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Ultrasonografia quantitativa falangea nella valutazione della familiarità dell’osteoporosi in pazienti con fratture prossimali di collo di femore

Informazioni tesi

  Autore: Luca Violani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Medicina e chirurgia
  Relatore: Leo Massari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

L'osteoporosi postmenopausale è un grave problema per le istituzioni sanitarie in quanto ha raggiunto un alto livello di impatto economico e sociale. L'incidenza di fratture osteoporotiche è in costante aumento a causa dell'incremento dell’aspettativa di vita delle donne dopo la menopausa. In questa situazione si rivelano di fondamentale importanza gli esami per la prevenzione di questo problema, quindi, sarebbe utile e necessario un adeguato monitoraggio dei soggetti maggiormente a rischio, che consenta di effettuare una diagnosi precoce e di instaurare di conseguenza un adeguato trattamento farmacologico prima di arrivare ad uno stadio difficilmente reversibile; una metodica valida da questo punto di vista potrebbe essere la QUS falangea.
Tra le indagini strumentali, l’Ultrasonografia Quantitativa (QUS) è stata introdotta per la valutazione dello stato del tessuto osseo nelle donne in postmenopausa e diversi studi clinici hanno dimostrato l'affidabilità dell'esame in termini di: riproducibilità, valutazione del rischio di frattura, follow-up dei trattamenti, diagnosi differenziale.
La QUS ha dimostrato di essere attendibile quanto la DXA nella previsione delle future fratture correlate all’osteoporosi. Studi trasversali e longitudinali su larga scala hanno dimostrato l'applicabilità della QUS nello screening di massa della popolazione femminile nel periodo del climaterio e sembra anche essere molto efficace nell'identificare “fast perdenti”, individuando i soggetti a più alto rischio di osteoporosi, che richiedono indagini di secondo livello (DXA, raggi X) per una completa diagnosi di osteoporosi.
Inoltre, c'è una gran quantità di prove che evidenzia l'importanza dei fattori genetici nella determinazione della densità minerale ossea. Gli studi condotti su gemelli hanno mostrato differenze meno evidenti di massa ossea tra monozigoti rispetto ai gemelli dizigoti. La componente genetica di picco di massa ossea sembra variare tra i siti scheletrici, ed è più marcato a livello della colonna lombare che a livello dell'anca o dell’avambraccio.
Una storia familiare di frattura sembra essere un fattore di rischio per la stessa, difatti il rischio di frattura dell'anca è aumentato tra le figlie le cui madri hanno una precedente storia di fratture da fragilità ossea dopo l'età di 50 anni.
Studi effettuati su casistiche di fratture osteoporotiche evidenziano che il rischio di frattura dell'anca o del polso è aumentato in quelle donne con una storia familiare di fratture del polso o dell'anca e quindi, il rischio di frattura dell'anca è maggiormente presente per le pazienti con una storia familiare.
Per queste ragioni, una storia familiare di fratture è stata riconosciuta come un fattore di rischio significativo dalle attuali linee guida cliniche per la valutazione di osteoporosi. Nella maggior parte di queste linee guida, i pazienti con una storia familiare, dovrebbero essere considerati per il trattamento se la loro densità ossea scende al di sotto di una soglia fissa, ovvero la soglia per l'osteoporosi.
L'obiettivo della nostra indagine, per la quale si è utilizzata l’Ultrasonografia Quantitativa (QUS) falangea, è stato quello di valutare come la familiarità dell’osteoporosi può incidere sul rischio di fratture in figlie di pazienti con fratture prossimali di femore, confrontandola con quella di figlie di pazienti con gonartrosi o coxartrosi.

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5 Capitolo 1 L’OSTEOPOROSI: GENERALITÀ L’osteoporosi, che è una condizione caratterizzata da aumentata fragilità del tessuto osseo, è comune fra le donne in menopausa, ma che si può riscontrare anche negli uomini e nelle donne in periodo pre-menopausale che presentano condizioni o fattori di rischio associati alla demineralizzazione ossea. Le manifestazioni principali dell’osteoporosi sono le fratture vertebrali e femorali. Negli Stati Uniti più di 10 milioni di persone sono osteoporotiche, ma solo nel 10-20% di questi soggetti l’osteoporosi è diagnosticata e trattata. 1.1 Definizione L’osteoporosi è definita come un’osteopatia metabolica conseguente alla riduzione della massa ossea e sovvertimento della microarchitettura scheletrica. Nel tessuto osseo questa riduzione di massa si accompagna a un deterioramento dell’architettura del tessuto scheletrico che porta un aumento marcato del rischio di frattura. Convenzionalmente la diagnosi di osteoporosi è posta quando la densità minerale ossea (Bone Mineral Density, BMD) è di 2,5 deviazioni standard (DS) al di sotto del valore medio di BMD del giovane adulto sano, che è definito valore di picco. I soggetti che presentano un T-score compreso tra -2,5 e -1 DS sono definiti osteopenici (a bassa massa ossea) e sono considerati soggetti a rischio di sviluppare l’osteoporosi. 1.2 Regolazione metabolismo osseo Gli osteoblasti (cellule che producono la matrice organica dell'osso e quindi la mineralizzazione ossea) e gli osteoclasti (cellule che riassorbono l'osso) sono controllati dagli ormoni sistemici, dalle citochine e da altri fattori locali (p. es., l'ormone paratiroideo [PTH], la calcitonina, gli estrogeni, la 25-idrossivitamina D). Il

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