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La genitorialità in situazioni a rischio: tossicodipendenza materna e comunità madre-bambino

La presente ricerca nasce dalla collaborazione tra l’Università degli Studi di Padova e la Comunità S. Francesco di Monselice, la quale già dal 1996, grazie anche alla collaborazione con il Servizio per le Tossicodipendenze di Monselice, porta avanti il progetto "Madre-Bambino", il quale prevede un programma terapeutico che si occupi del caso in cui la tossicodipendenza si associ alla condizione di genitorialità. La ricerca si è proposta di osservare ed analizzare tutti e tre i protagonisti del percorso, terapeutico e di vita, che viene intrapreso in Comunità: le madri, i bambini e gli educatori.
Nel primo capitolo viene presentata la teoria di riferimento per la messa a punto del progetto di ricerca: la Teoria dell’Attaccamento, un modello teorico che attribuisce al contesto relazionale nel quale la persona cresce, un’importanza fondamentale.
Nel secondo capitolo viene affrontato l’argomento del consumo di sostanze psicotrope. In linea con la teoria di riferimento della ricerca, si è scelto di prendere in considerazione la prospettiva dei modelli di analisi dell’ambiente e della relazione, che elaborano spiegazioni relative alla tossicodipendenza, a partire da una concezione di influenza del contesto interattivo in cui è inserita la persona. Un secondo livello di analisi è incentrato sulla tossicodipendenza materna, esplicitando i rischi che questa comporta al feto, allo sviluppo del bambino, alla funzione genitoriale e quindi alla relazione madre-figlio.
In conclusione di questo secondo capitolo, viene introdotto il ruolo della Comunità San Francesco e il programma terapeutico “madre-bambino”.
Il terzo capitolo riporta le procedure di valutazione e di raccolta dati utilizzate nel presente studio. L’Adult Attachment Interview e il Metodo Rorschach per la diagnosi della struttura di personalità delle madri tossicodipendenti. L’Attachment Q-Sort per l’osservazione e il confronto, del legame di attaccamento del bambino, con entrambi gli adulti di riferimento in comunità: la madre e l’educatore.
Nel quarto capitolo viene presentata la ricerca e vengono esposti i vari livelli di analisi affrontati durante lo sviluppo di questa.
La prima fase della ricerca si è basata sull’analisi della personalità delle donne, con l’obbiettivo di osservare se vi fosse un andamento comune all’interno del campione o più semplicemente dei tratti condivisi.
Ad un secondo livello, si è voluto osservare come la personalità di queste madri possa influire sulla genitorialità e sul legame di attaccamento con il proprio bambino.
Ad un ultimo livello di indagine, si è voluto osservare la qualità del legame di attaccamento degli stessi bambini con figure di riferimento diverse da quella della madre, ossia con l’educatore di riferimento presente in Comunità, questo per riflettere sulla figura dell’operatore come possibile sostegno alla relazione madre-figlio, o addirittura come figura determinante per il bambino laddove la madre tossicodipendente non sia ancora in grado di fornire risposte adeguate al proprio figlio.

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9 1 – La Teoria dell’Attaccamento L’innovativo approccio bowlbiano (dagli anni ’50 ad oggi) rivolse l’attenzione alla prima infanzia e in particolare allo studio del legame tra madre e bambino. Bowlby, durante la sua formazione, fu colpito dagli effetti negativi sullo sviluppo del bambino provocati da carenze nelle precoci relazioni di attaccamento e stimolato ad indagarne origine e natura. Grazie a questa sua esperienza clinica con bambini deprivati e ragazzi disadattati egli apporterà un grande contributo all’emergenza di un paradigma concettuale per lo studio e la classificazione della psicopatologia in età infantile la Developmental Psychopathology (o psicologia dello sviluppo), una vera e propria rivoluzione all’interno del panorama della psichiatria tradizionale degli anni settanta. Insoddisfatto però dalle proposte teoriche correnti, iniziò ad interessarsi all’etologia, perché particolarmente colpito dalla sua metodologia, basata sull’osservazione diretta dell’individuo nel suo ambiente naturale. Gli studi osservativi introdussero un’ulteriore innovazione: la “realtà”, opposta alla “fantasia” freudiana, realtà intesa come eventi psicologici interpersonali, derivanti dai limiti difensivi e dalle difficoltà caratteriali dei genitori. L’essenza dell’approccio etologico sta nell’avvalorare influenze genetiche e ambientali in ogni percorso evolutivo. Bowlby sosteneva infatti che i processi psicologici che producono la struttura di personalità sono dotati di un buon grado di sensibilità all’ambiente, specialmente a quello familiare, soprattutto durante i primi anni di vita. All’interno di questo percorso evolutivo, egli riconobbe un “primato dei legami emotivi intimi” tra il bambino e le sue figure d’accudimento, in particolare la madre, e chiarì come l’attaccamento fosse un sistema motivazionale primario al pari del soddisfacimento orale della teoria psicanalitica delle pulsioni. Sottolineò inoltre l’ugual importanza ai fini della sopravvivenza e

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Alessia Moschen Contatta »

Composta da 124 pagine.

 

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