pieve S. Stefano per diventare servo, decisione mai tollerata dal Viani: «meglio pastore che servo» 2 , alludendo alla visione del padre vestito da rigatino dietro le sbarre dei cancelli. Questa immagine lo colpì a tal punto da indurlo all’interesse per la povera gente. Il Viani adulto ricorderà questo periodo con cupo tedio, imbevuto di quel sentimentalismo che caratterizzerà tutta la sua opera: «Quando ero là, mi prendeva una grande malinconia […]: questa sensazione è rimasta 1 Don Cerlos di Borbone, figlio di Filippo V e della sua seconda moglie Elisabetta Farnese, conquistò, con l'appoggio diplomatico della madre, il vicereame napoletano divenendone sovrano a tutti gli effetti, e, assumendo il titolo di Carlo Re di Napoli, ripristinando l'autonomia del Regno di Napoli, facendone una nazione indipendente e sovrana 2 G. Pitteri, Lorenzo Viani, Milano, 1978 p.6

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Sara Rubino Contatta »

Composta da 62 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.