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Il rumore nei film di Roman Polanski

Ogni spettacolo di immagini animate nella storia dell’umanità è stato accompagnato da musica, parole e rumori (dal teatro delle marionette, alla lanterna magica), questo perché il mondo sonoro, più conosciuto e familiare, aiutava lo spettatore ad accettare l’aspetto fantastico di queste visioni. La ricchezza di una colonna sonora è, ancora oggi, un fattore molto importante nella realizzazione di un prodotto cinematografico ed è indice di qualità estetica e di successo di pubblico.
Lo scopo di questo nostro lavoro è quello di analizzare la componente sonora e, in modo particolare, il rumore nelle opere di Roman Polanski, sulla base della metodologia elaborata e utilizzata nei suoi lavori da Michel Chion.
In questa nostra analisi cercheremo di individuare il modo in cui l’elemento sonoro viene adoperato e interagisce con le immagini e il “valore aggiunto” che esso conferisce alle opere del regista.
Nella prima parte di questo lavoro saranno descritte le diverse prese di posizione e le varie riflessioni che accompagnarono l’avvento del sonoro, successivamente abbiamo cercato di definire una metodologia di studio accurata, utile all’analisi delle opere di Roman Polanski.
Infine, nella seconda parte del nostro lavoro abbiamo studiato la filmografia di Roman Polanski, selezionando le opere che, a nostro avviso, risultano più adeguate ad effettuare un’analisi sonora, in cui risulta più significativo il ruolo della componente sonora e, in particolare del rumore, nella comunicazione dell’espressione artistica del regista e nella costruzione dello spazio scenico.

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1. Lʼavvento del sonoro Negli anni venti, prima dellʼavvento del sonoro, il cinema muto aveva raggiunto una piena maturità espressiva. Il cinema era nato muto, questo aveva fatto sì che si sviluppasse un linguaggio visivo sempre più articolato, ma anche che «fosse accompagnato dal grande sogno di una lingua universale» 5 . Questo linguaggio era presente in maniera esplicita, con le didascalie, che si alternavano alle immagini, e in maniera implicita con il montaggio, organizzando le immagini in modo da costruire un discorso in cui un piano o un gesto erano gli equivalenti di una parola. Non si può, tuttavia, immaginare uno spettatore del cinema muto privo di percezione uditiva, dʼaltra parte «il cinema non è mai stato veramente muto, semmai sordo» 6 . Tentativi di sincronizzare le immagini al suono, erano già stati portati avanti da Thomas Edison, con il suo Kinetoscopio, come ricorda Gaudiosi 7 , inoltre va precisato che «il suono può essere considerato come un elemento basilare fin dalla nascita del cinema» 8 . La fruizione dei film delle origini era accompagnata da effetti sonori e da musica eseguita dal vivo solitamente da un pianista o da un organista, ma, a volte, anche da un'orchestra. 8 5 «Nei teorici di quegli anni era assai spiccato il tentativo di trovare, nellʼarticolarsi del linguaggio delle immagini, il corrispondente delle strutture linguistiche della parola o della frase», Bertolini M., Tuppini P. (a cura di), Deleuze e il cinema francese, Mimesis, Milano, 2002, p. 189. 6 Chion Michel, La voix au cinéma, Edition de lʼ Etoile, Paris, (trad. it. La voce nel cinema, Pratiche, Parma, 1991). 7 Sainati Augusto - Gaudiosi Massimiliano, Analizzare i film, Marsilio, Venezia, 2007, p. 149. 8 Ibidem.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo

Autore: Francesco Romeo Contatta »

Composta da 103 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.