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La poetica di Encolpio e il ritratto tacitiano di Petronio.

All’interno di un romanzo magmatico come il Satyricon che - sottolinea il Fusillo - “ non si lascia ingabbiare in letture complessive “ ma manda in crisi le convenzioni creando un gioco spesso fondato sull’illeggibilità, non è agevole trovare un filo conduttore: la scrittura, in Petronio, evoca tutto!
Lontano dal genere tragico, egli si rivela inaspettatamente permeato di tragedia; vi è una frase di Giordano Bruno che più d’ogni altra gli si addice: “ in tristitia hilaris, in hilaritate tristis “.
Forse l’essenza di Petronio sta in questo scettico apprezzamento della vita, o forse sta nella consapevolezza che la libertà non poteva più altrove esercitarsi che nello spirito.
Canta Francesco Guccini:
"Voi critici, voi personaggi austeri militanti severi
chiedo scusa a Vossia
però non ho mai detto che a canzoni
si fan rivoluzioni, si possa far poesia
io canto quando posso e come posso senza applausi o fischi"…
Il Satyricon è opera attualissima, ha il sorriso malinconico della società sconfitta dai politici ladruncoli, che innalzano a ruoli di potere le clientele, che usano sistematicamente la menzogna per demonizzare gli avversari e creano soltanto confusione e inefficienza; se, alla fine di questo modesto lavoro si avrà la percezione dell’immortalità del pensiero che tutto lo permea, mi riterrò soddisfatta.

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Sat. 29.1 : Ceterum ego dum omnia stupeo, paene resupinatus crura mea fregi. ad sinistram enim intrantibus non longe ab ostiarii cella canis ingens, catena vinctus, in pariete erat pictus superque quadrata littera scriptum “cave canem”. Pompei, I sec. D. C., Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Diploma di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Simona Tarzia Contatta »

Composta da 56 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.