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L’adeguatezza patrimoniale del sistema bancario tra crisi e Basilea 3

Informazioni tesi

  Autore: Elena Fulignati
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Economia
  Corso: Banca, borsa e assicurazioni
  Relatore: Paola Ferretti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 167

Il presente lavoro si propone di far emergere sia il ruolo essenziale della banca all’interno della società moderna, come strumento universalmente riconosciuto di mobilitazione del risparmio e di supporto alla crescita dell’economia, sia la sua caratteristica di intrinseca fragilità.In Basilea III la dotazione di mezzi patrimoniali e la verifica dell’adeguatezza rispetto all’operatività bancaria, assieme con un adeguato sistema di controllo finalizzato al fronteggiamento dei rischi, si confermano quali elementi fondanti del processo di controllo prudenziale, già posto in risalto dal Secondo Pilastro di Basilea II. L'attenzione viene inoltre centrata sulle tematiche maggiormente critiche rispetto alla situazione attuale e prospettica, considerando le potenzialità non ancora sfruttate appieno e le nuove sfide.
Lo stato dell’arte attuale e le lacune di Basilea II, la nuova architettura di vigilanza in fieri per il 1 gennaio 2013, la “qualità” del capitale, le possibilità di convergenza tra gestione del capitale in ottica strategica e regole di vigilanza, in definitiva come potrà cambiare il modo di fare banca?

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IX INTRODUZIONE In oltre vent‟anni di letteratura economica si sono spesi fiumi di inchiostro per ribadire l‟assoluta importanza di una solida regolamentazione sul patrimonio delle banche. La complessità della materia ha acceso discussioni tra Stati e governatori dei paesi più industrializzati al mondo. Dopo oltre dieci anni di preparazione e di dibattiti che hanno coinvolto tutti i soggetti interessati, le regole di Basilea II sono state pesantemente messe in discussione, a nemmeno due anni dalla loro introduzione in Europa e senza aver neppur messo in campo tutto il loro potenziale. La crisi finanziaria, che ha investito l‟economia internazionale, ha reso ancora più sentite le tematiche, contribuendo in modo drammatico a mettere in luce la rilevanza di alcuni aspetti non adeguatamente considerati, primi fra tutti l‟attenzione alla “qualità” del capitale delle banche e il fronteggiamento del rischio sistemico. In seguito ai fatti che si sono susseguiti, mercato e opinione pubblica sembrano aver perso fiducia nei bilanci delle banche, quindi il Comitato di Basilea, nel perseguire l‟obiettivo di aumentare la stabilità del settore bancario, con le nuove disposizioni identificate sotto il nome di Basilea III, intende in tema di capitale rafforzare in modo più incisivo il quadro normativo, riformando gli aspetti considerati “deboli” di Basilea II e rivedendo il modello generale per la vigilanza internazionale. Ancora una volta dunque gli addetti ai lavori si sono seduti attorno allo stesso tavolo a modificare, tagliare, aggiungere le disposizioni all‟interno del contesto regolamentare, riflettendo sulle motivazioni per cui la crisi si sia abbattuta sul sistema in modo così inatteso e la sua gestione sia risultata più complessa di quanto atteso. Il presente lavoro vuole focalizzarsi sul tema del capitale nella banca ed analizzarlo nelle sue diverse dimensioni di vincolo normativo e presidio dei rischi, ma anche di fattore produttivo fondamentale. I diversi profili appaiono decisamente distinti tra loro, ma non per questo devono essere inconciliabili. Al contrario, nell‟evoluzione della normativa degli ultimi anni si è riscontrato un tentativo di avvicinare le diverse prospettive, predisponendo le basi per un rapporto sinergico tra soggetti preposti alla vigilanza e soggetti vigilati. I cambiamenti nel sistema di regole, già avviati con Basilea II e che si profilano arricchiti dall‟esperienza negativa della crisi in Basilea III, risultano ricchi di conseguenze importanti per chi ricopre, all‟interno degli intermediari bancari,

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