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IL Governo delle sinergie. Caso FIAT-CHRYSLER

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Brillante
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Giulia Romano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 60

La Fiat è la più grande impresa industriale italiana ed è tra le aziende più antiche dell’industria automobilistica europea. Le sue vicissitudini sono al centro del dibattito pubblico e politico.
I mezzi d’informazione, infatti, si occupano spesso di Fiat e l’alleanza fra Fiat e Chrysler è stata ed è di grande rilevanza non solo per i media italiani ma anche per quelli statunitensi, per via dello spessore delle aziende coinvolte e del prestigio degli uomini che hanno partecipato all’operazione.
Il tema è, quindi, molto interessante e gode di una buona quantità d’informazioni (piani industriali già presentati dalle due società, comunicati stampa e articoli di giornale), che insieme al mio interesse per la strategia aziendale, mi hanno incoraggiato ad adottarlo come argomento della mia tesi.
La prima domanda che mi son posto, è stata sul perché Fiat ha fatto quest’operazione.
Il mio quesito ha trovato risposta nelle parole pronunciate da Marchionne durante la presentazione del piano industriale di Fiat Group. Egli ha dichiarato che i motivi principali che hanno portato la Fiat a intraprendere l’operazione sono essenzialmente tre:
1. Insieme le due società possono raggiungere la soglia dei sei milioni di veicoli prodotti, che rappresentano un livello critico per essere un player competitivo globale nel settore automobilistico.
2. La condivisione di risorse e impegni, permetterà lo sviluppo di sinergie.
3. La rete di vendita Chrysler offre l’opportunità di raggiungere nuovi mercati, accelerando, così, lo sviluppo internazionale del Gruppo.

Fiat sta, quindi, attuando una strategia di sviluppo per vie esterne, attraverso l’acquisizione di Chrysler.
Con l’integrazione delle due società, Fiat vuole sviluppare delle sinergie, cioè, ricercare e controllare le interrelazioni fra le attività delle due aziende per creare valore.
Ma come si governano le sinergie?
Per rispondere a questa domanda, ho dovuto fare ricerche e studiare la dottrina economico-aziendale, concentrandomi sugli studi di strategia e più specificatamente gli scritti dedicati alle cosiddette strategie di sviluppo per vie esterne (questa volta Marchionne non mi ha aiutato).
Ho iniziato con l’esaminare il concetto di sinergia e analizzato il rapporto che hanno rispetto la finalità aziendale. Mi sono poi concentrato sulla possibilità di costruire uno schema di analisi delle sinergie stesse e su quali possono essere le logiche e le metodologie gestionali più adatte per generarle. E ancora, ho cercato di capire “dove” e “come” si manifestano, tanto nello spazio quanto nel tempo, le interrelazioni sinergiche e se è possibile determinarne un valore economico.
Il lavoro è proseguito attraverso l’analisi del caso Fiat-Chrysler, che per sinergie che le due società vogliono sviluppare, si applica bene alla teoria.
Infine, ho dedicato l’ultimo capitolo per una riflessione sulle opportunità e le minacce dell’accordo.

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5 1 IL GOVERNO DELLE SINERGIE 1.1 Le sinergie nell’economia aziendale Lo sviluppo economico-sociale, attraverso il quale l‟uomo tenta di soddisfare bisogni che continuamente si rigenerano rinnovandosi, trova nell‟azienda il suo principale elemento caratterizzante 1 . Ad essa possono essere ricondotti, nel loro combinarsi a sistema, i processi di acquisizione, trasformazione, vendita e rigenerazione delle risorse che qualificano la gestione della singola azienda e nel loro insieme danno vita e alimentano la stessa dinamica economico-sociale 2 . L‟azienda rappresenta ora “la cellula” o “unità elementare” del sistema economico, ora “un fenomeno economico destinato a perdurare”, ora la “somma dei fenomeni, o negozi, o rapporti da amministrare”. Nel corso degli studi economico-aziendali sono state, infatti, proposte numerose e talvolta difformi definizioni di azienda. In linea di massima pare che l‟evoluzione degli studi epistemologici consenta di riportare ciascuna di tali definizioni, in modo più o meno diretto e intuitivo, al concetto di sistema. Riflettendo sul “sistema azienda”, il Bertini afferma che “il principio di coordinazione che sovraintende tutte le manifestazioni della vita aziendale, fa si che materiali, impianti, lavoro umano e denaro si plasmino nell‟unità spazio-temporale della gestione. Lo stretto vincolo di complementarietà è rafforzato da un modello d‟impiego che tende a legare questi elementi in un tutto unico e inscindibile, concepito in vista di 1 Scrive Bertini: “L’azienda costituisce l’espressione più elevata del comportamento umano sul piano economico. Essa è istituzione sociale in quanto creata dagli uomini per il soddisfacimento di finalità umane nel contesto della collettività organizzativa”. U. BERTINI, Il sistema d’azienda. Schema di analisi, Torino, Giappichelli, 1990, pag. 34. 2 Per Giannessi l’azienda “può essere intesa come una unità elementare dell’ordine economico- generale, dotata di vita propria e riflessa, costituita da un sistema di operazioni, promanante dalla combinazione di particolari fattori e dalla composizione di forze interne ed esterne, nel quale i fenomeni della produzione, della distribuzione e del consumo vengono predisposti per il conseguimento di un determinato equilibrio economico, a valere nel tempo”. E. GIANNESSI, Appunti di economia aziendale, Pisa, Pacini, 1970, pag. 10-11.

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