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Integrazione Europea e diversione dei traffici: l'esperienza italiana.

Informazioni tesi

  Autore: Petra Cotti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vincenzino Caramelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

Lo studio qui condotto si propone di verificare l’andamento delle esportazioni italiane dell’ultimo ventennio alla luce della sempre più completa integrazione europea per verificare in che modo questa abbia influito sulla specializzazione industriale del nostro Paese e se abbia dato origine ad una diversione dei traffici.
In primo luogo si è tentato di fornire un rapido quadro riassuntivo dell’evoluzione economica italiana dal secondo dopoguerra ad oggi congiunto alla disamina delle tappe fondamentali per la creazione dell’Unione Europea.
In secondo luogo si è ritenuto opportuno riportare i risultati dei più analitici studi sul tema compiuti dagli anni Settanta al 1990 dalla Dott. Falcone, i quali hanno fornito la base metodologica indispensabile alla realizzazione dello studio.
Infine e naturalmente sono riportati i risultati ottenuti tramite l’analisi effettuata sui dati relativi agli anni dal 1991 al 2008.

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1 PREMESSE Nel corso degli anni che ci separano dalla nascita della CEE, in seguito ai Trattati di Roma del 25 Marzo 1957 (entrati in vigore il primo Gennaio 1958), si è sviluppato un processo graduale culminato nell‟introduzione dell‟Euro quale moneta comune nel 1999. La realizzazione dell‟Unione economica e monetaria venne decisa, com‟è noto, con il trattato di Maastricht siglato dai 12 Paesi membri dell‟allora CE nel 1992. Tra le altre cose esso prevedeva la fondazione, entro il 1999, della BCE a partire dall‟IME (Istituto monetario europeo), e del SEBC (Sistema europeo delle Banche Centrali) quale coordinatore della politica monetaria unica. Il processo di transizione dalle monete nazionali all‟Euro venne suddiviso, come vedremo 1 , in due fasi: durante la prima le valute nazionali avrebbero continuato a circolare a tassi di cambio fissi con l‟Euro mentre nella seconda le singole economie avrebbero dovuto dimostrare di rientrare nei parametri stabiliti dal Trattato per completare il passaggio alla moneta unica. L‟unione monetaria si è compiuta il 1° Gennaio 1999 quando l‟Euro è entrato in vigore in 11 degli allora 15 Paesi UE cui si è aggiunta la Grecia nel 2001. Oggi l‟Eurozona comprende 16 Paesi sul totale dei 27 membri UE; l‟ultima ad adottare la moneta unica è stata la Slovacchia nel 2009. Durante questo mezzo secolo svariati studi si sono occupati di analizzare le conseguenze della creazione del Mercato Comune sull‟economia italiana. La teoria cui si ispira il presente lavoro è però più risalente essendo stata formulata già nel 1950 da Jacob Viner 2 il quale per primo si occupò di studiare gli effetti delle Unioni Doganali. L‟attenzione di Viner si concentrò soprattutto sugli effetti statici delle unioni, ovvero sulle variazioni di volume e direzione degli scambi che discendono direttamente dalla creazione di una tariffa esterna comune e dal contemporaneo abbattimento delle divisioni doganali interne. Naturalmente tra gli effetti statici si possono distinguere quelli interni (creazione o deviazione di commercio interno all‟unione) da quelli esterni (creazione o deviazione di commercio esterno ed eliminazione di commercio). 1 Vedi infra, Cap. I, par. 4.2. 2 Viner J. (1950).

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