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Realizzazioni digitali del filtro di Moog. Comparazioni e valutazioni architetturali.

In questa tesi viene presentata una riproduzione digitale del filtro di Moog, finalizzata alla realizzazione di plugin (VST/RTAS/AU), applicazioni per mobile devices, e hardware digitale compatto e a basso costo. Vari approcci sono esaminati e confrontati fino ad arrivare alla creazione di un modello digitale che mantenga comportamento in frequenza, non-linearità e controllabilità in real-time del circuito analogico.

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1 Introduzione L’uso di strumenti elettronici nella musica pop è un fenomeno che ha avuto dif- fusione non prima della fine degli anni ’60. Una matrice colta, vicina alla musica contemporanea e d’avanguardia, era già presente negli anni ’40 e ’50, restando però sempre scissa e lontana dal grande pubblico essendo più che altro una ricerca finalizzata all’effetto speciale e a suoni futuristici. L’attività di questa prima ge- nerazione di compositori elettroacustici si svolge inizialmente presso le istituzioni radiofoniche e televisive, gli unici enti che disponevano della necessaria strumen- tazione e che investivano nelle prime costose apparecchiature elettroniche, dove il loro compito consisteva nel creare e generare suoni e effetti speciali per programmi radiofonici e televisi, e per le pubbilcità. Tuttavia la sintesi musicale elettronica non ebbe un grande impatto sulla mu- sica fino al rivoluzionario disco ‘Switched-On Bach’ del 1968, realizzato sfruttando le allora rivoluzionarie capacità di voltage control dei sintetizzatori Moog che di- mostrò come tecnologie elettroniche potessero essere usate anche per qualcosa che andasse oltre la creazione di effetti sonori o inascoltabili (per il grande pubblico) esperimenti accademici. A partire dal finire degli anni ’60 poi, la musica elettronica ha avuto uno svi- luppo finalmente eterogeneo, dovuto soprattutto al fatto che l’uso di sintetizzatori e campionatori si è via via largamente diffuso in moltissimi generi, creando con- taminazioni e commistioni che spesso rendono difficile l’identificazione del genere stesso e il peso che la strumentazione elettronica ha in esso. Negli anni ’70 l’uso di sintetizzatori è onnipresente nel filone prog rock, così come nel funk e nella disco music, dove iniziò a essere evidente la totale versatilità dei suoni sintetici, non solo nei registri alti e melodici, ma anche come base ritmica o linea di basso. L’elettronicaha poidominato completamente tuttalascena musicaledeglianni ’80, ma la diffusione e l’interesse verso i sintetizzatori analogici sono sopravvissuti grazie alla musica dance. Mentre sistemi completamente digitali basati su cam- pionatori e sintesi FM avevano ormai occupato la quasi totalità del mercato, nella scena house/dance degli anni ’90 erano ancora necessarie capacità di modulabilità, 3

Tesi di Master

Autore: Angelo Bacchini Contatta »

Composta da 62 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 351 click dal 06/06/2011.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.