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Vitivinicoltura e innovazione territoriale

"Vitivinicoltura e innovazione territoriale" è il titolo attribuito al mio lavoro di tesi, che costituisce il risultato degli studi affrontati nel corso del dottorato di ricerca in Gestione dell’ambiente e delle risorse del territorio.
Gli studi geografici classici hanno ampiamente scandagliato il rapporto intercorrente tra agricoltura e territorio, specie dal punto di vista dell’evoluzione dei modelli produttivi e degli effetti legati all’uso dei suoli.
Secoli di pratiche agricole hanno contribuito alla formazione di un consolidato bagaglio di conoscenze, di indiscusso valore per coloro i quali hanno la necessità di comprendere le dinamiche di un settore in continua evoluzione, siano essi agricoltori, imprenditori, studiosi, pianificatori, policy maker e, in altri termini, attori dello sviluppo locale e globale.
Lo scenario agricolo attuale si presenta complesso e variegato ed offre singolari spunti di riflessione per la ricerca.
L’orientamento all’analisi a partire dalla geografia dell’agricoltura, intesa come studio interdisciplinare sul settore primario e, in particolare, l’attitudine all’osservazione delle dinamiche evolutive dei sistemi agricoli, sono le motivazioni alla base del presente lavoro di ricerca, il cui intento è quello di scandagliare “geograficamente” l’affascinante mondo della vitivinicoltura, cogliendone gli aspetti colturali e culturali, per giungere a creare una mappa relazionale sulle potenzialità, espresse o meno, dell’intero settore; ciò per verificare se ed in che misura sia possibile parlare di innovazione territoriale come effetto della vitivinicoltura.
All’ancestrale ed affascinante rito della vendemmia sono indissolubilmente legate generazioni di agricoltori, appassionati ed intenditori, accomunati dalla volontà di perpetrare la celebrazione della festa pagana in onore del dio Bacco, in cui la tradizione degli avi si fonde amabilmente con tecniche e teorie enologiche innovative.
La storia del vino si fonda anche sul mito e proietta in epoche remote, lungo le antiche rotte del Mediterraneo, ai leggendari avventurieri di Calcide ed Eubea che nel lontano VIII secolo avanti Cristo scelsero le coste della penisola per stabilirsi ed intraprendere la coltivazione della vite. La vendemmia del III millennio, pur nell’innovazione, non può dimenticare gli echi storici e poetici, ma li fonde con un moderno ed efficiente know-how, con procedure innovative, coraggiose e all’avanguardia. Tutto ciò sempre e costantemente all’insegna del rigore e dei sapienti insegnamenti degli avi. Sono proprio questi saperi, questi antichi insegnamenti, a costituire la componente più attraente e suggestiva della tradizione vitivinicola, quel patrimonio di conoscenze dettato dagli studi scientifici e impreziosito dall’antica esperienza e dai segreti che solo chi vive quotidianamente il contatto con la terra sa apprendere e mettere a frutto. Le ritualità della viticoltura rappresentano un condensato di queste attitudini; la cultura della terra è un’opera di difficile bilanciamento tra le nuove tendenze e l’antica maestranza. Una sorta di evoluzione ineluttabile, scandita anche nelle tradizionali espressioni lessicali, che dal suono più autenticamente dialettale mutano oggi, fino ad italianizzarsi quasi del tutto.
La giornata più importante per i viticoltori, quella della vendemmia, è un vero proprio inno alle percezioni sensoriali. Il profumo dei grappoli appena colti inebria e ubriaca; il sapore degli acini maturi al punto giusto addolcisce il palato; le canzoni, le cantilene e le filastrocche del mondo contadino rimandano all’aspetto giocoso e festoso della vendemmia. Il dorato ed il nero dei grappoli incantano e sorprendono. Le molteplici varietà cromatiche avvinghiate alle viti, che ora si sviluppano in verticale ora sono tenute ad altezza d’uomo, si esaltano in un mosaico che offre emozioni differenti e sensazioni inaspettate, suscitando continue sinestesie.
Non mancano tuttavia le difficoltà, spesso dovute alla caratteristica dei terreni sui quali viene raccolta l’uva. Ed ecco che si parla di viticoltura eroica: in genere si tratta di appezzamenti localizzati in aree remote ed impervie, di non facile accesso e lontane dalle cantine (si pensi ai terrazzamenti liguri). Terminata la raccolta, i giorni successivi sono interamente dedicati alla pressatura: dai tradizionali torchia manuali ai più moderni macchinari meccanici è un susseguirsi di pratiche dal sapore rituale.
Il presente lavoro di ricerca privilegia l’approccio geografico, nel senso che trae la propria ragion d’essere dalla consapevolezza che la geografia è la scienza dei luoghi che si occupa dei rapporti tra uomo ed ambiente, dando senso ad una necessaria differenziazione spaziale organizzata in funzione del sociale: lo spazio degli uomini e, quindi, la geografia degli uomini.

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5 Introduzione Il titolo di questo lavoro, «Vitivinicoltura e innovazione territoriale», ne sintetizza in maniera efficace non solo il tema, ma anche l’approccio interpretativo: la vitivinicoltura, quale espressione dell’identità dei luoghi, contribuisce a plasmare lo spazio creando territorio ed è a sua volta plasmata da quest’ultimo in un rapporto di reciprocità ed interdipendenza, così che l’innovazione dell’uno si riflette nell’innovazione dell’altro, facendo di questa relazionalità un potente agente di territorializzazione. Indagare i legami tra vitivinicoltura e territorio, nella prospettiva geografica appena delineata, vuol dire contribuire alla conoscenza dei luoghi e proporre questa conoscenza come presupposto ineludibile alla loro trasformazione: un obiettivo perfettamente in linea con quello che è stato l’indirizzo del dottorato di ricerca in cui questo lavoro è maturato: Gestione dell’ambiente e delle risorse del territorio. L’ambito di ricerca si è rivelato, sin da principio, ampio e poliprospettico, così da indurre a privilegiare l’approfondimento di aspetti particolari, specie quelli in cui la ricerca geografica riesce al meglio a dispiegare il suo approccio interdisciplinare, ponendosi come strumento di conoscenza trasversale. Gli studi geografici classici hanno analizzato in profondità il rapporto intercorrente tra agricoltura e territorio, specie dal punto di vista dell’evoluzione dei modelli produttivi e degli effetti legati all’uso del suolo. Secoli di pratiche agricole hanno contribuito alla formazione di un consolidato bagaglio di conoscenze, di indiscusso valore per coloro i quali hanno la necessità di comprendere le dinamiche di un settore in continua evoluzione, siano essi agricoltori, imprenditori, studiosi, pianificatori, policy maker e, in altri termini, attori dello sviluppo tanto alla scala locale quanto a quella globale. Lo scenario agricolo attuale si presenta complesso e variegato ed offre singolari spunti di riflessione per la ricerca. L’orientamento all’analisi a partire dalla geografia dell’agricoltura, intesa come studio dell’organizzazione spaziale delle attività agricole e del loro ruolo nella costruzione del territorio, e, in particolare, l’attitudine all’osservazione delle

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Studi Storici dal Medioevo all'età Contemporanea

Autore: Alessandra Miccoli Contatta »

Composta da 301 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2417 click dal 07/06/2011.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.