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Il dibattito italiano sulla membership di Israele nell'Unione Europea

Informazioni tesi

  Autore: Beatrice Conci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze internazionali e diplomatiche
  Relatore: Lorenza Sebesta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

L'Unione Europea è il maggior partner commerciale d'Israele e, nello stesso tempo, è il maggior contribuente degli aiuti economici devoluti all'Autorità Palestinese.
La Comunità Europea firmò gli Accordi d'Associazione con Israele nel 1975, che permisero ad Israele di avere delle notevoli agevolazioni nel commercio con gli Stati Europei e, dal 1994, l'Unione Europea ha iniziato ad aiutare economicamente l'Autorità Palestinese. Un primo stanziamento di 10 milioni di ECU fu destinato per l'istituzione delle forze di polizia palestinese, un secondo, di 17 milioni servì per il corretto svolgimento delle prime elezioni del 1996 e dal 1997 svariati miliardi di Euro sono stati destinati a diversi programmi di aiuto: per la lotta al terrorismo, per l'istruzione, per la sanità, e così via. Nel 1995, con la Conferenza di Barcellona dell'Unione Europea, nasce il PEM, il Partenariato Euro-Mediterraneo, con il progetto di creare una zona condivisa di stabilità, pace e prosperità nel bacino Mediterraneo, combinando una parziale integrazione economica, la cooperazione in temi di sicurezza e lo sviluppo politico, sociale e culturale. Ne fanno parte tutti i paesi dell'Unione e 11 del bacino Sud del Mediterraneo, inclusa l'Autorità Palestinese. Tuttavia, già dalla metà degli anni novanta, il progetto ha iniziato a sfaldarsi per la progressiva delegittimazione degli Accordi di Pace iniziati nel 1993.
A livello politico l'Unione ha sempre avuto un atteggiamento ambiguo nei confronti della crisi mediorientale; fino alla Dichiarazione di Venezia del 1980 era stata sostanzialmente filoisraeliana, ma dopo sette anni d'embarghi petroliferila Comunità Europea dichiarò la propria volontà di veder nascere in Palestina uno Stato Palestinese a fianco di quell?israeliano e fece pressioni affinché il governo di Tel Aviv riconoscesse l'OLP, ma Israele lo riconobbe solo nel 1993, con gli Accordi di Oslo, dopo che fu cancellato, almeno formalmente, dalla Carta Costitutiva dell'Organizzazione, l'articolo in cui si proponeva la distruzione dello Stato ebraico. Alla Conferenza di Madrid del 1991, la Comunità Europea partecipò solo come osservatore ed iniziò ad avere un ruolo attivo nel Processo di Pace solo all'indomani della storica stretta di mano tra Rabin e Arafat a Washington, nel 1993. Nel 1994 venne firmato il Protocollo di Parigi che stabiliva le regole per una corretta relazione economica tra le due parti, in quanto la Palestina era completamente dipendente, a livello economico, da Israele. Dagli Accordi di Taba del settembre 1995, l'Unione Europea ebbe un ruolo rilevante nel Processo di Pace: determinante fu il suo impegno nelle prime elezioni dell?Autorità Palestinese del gennaio 1996 e nel novembre dello stesso anno nominò Miguel Angel Moratinos per presiedere ai Trattati di Pace, accanto agli Usa, all'Unione Sovietica e la Gran Bretagna; Moratinos si concentrò principalmente sugli accordi tra Israele e Siria. Con il rifiuto di Arafat a Camp David nel 2000 si è chiusa la lunga e difficile fase davvicinamento delle due parti in conflitto. Gli sforzi diplomatici successivi hanno avuto come obiettivo la fine delle violenze e il rilancio del Processo di Pace, inizialmente nella forma di Oslo – Piano Mitchell e Tenet, dell?aprile e del luglio del 2001- e, in seguito secondo nuove formule: il Piano Abu Ala/ Peres, del febbraio 2002, ha proposto negoziati sullo status finale e quindi la risoluzione dei nodi più complessi subito dopo il “cessate il fuoco”; ma per il momento gli sforzi si sono dimostrati inconcludenti e la Road Map, patrocinata da Stati Uniti e Unione Europea, sembra ad un punto morto. Dopo l'attacco terroristico alle Twin Towers e al Pentagono dell'11 settembre 2001, le cose sono, però, molto cambiate.L?Unione Europea, all?indomani della strage, decide di rinvigorire gli sforzi per divenire un modello alternativo agli Stati Uniti, una Potenza Civile finalmente svincolata dal ruolo di secondo assunto all?indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, che si propone come mediatore tra la testa di ponte della propria civiltà e il terrorismo islamico. Non è un compito facile per un'Europa che è non in grado di ragionare mai come un'entità singola, ma che è in perenne conflitto con i propri e spesso opposti interessi nazionali, un'Europa che oggi più che mai si presenta come la voleva De Gaulle: delle Nazioni, unita solo economicamente e distante anni luce politicamente. Una possibilità per riuscire a divenire quella Potenza Civile in grado di fermare il conflitto di civiltà in atto è decidersi a svolgere un ruolo decisivo nel conflitto mediorientale; se l'Unione Europea, infatti, fosse in grado di portare la pace in Terra Santa, il mondo avrebbe la speranza di un futuro migliore.

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4 INTRODUZIONE Mentre l’Unione Europea guarda ad Israele, torna lo spettro dell’antisemitismo I. L’unione Europea e il Medio Oriente L‟unione Europea è il maggior partner commerciale d‟Israele e, nello stesso tempo, è il maggior contribuente degli aiuti economici devoluti all‟Autorità Palestinese. La Comunità Europea firmò gli Accordi d‟Associazione con Israele nel 1975, che permisero ad Israele di avere delle notevoli agevolazioni nel commercio con gli Stati Europei e, dal 1994, l‟Unione Europea ha iniziato ad aiutare economicamente l‟Autorità Palestinese. Un primo stanziamento di 10 milioni di ECU fu destinato per l‟istituzione delle forze di polizia palestinese, un secondo, di 17 milioni servì per il corretto svolgimento delle prime elezioni del 1996 e dal 1997 svariati miliardi di Euro sono stati destinati a diversi programmi di aiuto: per la lotta al terrorismo, per l‟istruzione, per la sanità, e così via. Nel 1995, con la Conferenza di Barcellona dell‟Unione Europea, nasce il PEM, il Partenariato Euro-Mediterraneo, con il progetto di creare una zona condivisa di stabilità, pace e prosperità nel bacino Mediterraneo, combinando una parziale integrazione economica, la cooperazione in temi di sicurezza e lo sviluppo politico, sociale e culturale. Ne fanno parte tutti i paesi dell‟Unione e 11 del bacino Sud del Mediterraneo, inclusa l‟Autorità Palestinese. Tuttavia, già dalla metà degli anni novanta, il progetto ha iniziato a sfaldarsi per la progressiva delegittimazione degli Accordi di Pace iniziati nel 1993. A livello politico l‟Unione ha sempre avuto un atteggiamento ambiguo nei confronti della crisi mediorientale; fino alla Dichiarazione di Venezia del 1980 era stata sostanzialmente filoisraeliana, ma dopo sette anni

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