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Nazionalismo e rivoluzione a Cuba: l'eredità di José Martí nella scuola elementare

Informazioni tesi

  Autore: Melissa Paolini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Luciano Li Causi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

Questa ricerca si inserisce nell'ambito degli studi sulla costruzione delle identità nazionali e delle modalità con le quali esse sono percepite sia a livello culturale che emotivo dalle popolazioni.
In particolare si propone di studiare tali tematiche nel contesto di Cuba, analizzando specificatamente il ruolo che oggi riveste nell'identità nazionale cubana José Martí, figura centrale nella storia dell'isola, che alla fine del diciannovesimo secolo si pose alla guida del movimento indipendentista che portò alla liberazione dalla Spagna.

Com'è noto, dal 1959 Cuba è guidata da un governo rivoluzionario, discendente di quel movimento che, organizzato da Fidel Castro, attraverso una lotta armata pose fine alla dittatura di Batista. Fin dalla sua nascita nei primissimi anni Cinquanta, il movimento di Castro dichiarava di avere tra i suoi obiettivi quello di onorare il sogno irrealizzato di Martí e di avviare una nuova rivoluzione, fondata sulle radici del sentimento nazionale cubano e sulle elaborazioni dei suoi maggiori esponenti. Poi, davanti al tribunale che lo giudicava per l'azione armata a Santiago, Castro avrebbe indicato nello stesso Martí l'autore intellettuale dell'assalto.
Come sottolinea Hobsbawm, anche i movimenti rivoluzionari, per definizione momenti di rottura con il passato, hanno un proprio passato da difendere; nella loro dinamica puntellano le innovazioni facendo riferimento al passato del popolo, alle tradizioni rivoluzionarie, ai loro eroi e martiri.
Anche la rivoluzione cubana ha un suo passato da difendere. Un passato che legittima se stessa e il governo che ne scaturisce. Sintomatico che questo governo venga ufficialmente e colloquialmente definito la “Rivoluzione”, sottolineando così l'identificazione con ogni possibile connotazione che il lessico comprende, dalla puntualizzazione storica del suo avvento, alla continuità della sua azione riformatrice.
Così, a due anni dalla vittoria, nel 1961, Castro, annunciando il carattere socialista della rivoluzione, di fatto ne apre una nuova all'interno della stessa.
Nata da una rottura con tutto ciò che la precede, la Rivoluzione deve costruire il suo discorso sulla nazione ridefinendola, ovvero stabilendone e calibrandone le caratteristiche identitarie che la legittimano, insieme al sentimento nazionale che accomuna governanti e governati.

Primo obiettivo di questa ricerca è quello di comprendere quale ruolo occupi José Martí nel discorso rivoluzionario sull’identità nazionale cubana e con l’attribuzione di quale specifico contenuto simbolico tale discorso venga legittimato.
A tal fine si traccia una mappa diacronica di tale processo, dalla sua morte in poi, nel tentativo di evidenziarne le tappe e le connotazioni principali, sottolineando come la rivoluzione castrista, fino dai tempi dell’insurrezione armata contro Batista, abbia stimato di primaria importanza sancire la continuità storica tra le guerre di indipendenza e la propria azione, specificatamente nel nome dell’eredità di Martí.
Secondo obiettivo è quello di esaminare come il discorso su Martí quale fondatore dell’identità rivoluzionaria venga rielaborato dall’istituzione scolastica: si dà conto di come si insista, fino dalle elementari, con incessante continuità, sull’identità perfetta tra i principi martiani e i valori fondanti la personalità cubano-rivoluzionaria, conducendo gli allievi ad instaurare un legame personale con Martí, quasi fosse un compagno di vita, oltre al cubano esemplare.
Terzo obbiettivo della ricerca è l’analisi dell’interpretazione data dagli intervistati circa il rapporto tra Martí e identità nazionale, ossia se e come gli insegnanti intervistati abbiano assimilato e tradotto in metodo il ruolo di Martí nella formazione dei giovani ‘rivoluzionari’, e se esista nella loro coscienza un legame diretto tra l’essere martiano e l’essere rivoluzionario.

I risultati dello studio sono il frutto di una ricerca sul campo di sei mesi trascorsi a La Habana tra aprile e ottobre del 2003 e durante ii quali si sono raccolte le fonti bibliografiche e documentarie e parallelamente si sono effettuate interviste a maestri elementari che fossero allo stesso tempo studenti universitari; questo perché come insegnanti potessero descrivere il processo di inculturazione che essi stessi attivano nella prima tappa del percorso formativo istituzionale (la scuola elementare), e come studenti dell'ultima tappa, l'Università, potessero descrivere la personale ricezione ed elaborazione dei valori e dei modelli culturali ad essi trasmessi. Gli intervistati avevano allora un'età compresa tra i 18 e 21 anni.

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Introduzione Questa ricerca si inserisce nell'ambito degli studi sulla costruzione delle identità nazionali e delle modalità con le quali esse sono percepite sia a livello culturale che emotivo dalle popolazioni. In particolare si propone di studiare tali tematiche nel contesto di Cuba, analizzando specificatamente il ruolo che oggi riveste nell'identità nazionale cubana José Martí, figura centrale nella storia dell'isola, che alla fine del diciannovesimo secolo si pose alla guida del movimento indipendentista che portò alla liberazione dalla Spagna. La metodologia usata si basa sull'importanza che per lo studio di tali tematiche riveste ciò che Barth ha chiamato “self-ascription”, “autoattribuzione” identitaria, dando quindi grande rilevanza euristica alle teorie che i membri di una stessa comunità, in questo caso nazionale, sviluppano sulle caratteristiche fondanti la propria identità collettiva (Barth, 1996 (1969)). L'autoattribuzione identitaria verrà presa in analisi sia come fatto culturale di consapevolezza razionale, sia come insieme di sentimenti ed emozioni della popolazione di cui è fatta la nazione. Va a g g i u n t o p e r ò c h e , p u r r i c o n o s c e n d o l ' e s s e n z i a l ità della percezione che ha di sé la comunità che costituisce l'oggetto della nostra ricerca, crediamo anche che lo studio di tale percezione sia doverosamente da affiancare a un’attenta analisi del contesto e della storia in cui essa nasce e si rafforza. Analizzare come vera la verità emica, ma con un occhio sempre alla ricerca di una sua conferma o eventuale smentita nella storia, e così nella storia capire chi tale verità ha enunciato, quando, come e perché. Per il concetto di nazione facciamo nostra la definizione di Anderson: una comunità politica immaginata come limitata e sovrana, dove con “immaginata” non s'intende necessariamente inventata, bensì composta da individui che, pur non conoscendosi, si avvertono relazionati da un comune senso di appartenenza (Anderson, 1996:25). Il nazionalismo verrà analizzato come il discorso politico-culturale sulla base del quale si sviluppa quel senso di appartenenza alla nazione, e come risultato del rapporto tra il discorso ufficiale sulla nazione e le modalità con cui le masse lo recepiscono e metabolizzano. La ricezione delle idee nazionaliste è infatti un'azione attiva delle masse e l'accettazione o il rifiuto dei nazionalismi dipende dalla capacità di questi ultimi di rispondere alla aspettative create dai miti di fondazione, dai vincoli e dalle tradizioni già presenti nella vita quotidiana della gente. 1 1 Sul ruolo attivo delle masse nella ricezione delle idee nazionaliste si veda Smith, 2000. 1

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Parole chiave

antropologia sociale
comunità immaginata
nazionalismo
josè martì
self-ascription
identità
tradizione
antropologia
identità nazionale
cuba
invenzione della tradizione

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