Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Diritto all'unità familiare degli stranieri in Italia

All’interno del diritto di famiglia, il ricongiungimento familiare può essere ricostruito come istituto diretto a rendere effettivo il diritto all’unità della famiglia e che si traduce nella garanzia della convivenza del nucleo familiare, costituendo espressione di un diritto fondamentale della persona umana.
A ben guardare, la disciplina del diritto al ricongiungimento familiare, contenuta nel T. U. del 1998, costituisce l’applicazione dei principi generali in materia di diritti e doveri dello straniero stabiliti dall’art. 2 dello stesso testo unico. In particolare, tali principi includono il riconoscimento dei diritti fondamentali della persona umana, a favore dello straniero comunque presente alla frontiera e nel territorio dello Stato, in quanto previsti dalle norme del diritto interno, dalle convenzioni internazionali in vigore e dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti (comma primo); il riconoscimento, a favore dello straniero regolarmente soggiornante, degli stessi diritti civili attribuiti al cittadino italiano (salvo che le convenzioni internazionali in vigore e le norme del testo unico non dispongano diversamente) (comma secondo); il riconoscimento allo straniero (anche non regolarmente soggiornante) della parità di trattamento relativamente alla tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi, nei limiti e modi previsti dalla legge (comma quinto).
Di particolare interesse è, poi, la garanzia, accordata a tutti i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti e alle loro famiglie, della parità di trattamento e della piena eguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani, in attuazione della convenzione dell’OIL n. 143 del 24 giugno 1975, ratificata con legge n. 158 del 1981.
Possiamo, dunque, affermare in via generale che il diritto a vivere in famiglia determina, in senso lato, un fascio di situazioni soggettive, riconducibili alla libertà dell’uomo di stabilire relazioni affettive e di solidarietà economica e morale nell’ambito di una convivenza stabile.
Inoltre, si potrebbe sostenere che il diritto al ricongiungimento assume, in primo luogo, i connotati di una libertà negativa, che si traduce nella facoltà di poter esercitare il diritto alla vita familiare senza incontrare altri ostacoli se non quelli che trovano giustificazione in un rigoroso bilanciamento di valori .
A ben guardare, tuttavia, il diritto al ricongiungimento può avvalersi di alcuni importanti riconoscimenti che la Costituzione opera nei confronti della famiglia in generale: in altre parole, la Repubblica non solo non deve creare ostacoli ingiustificati all’ingresso dei familiari, ma deve promuovere, anche nel caso della famiglia straniera, i valori indicati nell’art. 31 della Costituzione, come ad esempio aiutare la famiglia ad assolvere ai suoi obblighi e proteggere la maternità e l’infanzia. Il diritto al ricongiungimento familiare assume, quindi, inevitabilmente, anche i connotati di un diritto sociale, con uno strettissimo legame con altri diritti, come quello alla salute, allo studio, alla assistenza.
Dunque il diritto al ricongiungimento attribuisce alla famiglia straniera, per un verso il diritto a riunirsi e a restare uniti, e per l’altro quello di trovare nella legislazione sociale un sostegno corrispondente alle particolarità della sua condizione economica, sociale, culturale.

Mostra/Nascondi contenuto.
6 INTRODUZIONE Il contesto migratorio italiano I fenomeni migratori ricoprono un ruolo centrale nell’analisi delle tendenze economiche e sociali che caratterizzano un Paese come l’Italia, che si è trasformato negli ultimi venticinque anni da paese di emigrazione in paese di immigrazione. L’Italia, infatti, a partire dalla sua unificazione del 1861, è stato un grande paese di emigrazione e si è preoccupata maggiormente di gestire questo tipo di flussi. Invece l’immigrazione straniera in Italia, un tempo assai esigua, aumentò in modo progressivo e repentino in pochi decenni, cioè proprio a partire dal 1974, quando i flussi migratori cominciarono a dirigersi anche verso i Paesi dell’Europa meridionale, le cui frontiere apparivano meno “chiuse” rispetto a quelle dei Paesi dell’Europa centro- settentrionale, che proprio da quell’anno soppressero la possibilità dell’immigrazione legale di extracomunitari per lavoro.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Francesca Napoli Contatta »

Composta da 174 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2362 click dal 30/06/2011.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.