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La Crisi connessa ai nuovi strumenti dell’innovazione finanziaria: il problema di una nuova regolamentazione globale

Informazioni tesi

  Autore: Gaetano Birra
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze delle pubbliche amministrazioni
  Relatore: Franca Meloni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 157

La liberalizzazione dei mercati, l'innovazione finanziaria e l'informatica hanno dato vita ad un unico grande mercato finanziario mondiale. Una trasformazione che non è stata accompagnata da un analogo sviluppo dei sistemi di regolamentazione e controllo, che sono in massima parte ancorati al concetto di stati – nazione in concorrenza tra di loro per attrarre capitali dai mercati internazionali.
La natura e la portata di tali cambiamenti ha imposto la necessità di riflettere su una possibile ed eventualmente opportuna revisione della disciplina regolamentare, sia a livello nazionale di ogni singolo stato membro, sia a livello sovranazionale e comunitario, al fine di definire assetti di vigilanza in grado di garantire la crescita e lo sviluppo degli intermediari e dell’economia in un contesto di stabilità.

La crisi finanziaria che stiamo vivendo ha, come detto più volte, caratteristiche strutturali e globali; purtroppo non esiste un solo colpevole a cui inviare il conto essendo essa il portato di un ciclo di innovazione finanziaria che ha coinvolto svariati attori.
Le necessarie risposte globali stanno finalmente arrivando.
Gli effetti reali sull’economia mondiale sono potenzialmente profondi e per minimizzarli occorre un mix di strumenti: politiche monetarie e fiscali, riforme strutturali e regolamentari.
Molti sono i rischi che la crisi porta con sé, ma non poche sono anche le opportunità che essa dischiude. Si tratta di minimizzare i primi e cogliere le seconde.
Naturalmente, il primo rischio, è costituito dagli effetti di spillover sull’economia reale. Per quanto riguarda invece il costo di minore crescita che l’economia mondiale sarà chiamata a pagare è davvero difficile fare stime.
Si può considerare, facendo riferimento alle stime macroeconomiche che si facevano prima della crisi e a quelle che si fanno oggi, che la perdita di prodotto in termini reali è misurabile in circa 2,5 punti di Pil nel solo biennio 2008-09. Tale perdita, misurata come il tasso di crescita che si sarebbe presumibilmente avuto e quello che presumibilmente si avrà, si misura in circa il 3 per cento sia negli Stati Uniti che in Europa. Naturalmente questa stima non tiene conto che una parte del rallentamento si sarebbe verificata a prescindere dalla turbolenza finanziaria e per ragioni di normale andamento ciclico.
Tuttavia vi sono anche rischi diversi da quelli macroeconomici. L’overregulation, ossia l’eccessiva regolamentazione, è uno di essi ed andrebbe evitato. Un altro rischio grave che non dobbiamo correre è quello di stigmatizzare l’innovazione finanziaria in sé che viceversa è un bene.
La crisi impartisce in ogni caso una lezione di carattere generale segnalando l’importanza di evitare gli eccessi.
Quanto alle opportunità, credo che come ogni crisi rilevante anche questa consentirà di tornare, in tutto il mondo, ad un maggiore equilibrio tra economia reale ed economia finanziaria, di ridurre i livelli di indebitamento che sono in questi anni cresciuti oltre ogni limite, di aumentare i livelli di capitalizzazione delle aziende di tutto il mondo.
Consentirà inoltre di riscrivere, con equilibrio, un sistema di regole che era divenuto inadeguato e, soprattutto, di individuare meccanismi che rendano tali regole cogenti più di quanto non siano state finora.
La regolamentazione del sistema finanziario è chiamata a correggere i fallimenti dei mercati, questo è l’assunto delle principali teorie economiche. Gli obiettivi perseguiti sono la stabilità degli intermediari finanziari, la trasparenza sul mercato e sugli intermediari al fine di assicurare un’equità nella distribuzione delle risorse ed in particolare del bene informazione, la concorrenza nel settore dell’intermediazione e dei mercati organizzati, garantita dall’esistenza di regole antitrust. L’evoluzione delle teorie e dei sistemi economici nel tempo ha portato a riconoscere pari dignità ai tre obiettivi e dimostrato che concorrenza e trasparenza costituiscono anzi dei presupposti della stabilità, come è stato riconosciuto anche dal Comitato di Basilea.
In conclusione considero complessivamente con favore i provvedimenti varati dalle autorità e dai Governi, e credo che contribuiranno a restituire fiducia ai mercati e di conseguenza agli investitori. Pertanto penso che l’insieme delle iniziative in atto sia da giudicare positivamente e deponga a favore dell’ottimismo. Quello buono: non della volontà, che pure serve, ma della ragione.

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Introduzione 1 INTRODUZIONE Gli eventi che hanno caratterizzato il sistema finanziario in questi ultimi mesi hanno sconvolto l’economia mondiale provocando la crisi di numerose banche americane ed europee, nonché il crollo del “mito” del capitalismo americano. I protagonisti di quanto accaduto sono i mutui subprime. Quei mutui che venivano concessi a soggetti che non potevano offrire garanzie di solvibilità adeguate e che hanno messo in ginocchio il sistema del credito bancario USA. Nouriel Roubini, economista dell’università di New York, afferma che “ci troviamo davanti alla più grande crisi dopo quella degli anni Trenta”. Effettivamente la situazione è grave e il futuro prossimo non si prospetta essere roseo. Secondo un rapporto Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), l’economia dei 30 paesi più industrializzati è entrata in recessione e proseguirà su questa strada per un prolungato periodo di tempo. Alla base della crisi sta la deregulation Usa, l’immissione nei circuiti finanziari di tutto il mondo dei prodotti finanziari legati ai mutui subprime e la lunga leva, usata con vari sotterfugi da moltissime banche, che ha diluito il rapporto fra capitale e debito. Il crollo continuativo di “Wall Street” ha poi creato allarme tra la popolazione americana per le sorti dell’economia reale e per i risparmi. Si è infatti innescato un meccanismo di riduzione dei consumi che ha provocato una recessione globale, e che è stato aggravato dalla paralisi del sistema bancario e creditizio con conseguenze devastanti per l’apparato produttivo del paese.

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