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Le politiche economiche e l'attualità della crisi economica giapponese degli anni '90

Potrebbe sembrare strano, in una prima analisi, parlare di crisi a proposito della situazione economica giapponese degli anni ’90, visto che il prodotto interno lordo (PIL) nipponico ha raddoppiato quello tedesco nel 1993 (2859 miliardi di dollari contro 1372 miliardi). Dal 1975 il Giappone infatti è il primo paese creditore al mondo, registrando degli enormi surplus della bilancia dei pagamenti e delle immense riserve; tra il 1950 e il 1990 il suo reddito reale pro-capite è passato dai 1230 dollari (in valore del 1990) a 23970 dollari, con una crescita media annuale dell’8%. Il paese è in testa a tutte le classifiche dello sviluppo umano redatte dalle Nazioni Unite: la speranza di vita è fra le più alte, il sistema educativo fra i più efficienti e il tasso di disoccupazione e di criminalità far i più bassi. Perché allora, nonostante tutti questi successi, si deve parlare di crisi?
L’esplosione di una bolla finanziaria all’inizio dell’ultimo decennio dello scorso secolo ha in realtà provocato la caduta dei valori degli assets di una portata talmente vasta mai registrata dopo gli anni ’30. Le ha fatto seguito poi tutta una serie di performance negative raramente paragonabili negli annali della storia economica. La crisi ovviamente non si può spiegare solamente con l’esplosione della Bolla, ma certamente essa ne ha amplificato le fluttuazioni cicliche. La crescita del PIL in termini reali è calata al di sotto dell’1,5% nel 1992, per poi crollare allo 0,3% nell’anno seguente. Per i quattro anni successivi i profitti sono precipitati, accelerando le tendenze deflazionistiche: l’industria è regredita al 70-75% della propria capacità produttiva, un livello comunque difficilmente sostenibile per poter pagare i propri dipendenti, viste anche le continue difficoltà della domanda mondiale e l’apprezzamento dello yen. La deflagrazione, secondo Business Week, ha fatto diminuire i valori di una cifra faraonica vicina agli 8,5 mila miliardi di dollari, “trasformando le banche giapponesi da dei titani mondiali ad una montagna tremolante d’incertezze” (BusinessWeek 29.03.1993).
Tutto questo è stato causato dalla crescita in grande scala della disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza: negli anni ’80 i salari reali giapponesi sono rimasti stagnanti, mentre il reddito pro-capite aumentava, tutto ciò in favore delle rendite speculative. La Bolla ha però fatto pesare le perdite su tutti, in particolar modo sui piccoli e medi investitori. La restrizione del credito che ne è seguita ha fatto sparire decine di migliaia di piccole imprese, il settore più dinamico dell’economia giapponese, che impiega circa il 90% della manodopera.
Questa tesi si prefigura l’intento di studiare la crisi giapponese degli anni ’90 siccome molte delle sue cause originarie, in particolar modo la bolla speculativa e il sistema finanziario malato, hanno anticipato vent’anni fa gli stessi meccanismi che hanno messo in opera lo shock economico globale scoppiato nel 2008 dopo la valanga della crisi dei mutui subprime. Inizialmente si analizzerà a fondo la Bolla giapponese, le caratteristiche della sua espansione e le ripercussioni del suo scoppio sia nel sistema finanziario che nell’economia reale. L’analisi continuerà poi con le politiche economiche adottate in Giappone durante il “decennio perduto”, evidenziandone le criticità ed esaminandone delle alternative. Infine tale crisi verrà comparata con il crollo dell’economia mondiale attuale, cercando le analogie, e ponendo particolare attenzione alle politiche economiche intraprese dai vari governi, esaminando non solo se qualcosa è stato appreso nel metodo di affrontare le spinte deflazionistiche seguenti lo scoppio di una bolla, ma anche proponendo tutta una serie di riforme strutturali del sistema economico e finanziario, nate dall’esigenza di ripresa dell’economia giapponese degli anni ’90, e necessarie ancora oggi affinché degli eventi speculativi di tale portata non si creino più nel sistema economico mondiale che si prefigurerà nel nostro futuro immediato.

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7 CAPITOLO 1 LA BOLLA ALLA FINE DEGLI ANNI „80 L‟economia giapponese della seconda metà degli anni ‟80 viene ormai comunemente descritta come una “bubble economy” (Cargill, Hutchison, Ito, 1997). Infatti, a partire dal 1986 i prezzi delle azioni e dei terreni edificabili in tutto il Giappone raggiunsero livelli astronomici: l‟indice Nikkei 225 toccò il picco di 38,915 ¥ alla fine del 1989, inoltre secondo un detto comune all‟epoca il terreno su cui era costruito il Palazzo reale di Tokyo valeva più dell‟intera California. La bolla, gonfiata da elementi artificiosi e non da una reale crescita economica del paese, impiegò poco tempo a scoppiare facendo cadere l‟intero sistema economico e finanziario giapponese in una prolungata stagnazione. In questo capitolo analizzeremo i fattori precursori della “price asset bubble”, le sue caratteristiche e le cause scatenanti del suo scoppio. 1.1 GLI EVENTI PRECURSORI E LE CARATTERISTICHE DELL‟ESPANSIONE DELLA BOLLA Possiamo caratterizzare il periodo dell‟economia della bolla grazie a tre fattori principali: 1. un rapido e sostanziale aumento dei prezzi degli assets fra il 1983 e il 1990. I prezzi delle azioni furono i precursori di questo aumento: l‟indice Nikkei 225 della borsa di Tokio, per esempio, aumentò vertiginosamente dal livello di 13,000 ¥ nel dicembre del 1985 sino a toccare il picco di 38,915 ¥ alla fine

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Enrico Vanino Contatta »

Composta da 118 pagine.

 

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