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Hedge Funds: rischio o beneficio per l'economia?

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Mantaroni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Vincenzo Comito
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

La presente tesi ha ad oggetto il tema degli Hedge Fund, dei quali si è sentito parlare sempre più spesso nell’ultimo decennio, in particolar modo da un anno a questa parte, visti lo scoppio della crisi Americana dei mutui Subprime e le forti ripercussioni che questa ha avuto sull’economia mondiale. Questo fatto ha notevolmente incrementato il mio interesse verso tale argomento, anche perché questi “fondi miracolosi”, sono stati spesso indicati come un ottimo strumento di diversificazione del portafoglio d’investimento.
In realtà già al termine degli anni 90’, un eclatante caso di fallimento di un importante Hedge Fund (Long Term Capital Management), aveva messo in luce non solo come questi strumenti avessero una certa rischiosità intrinseca, ma soprattutto come la loro attività potesse incidere fortemente sulla stabilità di un sistema economico nazionale e finanche mondiale.
Questi fondi comunque, hanno in genere almeno due obiettivi di base: ottenere risultati di gestione indipendentemente dall’andamento dei mercati finanziari in cui operano (anche se i recenti avvenimenti finanziari hanno smentito la valenza di tale teoria) e contenere il rischio di portafoglio. In linea di principio dunque, si potrebbe affermare che un loro utilizzo all’interno di un portafoglio finanziario ben diversificato, potrebbe rivelarsi molto interessante in un’ottica di riduzione della volatilità e miglioramento del rapporto rendimento/rischio.
Sono proprio queste le motivazioni che hanno fatto si che il numero e la dimensione degli Hedge Fund negli ultimi anni sia andato sempre più accrescendosi (in un clima di diffuso ottimismo), attraendo gradualmente un maggior numero di investitori, istituzionali e non, nella speranza di “potenziali” rendimenti elevati.
D’altro canto però, è giusto ricordare, che tali fondi hanno una minor trasparenza rispetto ai tradizionali Mutual Funds, proprio in virtù della libertà di cui godono e che sono forme di investimento spesso poco liquide, in quanto la tempistica per disinvestire è poco flessibile.
Il presente lavoro si pone l’obiettivo (a partire dalle considerazioni fatte in questa introduzione) di analizzare l’operato di questi fondi alternativi, cercando di comprenderne i principali aspetti caratterizzanti, per giungere infine (in particolar modo attraverso l’episodio della crisi americana) alla comprensione del loro (forse non sempre chiaro) ruolo all’interno del mondo della finanza ed alla valutazione di quali eventualmente siano le problematiche inerenti a tali strumenti e a cui sarebbe opportuno porre rimedio.
In particolar modo, nel capitolo 1 verranno analizzate la definizione di Hedge Fund, le sue principali caratteristiche ed alcuni aspetti peculiari caratterizzanti la sua gestione; inoltre verrà fatto un breve escursus storico a partire dalla creazione del primo fondo Hedge, proseguendo con una sintetica suddivisione periodale dei principali avvenimenti in materia; si concluderà con una breve panoramica sul mercato (italiano e mondiale) degli Hedge Fund nell’industria del risparmio gestito. Nel capitolo 2, verranno trattate le principali strategie di investimento, delle quali si cercherà di fornire un (seppur non tecnicamente approfondito) sostanziale profilo e si parlerà inoltre di una alternativa all’investimento diretto in Hedge Funds, tramite i cosiddetti Funds of Funds (fondi di fondi), grazie ai quali viene delegata a terzi la responsabilità di monitorare il mercato, facendo quindi delle scelte più oculate; verranno inoltre menzionati i rischi e gli svantaggi derivanti dall’investimento in Hedge Funds e le loro principali differenze rispetto ai tradizionali fondi di investimento.
Infine nel capitolo 3, saranno poste a confronto la normativa Italiana e quella Statunitense in vigore sugli Hedge Fund, ed in ultima analisi, si affronterà l’attualissimo tema della crisi Americana dei mutui Subprime, cercando di partire dai presupposti che ne hanno permesso lo sviluppo, arrivando ad individuare e spiegare il ruolo dei vari attori che ne hanno preso parte.

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4 INTRODUZIONE La presente tesi ha ad oggetto il tema degli Hedge Fund, dei quali si è sentito parlare sempre più spesso nell’ultimo decennio, in particolar modo da un anno a questa parte, visti lo scoppio della crisi Americana dei mutui Subprime e le forti ripercussioni che questa ha avuto sull’economia mondiale. Questo fatto ha notevolmente incrementato il mio interesse verso tale argomento, anche perché questi “fondi miracolosi”, sono stati spesso indicati come un ottimo strumento di diversificazione del portafoglio d’investimento. In realtà già al termine degli anni 90’, un eclatante caso di fallimento di un importante Hedge Fund (Long Term Capital Management), aveva messo in luce non solo come questi strumenti avessero una certa rischiosità intrinseca, ma soprattutto come la loro attività potesse incidere fortemente sulla stabilità di un sistema economico nazionale e finanche mondiale. Questi fondi comunque, hanno in genere almeno due obiettivi di base: ottenere risultati di gestione indipendentemente dall’andamento dei mercati finanziari in cui operano (anche se i recenti avvenimenti finanziari hanno smentito la valenza di tale teoria) e contenere il rischio di portafoglio. In linea di principio dunque, si potrebbe affermare che un loro utilizzo all’interno di un portafoglio finanziario ben diversificato, potrebbe rivelarsi molto interessante in un’ottica di riduzione della volatilità e miglioramento del rapporto rendimento/rischio. Sono proprio queste le motivazioni che hanno fatto si che il numero e la dimensione degli Hedge Fund negli ultimi anni sia andato sempre più accrescendosi (in un clima di diffuso ottimismo), attraendo gradualmente un maggior numero di investitori, istituzionali e non, nella speranza di “potenziali” rendimenti elevati. D’altro canto però, è giusto ricordare, che tali fondi hanno una minor trasparenza rispetto ai tradizionali Mutual Funds, proprio in virtù della libertà di cui godono e che sono forme di investimento spesso poco liquide, in quanto la tempistica per disinvestire è poco flessibile.

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