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Esistenze in bilico tra luoghi e non luoghi. Uno studio antropologico sul senso del luogo attraverso il romanzo ''Antigua, vita mia'' di Marcela Serrano

Il libro "Antigua, vita mia" di Marcela Serrano è un romanzo in maschera in cui i veri protagonisti sono i luoghi. In questo testo, come nella vita reale, la loro sembianza è l’espressione tangibile della relazione in essere tra l’uomo e il territorio, è lo specchio di noi stessi. In questo testo, dietro le vicende che raccontano come le due protagoniste giungano ad accorgersi di aver perso l’autenticità della propria identità si celano in modo alterno, la storia del Cile, il ritratto del volto della postmodernità e la raffigurazione dei vissuti psichici ed emotivi che spesso accompagnano quella realtà. Già dal titolo possiamo comprendere quale è l’argomento trattato: nel poco spazio occupato dalla breve frase che denomina il libro è racchiuso e sintetizzato il significato profondo di questa narrazione; con l’accostamento di tre semplici parole, "Antigua, vita mia", l’Autrice ci rimanda la natura e l’essenza del racconto che il lettore sta per incominciare a leggere, una soggettività che riconosce il valore della propria vita in funzione al luogo in cui dimora, in questo caso una città. L’autrice ispanoamericana ci mostra un’alternativa di vita che si pone nella direzione opposta alla perdita di luogo, ci racconta di un’esistenza che va contro la graduale delocalizzazione prodotta dalla globalizzazione per effetto dello sviluppo incontrollato dei mezzi di comunicazione, infine, ci mostra un ipotetico esempio di vita che va contro alla sempre più estesa diffusione della virtualizzazione di ogni aspetto del reale. E’ ancora possibile vivere quella sensazione di consapevolezza del tempo che scorre, un sentimento nei confronti della vita umana che si svolge in luoghi e all’interno di spazi conferendo loro una carica particolare a patto che si faccia una precisa scelta morale: il riconoscimento dell’irriducibilità dello statuto qualitativo di un luogo, ciò che dà corpo alla sua natura culturale e simbolica. Il romanzo "Antigua, vita mia" di Marcela Serrano risulta essere un’interessante fonte di “dati” antropologici che contribuisce a stimolare la riflessione sulla nostra realtà e sulle nostre vite postmoderne. Oggi il compito oneroso dell’Antropologia di costruire un discorso di critica culturale in cui trovino collocazione significati inediti e sempre attuali può trovare un prezioso alleato in tale genere romanzesco. Questa forma letteraria rappresenta per l’Antropologia non solo un valido strumento d’analisi per indagare i presupposti della società in cui viviamo ma anche un inedito spazio d’incontro tra due discipline, un incontro che a sua volta produce un nuovo spazio discorsivo interdisciplinare in cui l’incrocio e l’intreccio di più saperi rappresenta la garanzia per la costruzione di una sostanziosa quanto efficace critica culturale.

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5 INTRODUZIONE La storia del libro è la storia degli uomini di tutti i tempi. Esso rappresenta l‟espressione materiale dello sforzo senza fine compiuto dall‟uomo lungo il corso della storia nella sua affannosa ricerca di prospettive nuove e di paradigmi di significati sempre più esaurienti. Da sempre è stato il fedele compagno dell‟uomo, un elemento che ha svolto e svolge tuttora un ruolo di primaria importanza nell‟affermarsi della diffusione della cultura e nello sviluppo del patrimonio culturale dell‟umanità. Se consideriamo il libro in termini generali come la forma del contenitore che custodisce la tradizione scritta del pensiero umano, a prescindere dalla materia o dal tipo di scrittura utilizzata, possiamo affermare che le sue origini risalgono a epoche lontanissime. Sin dai tempi più antichi gli uomini hanno sentito il bisogno di rendere tangibili i propri pensieri, per fare ciò si sono ingegnati servendosi dei materiali più disparati, dapprima hanno usato foglie, cortecce, pietre, poi, il papiro, la pergamena e infine la carta. L‟esigenza di comunicare ai propri simili idee, avvenimenti ed emozioni risulta essere una costante nella storia dell‟uomo sicché si può dire che alla fin fine tutta la nostra vita non è altro che una forma di comunicazione, una continua ricerca di dialogo in cui il libro ha giocato un ruolo decisivo: esso rappresenta lo strumento primo con cui l‟uomo è riuscito a rendere corporeo e duraturo il proprio pensiero. Nella forma di comunicazione del libro è connaturata una tensione allo scambio e alla condivisione, un‟inclinazione fondamentale che figura come un‟apertura della soggettività e dell‟esperienza individuale verso il mondo esterno. Attualmente anche la lettura è considerata un‟attività fondamentale per l‟uomo, la sua importanza risiede nel fatto che è un‟operazione che interessa sia lo sviluppo dell‟intelligenza cognitiva che quella emotiva. Leggere un testo stimola l‟immaginazione e la produzione di conoscenze, consente la sperimentazione di sentimenti, favorisce l‟acquisizione di una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni, della facoltà di riconoscerle e comprenderle in se stessi, e di

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Alice Mai Contatta »

Composta da 165 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.