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Cronobiologia ed evoluzione umana: uno studio ecologico dei ritmi circadiani, circatrigintani e circannuali e delle loro influenze sul comportamento umano.

Informazioni tesi

  Autore: Mauro De Biaggi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Marcella Folin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

Negli ultimi decenni la rivoluzione tecnologica ha fornito nuovi strumenti di indagine al mondo della ricerca scientifica, permettendo così a discipline come la biologia e la genetica una rapida crescita delle conoscenze.
Dal punto di vista psicologico, l'avvento di nuove strumentazioni tecnologiche ha permesso a settori come la neuropsicologia di poter rilevare e visualizzare aree anatomiche con alta definizione, consentendo la ricostruzione di mappe delle funzioni cerebrali, ed alla psicobiologia di ottenere misurazioni attendibili di biosegnali (EEG, ECG, ERPs, ecc..), nonostante il loro rilevamento richieda il controllo severo di alcune variabili, come temperatura e umidità costanti e la schermatura di una gabbia di Faraday, per evitare la comparsa di artefatti.
Quantunque la ricerca di laboratorio sia necessaria e auspicabile, non sempre può essere considerata esaustiva. Può quindi risultare molto utile l'integrazione con lo studio dell'ambiente e dei suoi ritmi, tentativo fatto di recente da una disciplina di carattere medico-biologico che si interseca con la psicobiologia: la cronobiologia.
Si tratta di un settore di ricerca che mette in relazione i ritmi interni (endogeni) degli esseri viventi (con maggiore attenzione allo studio dell'uomo) con quelli ambientali, determinati dalla ciclicità periodica degli eventi circadiani (diurni), circamensili (lunari) e circannuali (stagionali).
La cronopsicologia si occupa invece delle relazioni che intercorrono tra i ritmi endogeni e l'efficienza comportamentale, anche se allo stato attuale, in base ai dati presenti in letteratura, non sembra possibile spiegare completamente i ritmi comportamentali attraverso quelli biologici.
Un attento esame della letteratura rivela che le prime ricerche, seppure sporadiche, risalgono alla fine del secolo scorso ed all'inizio di quello attuale, ma la cronobiologia ha dovuto attendere l'era moderna per poter raggiungere una piena espansione, anche se le sue conquiste non sono ancora state apprezzate completamente. De Maio (1984) infatti sottolinea che “Tuttavia, malgrado l'indubbio interesse rivolto ai ritmi biologici ed alla cronobiologia sperimentale, è altrettanto vero che la psichiatria non utilizza – come sarebbe auspicabile – questa disciplina medico-biologica che solo di recente comincia ad affacciarsi al di fuori di congressi specifici”.

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1. Cos'è la cronobiologia L'etimologia del termine cronobiologia è da ricercarsi nei termini di origine greca chronos che significa tempo e biologia , ovvero la scienza che studia i fenomeni della vita e le leggi che li governano. La parola composta assume quindi il significato di scienza che studia i tempi dei fenomeni della vita e delle loro oscillazioni cicliche. Scrive infatti Natale (1995): “Secondo la prospettiva cronobiologica e cronopsicologica i ritmi delle funzioni biologiche e comportamentali sarebbero generati e guidati da oscillatori interni. L'esistenza di tali marcatempo interni autonomi può sembrare coerente con la finalità adattativa. Un organismo che sia in grado di prevedere le variazioni cicliche dell'ambiente circostante potrà mettere in atto le opportune strategie biologiche e comportamentali, con conseguente maggior probabilità di sopravvivenza. Sarebbero dunque gli orologi endogeni a regolare le diverse funzioni dell'organismo, modulando e integrando stimoli provenienti dallo stesso organismo (interni) con stimoli provenienti dall'ambiente (esterni), non solo di natura geofisica, ma anche sociale”. A causa della minore difficoltà metodologica e del fatto che l'applicazione pratica delle conoscenze ottenute è rivolta al mondo del lavoro, in questa disciplina è stato dato ampio spazio ai ritmi circadiani a scapito di altri ritmi come quelli infradiani, circatrigintani e circannuali. Ma vediamo cosa si intende esattamente con questi termini. Il termine circadiano (circa=all'incirca; dies=giorno) è stato coniato nel 1959 da Halberg per indicare l'approssimazione alle 24 ore (con un periodo compreso tra le 20 e le 28 ore) di un ritmo endogeno generato in un organismo. Per analogia con l'analisi spettrale della luce i ritmi ultradiani hanno un periodo inferiore alle 20 ore (come i raggi UV corrispondono a radiazioni elettromagnetiche con lunghezza d'onda inferiore ai 400nm), mentre i ritmi infradiani hanno un periodo superiore alle 28 ore (come i raggi IR hanno una lunghezza superiore ai 740nm). I ritmi ultradiani sono stati oggetto di grande interesse soprattutto in ambito cronopsicologico (Kleitman, 1982; Lavie 1982; Stampi e Stegagno, 1985) e nello studio del sonno, dove è stata osservata un'alternanza periodica delle fasi REM (sonno desincronizzato) e NREM (sonno sincronizzato) di circa 90-100 minuti. Kleitman (1963), estendendo l'osservazione all'intero arco delle 24 ore, notò che l'alternanza simile a quella REM/NREM persisteva e dava l'impressione di essere un ciclo fisiologico più generale che denominò BRAC (ciclo attività- riposo di base). Uno dei più tipici ritmi infradiani osservabili è il ciclo mestruale, che ha un decorso di circa 28 giorni ed essendo approssimabile ad un mese, viene denominato ritmo circatrigintano o circamensile. Sottocomponente di questo è un altro ritmo infradiano, detto ritmo circasettano o circasettimanale. I ritmi infradiani finora si presentano come i meno studiati a causa delle difficoltà metodologiche che si incontrano per fornire un adeguato controllo sperimentale alle ricerche. Infine esistono ritmi circannuali, con le loro sottocomponenti circastagionali, il cui studio richiede laboriose e costose osservazioni 5

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